CORTEI: “BASTA VITTIME INNOCENTI”. “DISARMARE ISRAELE” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
15275
post-template-default,single,single-post,postid-15275,single-format-standard,stockholm-core-2.4,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.6.1,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-7.1,vc_responsive

CORTEI: “BASTA VITTIME INNOCENTI”. “DISARMARE ISRAELE” da IL MANIFESTO

Da viale Mazzini in corteo: «Basta vittime innocenti»

MANIFESTAZIONI DAVANTI ALLE SEDI RAI. Il prossimo 24 febbraio, a Milano, ci sarà una manifestazione nazionale per la Palestina

Federica Rossi, Roma  18/02/2024

A una settimana dall’ultima serata del festival di Sanremo, continuano i presidi sotto le sedi Rai, accusata di censura di fronte al genocidio in corso in Palestina. Dopo Napoli, Bologna, Brindisi e altre città in tutta Italia, ieri un presidio a Roma.

«ABBIAMO deciso insieme ad altri di far uscire anche Roma dalla gabbia del silenzio» commenta Michele, della Rete degli studenti medi, gruppo tra i primi ad indire la giornata nella capitale. L’adesione è molto alta, secondo gli attivisti 5 mila i presenti. Il ritrovo è sotto la sede della Rai di Viale Mazzini. «C’è qualcuno della Rai tra i giornalisti presenti – si chiedono – Perché non raccontate questo?». «Una manifestazione così sentita, giovane e senza cappelli politici è una scommessa di speranza contro gli interessi privati» commenta Paolo Perrini di SpinTime. Nessuna sigla evidente infatti ruba la scena alle decine di bandiere della Palestina, e durante gli interventi le persone si presentano come ordinari cittadini.

«‘STOP AL GENOCIDIO’: sono tre parole che hanno fatto paura a molti – dice Aurora, delle Rete degli Studenti – Tre parole scontate, ma un problema per un governo che fa finta di non vedere, e un problema per la Rai, che è diventato lo strumento di propaganda di Meloni al servizio del governo di Israele. A quelle parole si è risposto ‘Questa è una festa’, ma senza remore è stato letto un comunicato che tesse le lodi di un paese che pratica l’apartheid». Scrosci di applausi. Poi aggiunge «In uno stato democratico l’informazione deve essere libera, se c’è censura non c’è democrazia». «Il problema non è l’uso politico di Sanremo – dice Luca – ma che un programma con oltre 15 milioni di spettatori venga usato per manipolare l’opinione pubblica e chi porta messaggi di pace viene silenziato».

AI CANALI d’informazione viene chiesto di parlare dei 30 mila morti palestinesi e di non difendere un «genocidio» in nome della lotta al terrorismo. Che lo facciano i giornali vicini agli interessi israeliani era quasi scontato. Un comunicato in prima serata dal sapore di vittimismo è andato oltre e ha fatto scattare qualcosa nell’opinione pubblica. “Ghali e Dargen hanno smosso coscienze che prima non erano state toccate. Ma non è colpa di quelle persone, ma di un sistema che sta censurando la verità” dice un’attivista. A Roma anche giovedì decine di persone si sono radunate sotto la sede di Repubblica chiedendo le dimissioni del direttore Molinari. È stata montata una lavagna con i video in cui giornalisti di Gaza raccontano la realtà dalla striscia. Se da dentro il palazzo di Repubblica non se ne parla, la società civile lo rende pubblico ai piedi dell’edificio, occupando lo slargo di Via Cristoforo Colombo.

IERI A PIAZZA Mazzini è stato letto anche il comunicato dei giornalisti della Rai che hanno preso le distanze dal comportamento dell’ad Sergio: «Non hanno avuto paura nel prendere posizione. Che la Rai torni ad essere la tv dei cittadini», gridano.

Luca, studente

Un programma tv da 15 milioni di spettatori è stato usato per manipolare l’opinione pubblica. E per silenziare chi porta messaggi di pace

IL PRESIDIO diventa corteo quando la folla inizia a camminare, guidata dalla canzone «Casa mia» di Ghali, ormai quasi un manifesto politico, verso la seconda sede Rai a Piazzale Clodio. Le forze dell’ordine autorizzano il cambio di programma. Degli osservatori di Amnesty International riconoscibili dalle pettorine gialle vigilano la giornata. Nel comunicato dell’organizzazione per i diritti umani si legge «il progetto è di garanzia per tutti: per favorire l’incolumità dei manifestanti e tutelare la reputazione degli operatori delle forze di polizia che svolgano correttamente il loro lavoro». Dopo le immagini dei volti ricoperti di sangue a seguito delle manganellate a Torino, Napoli e Bologna, per molti la loro presenza significa sentirsi più al sicuro.

SE LA DIREZIONE della Rai voleva silenziara tutto, pare abbia sbagliato strategia. Decine di città in tutta Italia si sono mobilitate in questi giorni e del «caso Ghali» si inizia a parlare anche all’estero. Insieme a Roma anche Palermo, Torino, Pescara, Trieste e Perugia ieri sono scese in piazza. Un rimbombo mediatico che sfida le narrazioni dei mezzi di comunicazione mainstream. E gli attivisti rilanciano la manifestazione nazionale di Milano: il prossimo 24 Febbraio.

«Disarmare Israele», corteo davanti alla fiera delle armi a Verona

EUROPEAN OUTDOOR SHOW. Il camuffamento da rassegna puramente sportiva non basta. Dura poco anche il nuovo codice etico voluto dal sindaco: molti bambini con le pistole in mano

Riccardo Bottazzo  18/02/2024

Le prime ad arrivare sono state loro: le Donne in Nero di Verona. Anche quest’anno si sono fatte trovare puntuali all’apertura dei cancelli della fiera. Silenziose, spalle alla cancellata e grandi cartelli in mano dove si leggevano scritte come «La diffusione delle armi non aumenta la nostra sicurezza», «Abbiamo già Giulietta e Romeo, non ci servono pistole», «Insegnate ad amare e non a sparare». Cartelli per lo più ignorati dalla folla di visitatori che, sin dalla prima mattina, si è accalcata all’ingresso di Eos, acronimo per European Outdoor Show.

LA NUOVA VESTE della tradizionale fiera delle armi di Verona, dopo una lunga trattativa con associazioni pacifiste e il Comune, ha accettato di abbassare i toni e mimetizzarsi in una esposizione dedicata alla caccia, al tiro e alla pesca, togliendo il contestato termine «armi di difesa personale». Come se nel nostro Paese, in cui tutte le armi semiautomatiche sono considerate armi da sparo, ci fosse distinzione tra una pistola “sportiva” e una da difesa.

Proprio la “mimetizzazione” di quella che resta comunque una mera esposizione di armi, è stata considerata inaccettabile dalla Rete veronese per la Palestina, considerato che tra i circa 300 espositori figurano anche aziende israeliane o comunque aziende che forniscono armi ad Israele, così come a tante altre nazioni che non brillano per la difesa dei diritti umani. «In questa fiera vengono esposte armi che vengono usate per reprimere il dissenso – spiega Mackda Ghebremariam Tesfau’, attivista per i diritti dei palestinesi – Ad esporre i loro prodotti di morte figurano le maggiori industrie di armi del mondo, perché chi vende armi da caccia, da tiro e sportive, da difesa personale, equipaggia anche gli eserciti, che portano orrore e distruzione attraverso la guerra globale permanente. Guerra che ricadono come sempre sulla popolazione civile, come sta accadendo a Gaza».

Circa un migliaio di attiviste e attivisti ha accolto l’appello dell’associazione e si è radunato dietro al grande striscione «Stop al genocidio. Disarmiamo Israele». Da piazza della Fiera, il corteo ha marciato attorno alla sede espositiva per concludere davanti ai cancelli d’entrata dove si è verificato qualche tafferuglio con le forze di polizia che non hanno risparmiato le manganellate. Alla fine i manifestanti sono comunque riusciti ad esporre uno striscione pro Gaza davanti all’ingresso e sono rimasti sino a sera a gridare slogan contro Israele e le industrie belliche.

TRA GLI ADERENTI alla manifestazione, associazioni per i diritti, per il disarmo, centri sociali, partiti come i Verdi, Sinistra e Rifondazione e anche molte organizzazioni animaliste che certo non avranno gradito le dichiarazioni dell’assessore regionale veneto allo sport, Cristiano Corazzari, che dall’interno dell’esposizione ha rimarcato il fondamentale ruolo dei cacciatori, a suo dire, autentici ambientalisti «che in perfetto accordo con la Regione hanno un ruolo fondamentale nella gestione ambientale del territorio a tutto vantaggio della comunità». Rimarcando di seguito come «la gente che è qui dentro è la migliore perché è gente che rispetta le regole».

Magari, l’assessore non si riferiva al rispetto del codice etico – una novità di quest’anno espressamente voluta dal Comune – che chiedeva agli espositori di non mettere le armi in mano ai bambini. Disposizione sostenuta anche dalla Questura ma che è stata completamente disattesa.

Giorgio Beretta, autore del libro Il Paese delle Armi (Altreconomia), ha twittato da dentro la fiera: «Ma la Questura sta controllando che la sua disposizione sulla preclusione ai minori di maneggiare armi sia applicata? Ho visto molti bambini con le armi in mano con tanto di immagini – a volto oscurato – di bimbi che giocano con fucili più grandi di loro».

«Quanta ipocrisia! Pensi che alla fiera del vino l’ingresso ai minori è, giustamente, vietato. Qui invece è addirittura gratuito!», mi ha sussurrato una signora con in mano un cartello con scritto: «Anche le armi detenute legalmente ammazzano le donne».

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.