CGIL E ASSOCIAZIONI SI RIPRENDONO LA SCENA: CAMBIAMO ASSIEME” da IL MANIFESTO
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CGIL E ASSOCIAZIONI SI RIPRENDONO LA SCENA: CAMBIAMO ASSIEME” da IL MANIFESTO

Cgil e associazioni si riprendono la scena: «Cambiamo assieme»

LA VIA MAESTRA. A San Giovanni la mobilitazione che punta a fermare il governo Meloni. Landini: la Costituzione va applicata. Treni speciali, pullman introvabili, due cortei: «Nel paese c’è tanta voglia di partecipazione»

Massimo Franchi  07/10/2023

A dieci anni quasi esatti «La via maestra» torna ad attraversare le vie di Roma. Il 12 ottobre 2013 la Fiom di Maurizio Landini unì moltissime associazioni contro il progetto di riforma costituzionale dell’allora governo bipartisan Letta e le portò in piazza San Giovanni.

Oggi pomeriggio il copione si ripete, sebbene vi siano numerose differenze di scenario e di prospettiva a partire dal governo – sempre – più a destra della storia repubblicana.

La Cgil è «insieme a più di 200 diverse associazioni, laiche, cattoliche, reti di cittadinanza» che si sono unite partendo da «Insieme per la costituzione» la scorsa primavera lanciando poi la manifestazione del 24 giugno a piazza del Popolo a difesa della sanità pubblica.

Sul palco Bindi, don Ciotti, Acli, Anpi e Zagrebelsky. Preparando già lo sciopero generale

Il programma questa volta è molto più ampio e tante sono le fermate nel percorso stilizzato della «Via maestra»: «per il lavoro, contro la precarietà, per il contrasto alla povertà, contro tutte le guerre e per la pace, per l’aumento dei salari e delle pensioni, per la sanità e la scuola pubblica, per la tutela dell’ambiente, per la difesa e l’attuazione della Costituzione contro l’autonomia differenziata e lo stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare».

TRENI SPECIALI, 800 posti sulla nave da Olbia e 300 da Cagliari, pullman introvabili. La macchina organizzativa della Cgil è avviata da tempo. Il barometro per oggi segna «bello»: dai territori si annuncia una massiccia calata – o salita – a Roma che riempirà i due cortei previsti dalle stazioni di Ostiense e Termini. Come sempre c’è la variabile Roma: una risposta positiva della città all’invito a scendere in piazza porterebbe a una San Giovanni straripante.I due cortei partiranno alle 13 e 30 da piazza della Repubblica e da piazzale dei Partigiani con la divisione di territori di provenienza che è diventata labile a causa dei treni speciali. Il programma prevede che i cortei arrivino a piazza San Giovanni verso le ore 15, quando partiranno gli interventi dal palco di alcune delle associazioni promotrici.

IL CORTEO DI PIAZZA della Repubblica percorrerà via Luigi Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana, piazza Santa M. Maggiore, via Merulana, via dello Statuto, piazza Vittorio Emanuele II, via Emanuele Filiberto. Da piazzale dei Partigiani il corteo sfilerà su viale delle Cave Ardeatine, piazzale Ostiense, viale della Piramide Cestia, viale Aventino, piazza di Porta Capena, via di San Gregorio, via Labicana, via Merulana.

Alle ore 17 circa prenderà la parola il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che chiuderà la manifestazione.

Che ieri ha dato appuntamento «in piazza San Giovanni a Roma, tutti insieme, perché è il momento di prendere la parola, di difendere la democrazia e di ribellarci per cambiare il nostro Paese per dare un futuro ai giovani. La Costituzione è la nostra Via Maestra e noi la vogliamo realizzare».

L’ottimismo di Landini sulla riuscita della manifestazione è palpabile: «C’è una domanda di partecipazione infinita, penso sarà una grande manifestazione. E non è contro qualcuno, ma per cambiare questa paese», ha spiegato giovedì.

IL RITORNO AL «MOVIMENTISMO» e all’unità con l’associazionismo e il terzo settore è un segnale importante che la Cgil vuole dare. La scaletta degli interventi illustra bene la volontà di includere soggetti differenti in un percorso comune di riscossa contro la destra imperante. Tante donne sul palco – spicca la presenza di Rosy Bindi – e giovani – delegati Cgil, studendi e ambientalisti – intervallati dagli amici storici di Landini: Don Ciotti, Gianfranco Pagliarulo, la nostra Luciana Castellina e Gustavo Zagrebelsky.

A testimoniare la nuova vicinanza del Pd – Elly Schlein sarà in corteo – c’è anche la presenza del sindaco di Pesaro Matteo Ricci, sebbene in qualità di presidente di Ali (Lega autonomie locali).

In realtà quella di oggi è la seconda manifestazione di «Insieme per la Costituzione». La chiamata a raccolta della Cgil è partita a maggio, a conclusione della mobilitazione unitaria con Cisl e Uil.

L’ORIZZONTE DELLO SCIOPERO generale già annunciato dalla Cgil rende delicato il passaggio di oggi. Il voto al Cnel che ha rifiutato la fissazione di un salario minimo – Cgil contraria, Uil astenuta, Cisl a favore – rischia di riproporsi nel giudizio che sarà dato alla seconda legge di bilancio di Meloni, riproponendo la divisione confederale degli scorsi due autunni.

Landini però è consapevole che per fare dello sciopero generale un successo serve una grande partecipazione dei lavoratori. Quelli che oggi dovranno riempire piazza San Giovanni. Dando un segnale a tutto il paese.

Una giornata a lezione di opposizione

POLITICA E SINDACATO. La lista delle buone ragioni per scendere in piazza il 7 ottobre a Roma, rispondendo all’appello «La via maestra» della Cgil e di un centinaio di associazioni, è molto lunga. […]

Andrea Fabozzi07/10/2023

La lista delle buone ragioni per scendere in piazza il 7 ottobre a Roma, rispondendo all’appello «La via maestra» della Cgil e di un centinaio di associazioni, è molto lunga. Forse persino troppo lunga. Perché quando dopo tanto tempo si chiamano le masse alla mobilitazione, ragione vorrebbe che lo si facesse per ottenere un risultato e non solo per una, per quanto sicuramente bella, manifestazione.

La vastità del programma – la «piattaforma» – dei due cortei di oggi, che per stare solo ai titoli va dal lavoro alla pace, dal welfare all’istruzione, dall’ambiente alle riforme costituzionali e altro ancora, esclude in partenza un obiettivo tangibile.

Eppure, a guardar bene, oggi questa condizione non è un limite, può anzi diventare un punto di forza. Sicuramente è un punto di partenza.

Ogni singolo titolo nella piattaforma che chiama alla piazza richiederebbe una lotta politica approfondita e radicale. Ne citiamo alcuni.

Il lavoro e il welfare: l’Italia è il paese con la peggior dinamica dei salari tra quelli Ocse e tra i grandi paesi dell’Unione europea quello con la percentuale più bassa di Pil investita in sanità. Le condizioni reali di vita, e di morte, tanto nei posti di lavoro, precari, quanto negli ospedali, precari anch’essi, sono sotto gli occhi di tutti. Le risposte del governo? Una truffa, il carrello «tricolore» contro il carovita, e un inganno: «L’attenzione alla sanità non si misura dagli investimenti».

Di scuola questo governo non vuole sentir parlare, se non in occasione dei fervorini nostalgici del duo Valditara-Sangiuliano, e se provano a parlarne gli studenti sono botte. Quanto all’ambiente, in fatto di negazionismo climatico a palazzo Chigi e e dintorni non sono secondi a nessuno. Mentre per riforme costituzionali intendono la frammentazione egoistica dell’autonomia differenziata in coppia con la centralizzazione verticistica del premierato «all’italiana».

Riuscirà la manifestazione di oggi a far segnare almeno un’inversione di rotta? Non è semplice, sarà bene non dimenticare che dare una prospettiva di successo alle lotte resta la condizione essenziale per tenerle vive. Soprattutto nel nostro paese, dove in passato manifestazioni immense non hanno ottenuto il risultato per il quale erano state convocate e questo ha segnato il tramonto delle grandi battaglie sindacali.

Quella di oggi può essere, al contrario, un’alba. Intanto perché il sindacato non è solo, ma accompagnato da tantissime associazioni, cattoliche e laiche, civiche e politiche, moderate e radicali. Alla vastità del programma corrisponde dunque un fronte altrettanto vasto e questo può significare una sola cosa: che non ci sono piccole correzioni di rotta da fare, ma c’è bisogno di cambiare in profondità il paese.

C’è anche la forza, politica e sociale, che può provare a farlo? Ne vedremo oggi una parte importante in piazza San Giovanni e per le strade di Roma. Dove assisteremo anche a una riconnessione, quantomeno sentimentale, tra la Cgil e le rappresentanze politiche di sinistra e centrosinistra, nonché 5 Stelle malgrado gli «altri impegni» di Conte.

È un fatto importante, anche se la rete che si stende oggi attorno alla Cgil non comprende gli altri grandi sindacati e dunque lascia solo Landini di fronte alla necessità dello sciopero generale.

Nelle piazze si può ricomporre la maggioranza del paese che un anno fa non ha votato per la destra, premiata solo dalla legge elettorale e dalle divisioni dell’altro campo. È nelle piazze che bisogna andare per recuperare quella radicalità e nettezza di proposte necessaria per mettersi in sintonia con le difficoltà dei ceti popolari. E così cominciare a far paura sul serio a un governo che fin qui ha messo in fila errori e ingiustizie ma che ha potuto contare – quasi unico – su una sostanziale pace sociale.

La piazza, la via, è maestra anche per questo.

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