CAMMINO PER LA PACE PERCHÈ STA VINCENDO SOLTANTO LA GUERRA da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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CAMMINO PER LA PACE PERCHÈ STA VINCENDO SOLTANTO LA GUERRA da IL MANIFESTO e IL FATTO

Cammino per la pace perché sta vincendo soltanto la guerra

MARCIA PERUGIASSISI. Il movimento per la pace non è un movimento di coscienza ma una forza politica «che assume come principio e come fondamento del proprio essere storico una analisi realistica delle condizioni in cui siamo»

Flavio Lotti*  21/05/2023

È la terza Marcia PerugiAssisi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. L’ottava dallo scoppio della guerra nel 2014. A che serve continuare a camminare per la pace? La guerra sta vincendo. Non i russi, non gli ucraini, non gli strateghi della Nato.

L’unico vincitore è la guerra che sta dilagando e si sta prendendo ogni cosa. Le vite umane, le città, i territori, i soldi, la politica, le menti. Chi si ostina a dire che vuole vincere la guerra non si sta rendendo conto che sta succedendo esattamente il contrario. Prima di ucciderti fisicamente, la guerra ti cattura e ti trasforma, arruolandoti nelle sue schiere.

Così i prigionieri «inconsapevoli» della guerra finiscono per diventare i fautori e i propagandisti dell’«inutile strage». Non è bello riconoscerlo perché alimenta il turbamento e lo scoraggiamento.

MA, COME CI HA insegnato p. Ernesto Balducci, grande maestro dimenticato del movimento per la pace, «prendere atto del reale, senza inutili agitazioni idealistiche, è il primo irrinunciabile passo da compiere sulla strada della costruzione della pace».

Siamo entrati nel tempo in cui la natura ci sta facendo pagare il conto di tutti gli abusi che le abbiamo inferto, la competizione selvaggia e la volontà di potenza ci stanno portando alla terza guerra mondiale, l’intelligenza artificiale sta aprendo prospettive manipolatorie da incubo e la possibilità dell’estinzione simultanea della specie umana è diventata concreta possibilità reale.

Ed è proprio la presa di coscienza della precarietà della specie umana, della sua fragilità e della sua indivisibilità che deve guidare l’azione del movimento delle donne, degli uomini e delle istituzioni che vogliono la pace.

Altro che anime belle! Il movimento per la pace non è un movimento di coscienza ma una forza politica «che assume come principio e come fondamento del proprio essere storico una analisi realistica delle condizioni in cui siamo».

OGNI VOLTA che, come oggi sui passi di Aldo Capitini, San Francesco e don Milani, gridiamo il nostro no alla guerra e alle armi, noi non siamo servi né di Putin né di nessuno. «Siamo semplicemente i portavoce del genere umano, del passato, del presente e del futuro». Non è necessario condividere una visione coscienziale della vita: è sufficiente condividere una visione realistica della realtà e della politica.

E’ questa consapevolezza che ci ha convinto, un anno fa, a progettare questa nuova Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità.

Lo abbiamo fatto pensando alle giovani generazioni e al loro bisogno di crescere e di vivere con dignità in una realtà così complessa. Lo abbiamo fatto pensando alla scuola e alle università, agli insegnanti e a tutti coloro che si stanno prendendo «cura delle giovani generazioni».

PER AFFRONTARE tutte le grandi sfide che incombono abbiamo bisogno della loro energia, della loro creatività e del loro coraggio. Noi, forse, ci possiamo mettere un po’ di conoscenze ed esperienze ma non abbiamo nessuna possibilità di farcela senza di loro. Per questo dobbiamo cominciare ad investire seriamente sui giovani e sulla loro formazione.

Il mondo, le nostre comunità, le nostre città, il nostro paese, l’Europa hanno sempre più urgente bisogno di giovani donne e uomini architetti e artigiani, amanti e costruttori di pace.

I facitori della guerra cercano ragazzi manipolabili da arruolare negli eserciti. Noi, al contrario, sappiamo che per affrontare il cambiamento servono cittadini migliori, capaci di riconoscere e resistere alle violenze e alle guerre dilaganti.

Giovani generativi, cioè impegnati ad affrontare le sfide contemporanee con passione e creatività. Giovani che scelgono di cooperare invece di competere. Giovani immersi nella realtà, ma anche capaci di sognare e desiderare una vita migliore. Giovani che si prendono cura della loro vita insieme a quella degli altri e del pianeta. Giovani competenti, preparati a trasformare un futuro incerto, denso di insidie complesse, in rapido cambiamento.

ECCO A COSA serve continuare a camminare oggi per la pace: ad innalzare gli argini che ci devono proteggere dall’alluvione della guerra, a sostenere chi, come Papa Francesco, continua a tessere la tela della pace, ma anche a dare ai nostri giovani la possibilità di esprimere il proprio valore, di agire in prima persona, di sentirsi parte di un cambiamento possibile, di diventare «trasformatori del mondo».

*coordinatore della Marcia PerugiAssisi

Perugia-Assisi: la pace si ostina a marciare

È LA TERZA DALL’INIZIO DELLA GUERRA – Stop al conflitto. L’assemblea delle sigle pacifiste anticipa la giornata di mobilitazione. E il Vaticano conferma: il Papa ha incaricato Zuppi di mediare con Kiev

LORENZO GIARELLI  21 MAGGIO 2023

Partenza alle ore 9 da Perugia, arrivo alle 15 ad Assisi. Nel mezzo, una lunga marcia per la pace (la terza dall’inizio del conflitto in Ucraina) che riunisce centinaia di sigle organizzate dietro lo slogan “Trasformiamo il futuro!” e nella rete Europe for Peace. Le stesse che ieri si sono ritrovate a Perugia per l’assemblea che anticipa la Marcia con interventi, tavoli di lavoro, appelli pubblici, sempre rappresentando un variegato universo: ci sono sindacati (a Perugia interviene il leader Cgil, Maurizio Landini), associazioni cattoliche (come le Acli, rappresentate dal presidente Emiliano Manfredonia), movimenti per il disarmo (come la Rete Pace e Disarmo, qui con il coordinatore Sergio Bassoli) o attivi nel sociale (Arci e molti altri), fino a intellettuali e docenti che portano la propria esperienza contro la guerra. È il caso del fisico Carlo Rovelli, che – dopo le polemiche per l’intervento sul palco del concerto del Primo Maggio e la censura alla Fiera del Libro di Francoforte – invia un videomessaggio dal contenuto lineare: “Per fermare la guerra bisogna non farla e per cessare il fuoco bisogna non sparare. C’è un comandamento che dice ‘Non uccidere’, non ‘Non uccidere qualche volta’”. Proprio mentre scorre il filmato di Rovelli, le agenzie diffondono una nota della Sala stampa vaticana: “Papa Francesco ha affidato al cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, l’incarico di condurre una missione, in accordo con la Segreteria di Stato, che contribuisca ad allentare le tensioni nel conflitto in Ucraina, nella speranza, mai dismessa dal Santo Padre, che questo possa avviare percorsi di pace. I tempi di tale missione, e le sue modalità, sono attualmente allo studio”. Una parziale conferma a una indiscrezione circolata nei giorni scorsi uscita sulla testata Il Sismografo, secondo cui oltre a Zuppi sarebbe stato coinvolto monsignor Claudio Gugerotti (che però smentisce) per una mediazione col lato russo.

LEGGI – Beretta (Rete Disarmo): “Armi: gran parte del nostro export a regimi repressivi”

In ogni caso, le parole della Santa Sede sono ossigeno per chi spera nella pace. Come Padre Enzo Fortunato, francescano a lungo direttore della Sala Stampa del Sacro convento di Assisi: “Dovunque ci giriamo vediamo persone che vogliono scrivere pagine di guerra. Ribelliamoci alla cultura della guerra, la fanno passare come una cosa normale. L’unico che dice qualcosa di sensato è Papa Francesco”.

Tra i più attivi c’è Landini, reduce dalla manifestazione sindacale a Napoli: “Dobbiamo renderci conto che non siamo di fronte semplicemente a una guerra, ma a un momento in cui dietro allo strumento della guerra si ridisegna un equilibrio geopolitico, col rischio che in futuro la guerra sia considerata normale strumento di regolazione dei rapporti tra Stati. Non è un caso che c’è una corsa al riarmo spaventosa, anche in Italia”. Il leader Cgil guarda già alla mobilitazione di sabato prossimo in favore del lavoro e della Costituzione: “Il peggioramento delle condizioni di lavoro è anche frutto degli effetti della guerra. La si può raccontare come si vuole, ma le sanzioni non hanno portato a nulla. E il ripudio della guerra si lega al diritto allo studio, alla salute, all’istruzione”.

Quel che dice Landini racconta molto del senso della Marcia. Lo riprende Flavio Lotti, uno degli organizzatori della Marcia: “La Perugia-Assisi è il punto di avvio di un nuovo cammino comune per trasformare un futuro inquietante. Il tema della guerra si intreccia a altri grandi problemi. Abbiamo tre luoghi simbolo: l’Ucraina, Cutro per ricordare l’emergenza migratoria, e l’Emilia-Romagna che ci ricorda la grave crisi climatica in atto”. A Perugia c’è anche Raffaella Bolini, vicepresidente nazionale di Arci, che insiste sullo stesso tema: “Dobbiamo far convergere le lotte per clima, diritti, lavoro, reddito, tutto è legato. C’è una gigantesca questione sociale e ambientale. Mentre il mondo spende 2.240 miliardi annui per le armi, si fa fatica a trovare 100 miliardi per contrastare il cambiamento climatico”. E il giudizio sul nostro governo non è migliore: “Fanno la guerra all’ambiente, la guerra ai poveri e la guerra guerreggiata”.

Le fa eco Emiliano Manfredonia (Acli): “Chiediamo che la politica si metta in marcia verso la pace, perché in questo momento non sta facendo nulla, se non accontentare la lobby potente delle armi”. Acli ha avviato anche una serie di incontri con i giovani proprio su questi temi.

E i ragazzi, a loro volta, si organizzano, si danno strutture. Tra gli interventi, per esempio, c’è quello di Gloria Volpi, che racconta l’esperienza dei “Corpi civili di pace”: giovani civili impegnati nelle aree di conflitto o post-conflitto per aiutare le popolazioni locali. Oggi, alla fine della marcia, troveranno ad accoglierli il presidente di Anpi Gianfranco Pagliarulo, che a costo di feroci polemiche sul suo conto ha da mesi difeso una posizione pacifista da parte dell’associazione dei partigiani. Lo ribadisce Mari Franceschini, vicepresidente di Anpi: “Noi dall’inizio della guerra in Ucraina abbiamo da subito avuto una posizione netta: non si poteva pensare a soluzioni diverse da quella diplomatica. Abbiamo detto da subito che era necessario non inviare armi, ma avviare una trattativa diplomatica perché non vedevamo la possibilità di uscire da questo conflitto con la vittoria dell’uno o dell’altro”. Tutte tesi che tornano in marcia oggi. Sperando che qualcuno, tra i potenti, prima o poi le faccia sue.

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