“BOTTE DA ORBI”: LIBERTÀ COSTITUZIONALI E ORDINE PUBBLICO da IL FATTO e CODICE ROSSO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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“BOTTE DA ORBI”: LIBERTÀ COSTITUZIONALI E ORDINE PUBBLICO da IL FATTO e CODICE ROSSO

Manganelli: Meloni ignora il Colle e tace

BOTTE AI RAGAZZI – Salvini: “Delinquente chi tocca un poliziotto”. Sit-in a roma dopo le cariche

 PATRIZIA DE RUBERTIS  26 FEBBRAIO 2024

L’avviso trasversale che il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha inviato sabato al governo di Giorgia Meloni e al Viminale di Matteo Piantedosi (“Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento”) ha avuto una duplice reazione: il silenzio prolungato e assordante da parte della prima e il pericoloso equilibrismo intrapreso dal ministero degli Interni, in quota Lega, tra Colle e partito.

A spingere il presidente della Repubblica a pubblicare la nota, breve ma durissima, per dire basta alle botte di Stato e che “l’autorevolezza delle forze dell’ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza” è stato proprio il silenzio della premier sugli studenti picchiati. Giorgia Meloni non ha ancora sentito Mattarella. Forse è solo l’anticipo di quel che la premier si augura con la riforma del premierato, il disegno di legge che è stato gestito in toto da Palazzo Chigi e che vuole ridimensionare un potere dello Stato che fino a oggi continua a farsi sentire e che è troppo spesso in disaccordo con la presidente del Consiglio. Che continuerà a non intervenire sui fattacci dell’altro ieri, lasciando la parola ai suoi e avallando di fatto le dichiarazioni di Fratelli d’Italia, che è passato dal prendersela con “la sinistra che spalleggia i violenti” alle sinistre contro la polizia. “Ciò che non si può in alcun modo mettere in discussione, come tentato dalle sinistre, è che chi rappresenta lo Stato e vigila per la sicurezza di tutti, debba essere additato come nemico di chi manifesta e, in quanto tale, divenirne bersaglio”, ha spiegato ieri Tommaso Foti, capogruppo di Fdi alla Camera. Parole care alle destre che si aggrappano alla muscolarità dello Stato trasformando le forze dell’ordine nelle proprie milizie elettorali e che, si augura Meloni, consentiranno a Fratelli d’Italia di strappare voti alla Lega.

Ma ad aver già marcato il terreno di questa lotta tra le destre ci ha pensato Piantedosi. “Le regole sulla gestione dell’ordine pubblico non sono cambiate, anche stavolta non ci si sottrarrà a una valutazione di ciò che è accaduto”, ha assicurato il ministro leghista, che al Corriere della Sera ha spiegato sì di condividere le parole del capo dello Stato sulle cariche della polizia, ma non contraddice il suo leader Matteo Salvini, che va dritto sulla difesa senza se e senza ma della polizia. “Mattarella? Le sue parole si leggono ma non si commentano”, ha detto ieri il leader leghista che non ha lasciato dubbi sulla sua posizione: “Chi mette le mani addosso a un poliziotto o a un carabiniere è un delinquente”.

Piantedosi, che oggi incontrerà i sindacati al Viminale, con il silenzio della premier Meloni, si troverà da solo a riferire in settimana in Parlamento come richiesto dall’opposizione. E, con l’avvio dell’inchiesta giudiziaria della procura di Pisa, il ministro ha chiesto al capo della polizia Vittorio Pisani una “relazione dettagliata” su quanto accaduto. Quello che si teme sono ulteriori eccessi di forza che non sarebbero giustificati. Si guarda con preoccupazione agli eventi in piazza. Come quello di ieri sera a Roma, durante la manifestazione indetta dalla Rete degli studenti dopo i fatti di Pisa. In mille hanno chiesto le dimissioni di Piantedosi. Poi un po’ di tensione quando un gruppo di ragazzi si è staccato dal presidio davanti al Teatro dell’Opera per raggiungere in corteo il Viminale. Il blitz è durato qualche minuto, poi i giovani sono tornati a intonare i cori pro Palestina.

Libertà costituzionali e ordine pubblico

  REDAZIONE  25 Febbraio 2024

Di seguito il Comunicato dell’Esecutivo di Magistratura Democratica in merito a quanto accaduto il 23 febbraio a Pisa

Ieri mattina, a Pisa, reparti della Polizia di Stato in assetto antisommossa hanno impedito a un corteo di studenti riunitosi in via San Frediano, davanti al liceo artistico Russoli, per una manifestazione di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese, di accedere a piazza dei Cavalieri, adottando la cosiddetta “carica di alleggerimento” nel corso della quale diversi manifestanti sono stati colpiti con manganellate e hanno subito lesioni personali.
Siamo perfettamente consapevoli che tutte le circostanze del caso dovranno essere oggetto di un approfondito accertamento ma non possiamo ignorare che, in una lettera pubblica sull’accaduto, i docenti del Liceo Russoli riferiscono che il corteo era assolutamente pacifico e che, senza alcuna ragione evidente, gli agenti in assetto antisommossa hanno chiuso la strada sia in corrispondenza di Piazza Cavalieri che in corrispondenza di Piazza Dante, così impedendo al corteo di muoversi, e poi hanno fatto partire tre cariche contro gli studenti, molti minorenni e tutti disarmati.
I filmati diffusi in rete e dalle agenzie di stampa sembrano in effetti confermare, al netto della necessità di una ricostruzione più completa che senz’altro seguirà, un’evidente sproporzione nell’uso della forza da parte degli agenti, in quanto diverse sono le immagini in cui essi colpiscono con i manganelli ragazzi inermi e li fanno sdraiare a terra, immobilizzandoli, senza alcuna evidente necessità di difesa propria o di terze persone.
A fronte della coincidenza delle immagini con le dichiarazioni dei docenti che hanno assistito ai fatti, avvenuti proprio davanti alla scuola, sentiamo, come magistrati, la necessità di richiamare sin da ora alcuni punti fermi sulla libertà costituzionale di riunione e sui limiti all’uso della forza da parte delle polizie.
Secondo l’articolo 17 della Costituzione, i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi e per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
L’articolo 18 della legge in materia di sicurezza pubblica prevede, è vero, l’obbligo per i promotori di una  riunione in luogo pubblico di darne avviso almeno tre giorni prima al questore, ma l’omesso avviso non rappresenta una condizione di illegittimità della riunione né un’automatica presunzione di pericolo per l’ordine pubblico. All’omissione dell’avviso, infatti, consegue solo la facoltà (non l’obbligo), per il questore, di ordinare lo scioglimento della riunione.
Tale facoltà, incidendo su un diritto costituzionalmente garantito, deve essere di stretta interpretazione, il che significa, in primo luogo, che il motivo dello scioglimento deve rigorosamente inerire a ragioni di sicurezza e non al merito o al tema della manifestazione. In secondo luogo, sono previste delle modalità per lo scioglimento della riunione agli articoli 24 e 25 del regolamento di attuazione della stessa legge, le quali non autorizzano in alcun modo un uso indiscriminato o sproporzionato della forza.
L’uso della forza è legittimo solo quando sia inevitabile per effettive ragioni di sicurezza degli agenti e della collettività.
Per questo, nel prendere atto che in questo caso si è fatto ricorso all’uso della forza nei confronti di un corteo composto da studenti per lo più minorenni, e tutti disarmati, ci aspettiamo che le autorità preposte avviino immediatamente tutti gli accertamenti per chiarire questo episodio, compresa l’identificazione degli agenti.
E, proprio in questa prospettiva, torniamo ad auspicare la revisione delle disposizioni del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, nella parte in cui esso si pone in frizione con l’art. 17 della Costituzione e l’approvazione di una legge che imponga agli addetti ai servizi di ordine pubblico di indossare elementi identificativi che ne consentano sempre l’individuazione.
Si tratterebbe di una previsione che costituirebbe una garanzia per tutti gli operatori di pubblica sicurezza che svolgono correttamente il loro servizio e, soprattutto, un minimo presidio di garanzia per tutti i consociati che intendono esercitare le loro libertà costituzionali.

L’Esecutivo di Magistratura Democratica

Botte da orbi

La Repubblica nata dalla resistenza al nazifascismo, manganella i propri figli che manifestano contro la guerra in Palestina.

dattero  24 Febbraio 2024

Sono convinto che in Italia sia in atto un progressivo assoggettamento cultural-fascistoide come conseguenza del lento declino della democrazia e dei valori della resistenza. Senza alcun pudore una buona parte dei partiti della sinistra, ha da qualche tempo sposato il neoliberismo e perso aderenza su fasce di popolazione sempre più ampie per la tutela dei loro interessi e bisogni collettivi. Lo smarrimento sociale che si è generato in funzione anche dei progressivi processi di decomposizione sociale ed economica connessi alla globalizzazione e al crollo culturale delle ideologie che facevano da argine al capitalismo, ha permesso il riaffiorare, sotto diverse apparenze, di nuove e vecchie forme di fascismo che se pur lasciando in soffitta fez e camice nere, non ha mai perso l’abitudine del manganello riservando il saluto romano ai più nostalgici discepoli. Spinti dalla nuova religione del complotto che dispensa facili cure a problemi complessi e marca il populismo di destra, hanno guadagnato larghi spazi nella mentalità e nella cultura della società penetrando in ambiti popolari una volta esclusivo regno delle sinistre. In questo corso hanno trovato posizione in nuovi progetti sia economici sia politici incrementando il declino democratico che affligge il nostro paese. La perdita di memoria ha colpito buona parte delle conquiste degli anni 70 smantellate dall’attacco neoliberista globalizzato che permea buona parte della sovrastruttura della società italiana, segando alle radici utopie e progetti di scelte alternative. Oggi sempre di più nelle nostre menti si fa largo un’antropologia dell’uomo flessibile, della competenza, del mercato. C’è una incapacità culturale di connettere la causa all’effetto, tra ciò che si muove a livello economico-finanziario e ciò che avviene a livello individuale, sociale e culturale. Occorrerebbe contrapporre una contro cultura alternativa che faccia da argine a quella dominante e in grado di porsi con successo all’ideologia darwiniano-individualista del mercato globale su cui poggia il dominio imperialista e coloniale causa di guerre e massacri, mentre il pianeta muore e buona parte della popolazione mondiale soffre la fame e non ha mezzi per curarsi. Questo breve e sintetico quadro, dove molte sono le cose che rimangono non dette, descrive lo scenario in cui oggi vivono e agiscono i nostri giovani. Giovani che tentano di dare testimonianza delle loro ragioni, delle loro visioni, delle loro idee, fuori dalle vecchie e affollate aule scolastiche di una scuola povera, mortificata da continui tagli di risorse, ridotta a serva della produzione, del consumo e della merce che poco o niente hanno a che fare con la cultura, quella vera disinteressata non legata al profitto. Una Cultura che fornisce gli strumenti per capire il mondo e criticarlo quando sta andando a gambe all’aria e svolta pericolosamente a destra. Ebbene quella cultura che odora di critica e di ribellione, quella cultura che condanna, quella cultura che denuncia i massacri di donne e bambini di qualsiasi nazionalità essi siano, quella cultura giovanile di protesta contro ogni guerra, quella cultura dei diritti umani e civili, quella cultura contro i razzismi e l’apartheid che lotta per la pace e il diritto di sovranità e autodeterminazione di ogni popolo, quella cultura contro ogni tipo di colonialismo, di sfruttamento e di violenza, quella cultura per la pace e la solidarietà, è stata presa a sonore manganellate in due diverse occasioni a Pisa e Firenze e ciò non può essere frutto del caso. Quella cultura inerme, giovane, pura, senza peccato che gridava il suo dolore e la sua rabbia per le 30000 morti e i 70000 feriti in buona parte donne e bambini che nulla hanno a che fare con il terrorismo, quella cultura che per essere manifestata non richiede tribunali che accertino il crimine contro l’umanità, quella cultura che rendeva pubblico il suo dolore per un assedio inumano che affama un popolo intero, è stata oppressa ancora una volta da una violenza di stato, di uno stato nato dalla resistenza che ha una costituzione che vincola al suo rispetto tutti. Una costituzione oltraggiata due volte, una negando il diritto a manifestare le proprie idee, l’altra prendendo a bastonate i suoi figli usando violenza fisica contro chi critica il pensiero dominante. Non basta celarsi dietro il dito della manifestazione non autorizzata per discolparsi. I manganelli non hanno colpito duramente solo ragazzi e ragazze ma hanno leso anche la nostra costituzione nata contro l’intolleranza la censura e la violenza fisica e politica. Non si educa soltanto nelle aule di scuole decrepite ma anche e soprattutto dando testimonianza concreta applicando i principi costituzionali, di cui le istituzioni e i loro organici sono espressione, ma purtroppo questa volta così non è stato.

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