ARRIVANO I MERCENARI: “CROSETTO DALLE BANDE NERE” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ARRIVANO I MERCENARI: “CROSETTO DALLE BANDE NERE” da IL FATTO

Pochi uomini per la Patria: arriva la Legione Straniera

CERCASI ASPIRANTI CITTADINI – Diverse guerre in corso e arruolamenti sempre più difficili: sul tavolo l’ipotesi di reclutare i “nuovi italiani”

 ALESSANDRO MANTOVANI E FRANCESCO RIDOLFI  31 MARZO 2024

Negli uffici degli Stati maggiori della Difesa si lavora a un progetto che consentirà di arruolare, nelle forze armate, un certo numero di giovani cittadini stranieri. Magari già residenti in Italia da qualche anno, con piena padronanza della nostra lingua e interessati ad acquisire la cittadinanza, come una sorta di premio, alla fine di un servizio che sarebbe per lo più a termine. Quando si dice l’integrazione. Al momento è solo un’ipotesi, non c’è ancora nulla di definito e neppure un via libera del ministro Guido Crosetto, che però vuole forze armate giovani e prontamente mobilitabili in uno scenario internazionale sempre più inquietante.

L’idea risponde alla stessa logica della riserva addestrata proposta da Crosetto, che del resto solleva continuamente il problema dell’inadeguatezza di apparati e mezzi della Difesa e punta a interventi normativi per poter arruolare specifiche professionalità quali esperti informatici e hacker, indispensabili nella guerra moderna. Non è questione di numeri, con la legge 119/2022 approvata dopo l’attacco russo all’Ucraina è stato bloccato il processo di riduzione degli organici previsto dalla legge Di Paola (244/2012): gli Stati maggiori ne vorrebbero di più ma i 160 mila effettivi attuali tra Esercito, Aeronautica e Marina sono garantiti. Vogliono però militari più giovani anziché in servizio permanente dopo i 40 anni. Detto un po’ brutalmente non sanno che farsene di 20 mila sottufficiali, spesso in là con gli anni, solo nell’Esercito.

Naturalmente l’evocazione della Legione straniera fa discutere anche se al momento nulla indica che avremo reparti formati solo o prevalentemente da cittadini con un altro passaporto. Del resto ce l’hanno in Francia ed è la più famosa del mondo, ce l’hanno anche in Spagna. Negli Stati Uniti, alle prese con la peggiore crisi di reclutamento degli ultimi 25 anni, il governo ha raddoppiato gli sforzi per prendere personale dalle comunità di immigrati. Il punto è proprio quello: il reclutamento delle forze armate si fa sempre più difficile, sempre meno giovani vogliono rischiare la vita per la patria. In Germania, dove il dibattito sul riarmo procede con accelerazioni e frenate almeno dall’inizio della guerra in Ucraina ma nel 2023 è mancato il 7 per cento degli arruolamenti, il ministro della Difesa socialdemocratico, Boris Pistorius, qualche mese fa ha parlato del possibile ricorso agli stranieri, escludendo invece il ripristino della leva obbligatoria. È la stessa posizione di Crosetto, mentre nei Paesi scandinavi la coscrizione obbligatoria non è mai stata abolita o è stata ripristinata (Svezia) o estesa alle donne (Danimarca), anche in conseguenza della reale o presunta minaccia russa.

Problemi di reclutamento ci sono anche da noi. L’ultimo rapporto Esercito (2023) dà conto di un “rinnovato appeal verso la carriera militare con quasi 69 mila domande presentate a fronte di circa 10 mila posti messi a concorso”; periodici sondaggi assicurano che un giovane su tre, o addirittura due su cinque, guardano con attenzione alle forze armate. Però poi gli arruolamenti sono sempre un po’ al di qua dei posti disponibili: secondo il rapporto Esercito, nel primo blocco dell’anno scorso sono entrati 2.138 volontari sui 2.200 previsti (sono 6.500 l’anno), in altri casi è andata peggio. Molti non si presentano, altri vengono scartati ai test, altri ancora preferiscono puntare subito alle forze di polizia che offrono stipendi iniziali leggermente più alti dei 1.100 euro di un Vfi (volontario in ferma iniziale), una vita meno difficile, qualche rischio in meno e soprattutto maggiori garanzie di stabilità.

Da un anno c’è un nuovo sistema di reclutamento, ma solo una parte dei volontari in ferma annuale o triennale viene stabilizzata, altri sono destinati alle forze di polizia e altri ancora avranno solo qualche aiuto per il reinserimento. È un dettaglio ma aiuta a capire: al centro di reclutamento della Cecchignola, la cittadella militare romana nei pressi dell’Eur, vogliono offrire i posti letto agli aspiranti volontari che a volte non si presentano al concorso anche per non pagare una o più notti in hotel e b&b.

Pesa, ovviamente, il declino demografico: pochi figli, pochi giovani per servire la patria. Infatti anche da noi si parla di arruolare stranieri da prima ancora che fosse abolita la leva (2005): dagli archivi del Senato esce una proposta di fine 2001, poco dopo gli attacchi dell’11 settembre, primo firmatario l’ex sindaco dc di Lecce Salvatore Meleleo, passato al Ccd e poi all’Udc. “La legione straniera non dovrebbe scandalizzare, è un problema che prima o poi finirà col porsi”, diceva nel 2006 Antonio Martino, ministro della Difesa dei governi Berlusconi II e III, scomparso nel 2022. Forse ci siamo arrivati. C’è la destra al governo, ma potrebbe essere un caso.

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