6 e 9 AGOSTO 1945: E VEDERE DA VICINO L’EFFETTO CHE FA da OFFICINA dei SAPERI
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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6 e 9 AGOSTO 1945: E VEDERE DA VICINO L’EFFETTO CHE FA da OFFICINA dei SAPERI

LA BOMBA VOLUTA, EVOLUTA E VOLUTAMENTE USATA

Paul Warfield, Jr. Tibbets il 25 febbraio 1937 venne reclutato come pilota cadetto nell’United States Army Air Corps a Fort Thomas (Kentucky). Nel 1938 fu promosso al grado di sottotenente nella Kelly Air Force Base, in Texas. In seguito, nel marzo del 1942, durante la seconda guerra mondiale, Tibbets venne nominato comandante ufficiale del 340º Squadrone Bombardiere, appartenente al 97º Gruppo Bombardieri Pesanti, a bordo degli aerei B-17 Flying Fortress.

Egli pilotò, partendo dalla base area della RAF di Polebrook, il capo bombardiere della Eighth Air Force nella spedizione europea del 17 agosto 1942, poi guidò altre spedizioni combattive nell’ambito delle operazioni militari nel Mediterraneo, prima di ritornare negli Stati Uniti per testare il Boeing B-29 Superfortress.

Nel settembre 1944 venne scelto come capo di un progetto della base aerea Wendover Army Air Field, nello Utah; tale progetto si tramutò poi nel 509th Composite Group, collegato al Progetto Alberta, sezione del Progetto Manhattan.

Durante il mese di agosto 1944 il generale Groves, comandante del progetto Manhattan, fa la sua prima valutazione dello stato dell’arte sulla bomba atomica. In questo mese l’aereonautica militare comincia a convertire 17 B-29 in aerei per il trasporto della bomba atomica.

Il 27 ottobre 1944, Oppenheimer approva un piano per il collaudo di una bomba nella valle di Jornada del Muerto, ad Alamogordo.

Nel 1944 si lavora su tutti i fronti:

Ad aprile del 1945:

A maggio del 1945:

A giugno del 1945:

A luglio del 1945:

Nel corso di una riunione tenutasi negli Stati Uniti il 10 maggio 1945, in cui vennero esaminati i “Fattori psicologici nella selezione dei target”, si convenne che per ottenere il maggior effetto psicologico bisognasse rendere l’uso iniziale sufficientemente spettacolare in relazione all’importanza dell’arma, “tanto da essere internazionalmente riconosciuto quando pubblicità su essa verrà rilasciata.” Nella stessa riunione si decise di escludere Kyoto, la città imperiale(Si pensava che se la bomba atomica venisse sganciata su una città cosi vicina al popolo giapponese, la cooperazione da parte dei giapponesi durante l’occupazione sarebbe stata più difficile), e gli arsenali militari per evitare di mancare l’obiettivo e quindi “sprecare” la bomba. Inoltre dovevano essere tenuti in maggior conto gli effetti psicologici che l’utilizzo della bomba atomica doveva avere sul governo giapponese.

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Dopo aver compiuto otto missioni di addestramento e due di combattimento in luglio, l’aereo venne usato il 31 luglio in una prova della missione vera e propria, con una finta “Little Boy” che venne sganciata al largo di Tinian.

Il 3 agosto Harry S. Truman decide: sì alla bomba, il più presto possibile, su un centro abitato. ma non viene precisato quale, anche se viene prospettata una rosa di quattro città. Sarà il pilota a decidere.La bomba ha già un nome, Little Boy (Piccolo Ragazzo). Esteticamente non è molto dissimile da una bomba qualunque ed ha anch’essa gli alettoni equilibratori. È un cilindro di ottanta centimetri di diametro, lungo tre metri e ventotto e pesa complessivamente quattromilaquattrocento chilogrammi.

Il giorno della decisione irrevocabile di Truman, Little Boy si trova già da una settimana nell’Isola di Tinian, Arcipelago delle Marianne. Ce l’ha portata l’incrociatore Indianapolis. A Tinian è da tempo stanziato il 509° Gruppo di Superfortezze Volanti B-29 che per mesi, al comando del colonnello Paul W. Tibbets, s’è addestrato per compiere una missione segretissima e di natura ignota per gli stessi equipaggi. Soprattutto i puntatori, selezionati tra i migliori della United States Army Air Force, si sono allenati a colpire piccoli bersagli da una quota di oltre 9000 metri ma ad una velocità di volo per loro inconsueta, a più di 500 chilometri orari.La sera del 5 agosto c’è rapporto speciale alla base di Tinian. L’equipaggio del B-29 di Tibbets, chiamato Enola Gay dal nome della madre del comandante, viene informato che l’apparecchio che piloterà sgancerà una bomba di grandissima potenza su una città ancora imprecisata del Giappone: la scelta esatta dell’obiettivo sarà fatta all’ultimo momento in volo, secondo le condizioni meteorologiche. Tibbets sa solo che una delle città condannata è fra queste quattro: Kokura, Yokohama, Nagasaki, Hiroshima.

La pianificazione per il secondo attacco venne stabilita dal colonnello Tibbets, in qualità di comandante del 509º Gruppo bombardieri di base a Tinian: inizialmente previsto per l’11 agosto contro Kokura, l’attacco venne anticipato di due giorni per le pessime condizioni meteorologiche previste dopo il 10 agosto.

“Little boy” misurava 3.2 mt di lunghezza, 0.737 mt di diametro e pesava 4400 kg. Il suo esplosivo era l’uranio-235 e la sua potenza era calcolata in 15.000 tonnellate di TNT. 

“Fat man” misurava 3.25 mt di lunghezza, 1.52 mt di diametro e pesava 4535 kg. Il suo esplosivo era il plutonio-239, la sua potenza era valutata 21.000 tonnellate di TNT.

Tutto dipenderà dall’osservatore che lo precede, il maggiore pilota Claude Eatherly che ignora la micidiale missione; lui pensa al solito bombardamento anche se sa che questa volta verrà fatto con una bomba speciale. Lui parte alle 1,37 del 6 agosto decollando da Tinian con un B-29 carichi di strumenti meteorologici.

Oltre un’ora dopo alle 2,45 parte anche l’Enola Gay con Little Boy – ancora disinnescata – nel ventre. Ha a bordo dodici uomini: il primo pilota Tibbets, il secondo pilota Lewis, il radarista Stiborik, i montatori della bomba Parsons, Jeppson e Beser, il puntatore Ferebee il navigatore Van Kirk, il radiotelegrafista Nelson, gli elettricisti Shumart e Duzembury, il mitragliere Caron.
L’Enola Gay affronta la prima parte del lunghissimo volo e alle 6,05 del mattino passa sull’isola di Iwo Jima, e Tibbets, mezz’ora dopo è a 9000 metri. Parsons ha già montato la bomba. Alle 7,30 la innesca, le dà un ultimo sguardo, si unisce agli altri nella cabina di pilotaggio. Il maggiore Ferebee compie i primi rilevamenti.

L’ aereo Straight Flush, pilotato dal maggiore Claude Eatherly, che seguita a perlustrare il territorio, comunica al radiotelegrafista dell’Enola Gay: « Stato del cielo a Kokura: coperto. A Yokohama: coperto. A Nagasaki: coperto ». C’è una pausa. Poi: « A Hiroshima: quasi sereno. Visibilità dieci miglia, due decimi di copertura alla quota di tredicimila piedi».
Lui non lo sa, ma la sua indicazioni significa che Hiroshima è condannata a scomparire dalla faccia della terra.
E’ questa una città popolata da circa 250.000 esseri del tutto ignari che cosa li aspetti. Gli osservatori a terra giapponesi notano ad alta quota un luccichio, un apparecchio (lo Straight Flush di Eatherly). Sono suonate le sirene d’allarme, ma la Difesa Civile non s’è per nulla preoccupata: un aereo così ad altissima quota non può fare molti danni anche se lancia bombe. Non sanno invece che Eatherly sta soltanto guardando e decidendo la condanna di Hiroshima. Vede in basso quasi in mezzo alla città un fiume, attraversato da diversi ponti. Pensa come ha sempre fatto, cioè che quelli sono gli obbiettivi dell’aereo di Tibbets. Gli fornisce le coordinate e sparisce dall’orizzonte.

I cannoni contraerei giapponesi tacciono. Alle 7,31 suona perfino il cessato allarme mentre l’Enola Gay con le coordinate di Eatherly mette la rotta rettilinea per Hiroshima; gli mancano trecentocinquanta chilometri.
Nella città la giornata è cominciata, la gente è per le strade, gli operai entrano negli stabilimenti, i bambini vanno a scuola. C’è un bel sole. Alle otto tutto va per il meglio e la guerra sembra qualcosa di infinitamente remoto. L’Enola Gay è a meno di cento chilometri e il maggiore Ferebee si avvicina ai comandi dei portelli di sgancio.

Passano i minuti. Il cielo è sereno. Alle 8,11 Tibbets inizia a vedere in lontananza quella che dovrebbe essere la città di Hiroshima segnalata da Eatherly e dà ordini di aprire i portelli dove attende la Little Boy.

La quota precisa è di 9632 metri sul livello del mare, la velocità di 528 chilometri orari. Ferebee regola il traguardo di mira. Sono le 8,14. L’aereo è giunto su Hiroshima. Ferebee preme un pulsante e Little Boy precipita.
Alle 8,15 la bomba esplode a poco meno di seicento metri d’altezza, polverizzando all’istante ogni cosa su un’area di tre chilometri quadrati e soffiando un alito rovente (dai trecento ai novecentomila gradi) su una superficie assai più vasta. Qui gli abitanti di Hiroshima, dissolti, lasciano la loro ombra sulle pietre vetrificate. L’onda d’urto preme con la forza inconcepibile di settemila tonnellate per centimetro quadrato. Dura un attimo, ma tutto spazza e incendia. E’ sceso l’inferno sulla terra. Tutto è finito, arso, smaterializzato, tutto è ritornato in molecole, atomi..

Hiroshima  6 agosto 1945 – ore 8.15.17  

QUESTI I PRIMI SINTETICI COMUNICATI STAMPA CHE INORRIDIRONO IL MONDO

“Washington, 6 agosto – Il presidente Truman ha annunciato oggi che sedici ore fa aerei americani hanno sganciato sulla base giapponese di Hiroshima il più grande tipo di bombe finora usate nella guerra, la “bomba atomica”, più potente di ventimila tonnellate di alto esplosivo. Truman ha aggiunto:

Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo in seguito bombe anche più potenti

(Comunic.Ansa, 6 agosto 1945, ore 20,45)

La sera, il Presidente Truman annuncia la verità al mondo. Gli Stati Uniti posseggono al momento un’altra bomba atomica – al plutonio. Ma si spera che quella di Hiroshima basterà.
E’ una breve illusione. Truman autorizza la U.S.A.A.F. a colpire con la bomba al plutonio una seconda città giapponese.
La bomba al plutonio esplode sulla verticale di Nagasaki alle 11,02 del 9 agosto. L’inferno si ripete. Come a Hiroshima. Le macerie sembrano ruderi di un’età preistorica. Tutto appare fossilizzato.

Nagasaki, 9 agosto 1945- ore 12.00

“Guam, 9 agosto – A  mezzogiorno di oggi, ora giapponese, Nagasaki è stata attaccata con una o più bombe atomiche. La notizia è stata data da uno speciale comunicato del generale Spaatz, il quale aggiunge che, secondo quanto ha riferito l’equipaggio, i risultati sono eccellenti”

 (Comun. Ansa, 9 agosto 1945, ore 09.45)


L’Imperatore rompe ogni indugio e prega la Croce Rossa svizzera di comunicare al Governo degli Stati Uniti che il Giappone si arrende senza condizioni. Il 14 agosto la resa è ratificata. Il 2 settembre entra nella rada di Tokyo la corazzata Missouri e il generale Mac Arthur, riceve i delegati con la resa del Giappone .
La Seconda Guerra Mondiale all’ombra del fungo atomico, è finita.


(A ricordo del 6 agosto 1945)
di 
Koki Kinoshita

Dove è stata distrutta la città,
dove ci sono ora le ceneri dei nostri amati,
dove c’era l’erba verde
e le bianche piante,
il raccolto  é stato funesto.
Perciò, fratelli e sorelle, vigilate e badate 
che non venga mai la terza bomba atomica.

La pioggia lieve raccoglie il veleno dal cielo, 
e i pesci portano la morte nelle profondità del mare;
le barche dei pescatori sono ferme, i pescatori sono ciechi,
il raccolto  é stato funesto.
Perciò, uomini di terra e di mare, vigilate e badate 
che non venga mai la terza bomba atomica”.

Più tardi in un messaggio agli intellettuali italiani Einstein ha scritto: « Il nostro mondo è minacciato da una crisi la cui ampiezza sembra sfuggire a coloro che hanno il potere di prendere le grandi decisioni, per il bene o per il male. La potenza scatenata dell’atomo ha tutto cambiato salvo il nostro modo di pensare, e noi stiamo scivolando così verso una catastrofe senza precedenti. Perché l’umanità sopravviva, un nuovo modo di pensare è ormai indispensabile”.

 Quel che non dimenticherò è l’allegria generale, creata dai giornali e rimbalzata su tutte le facce, dopo la bomba di Hiroshima: «Questo fa finire la guerra: tutte le guerre, per sempre» – «Siamo entrati in un’epoca di prodigi mai visti». Era sbarcato Cortés e gli Indiani poveretti accoglievano come un Dio il loro massacratore. (Guido Ceronetti)

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