USCIAMO DAI RECINTI, RICOSTRUIAMO UN DISCORSO COMUNE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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USCIAMO DAI RECINTI, RICOSTRUIAMO UN DISCORSO COMUNE da IL MANIFESTO

Usciamo dai recinti, ricostruiamo un discorso comune

SINISTRA. Questa volta siamo davvero davanti al rischio che il mondo esploda: dal Covid alla guerra alle carestie non c’è dopo. Noi siamo a mani nude e questo va bene, ma anche in gran parte irrilevanti e questa è una tragedia

Aldo Carra  22/05/2022

Stiamo entrando in un’altra fase. Breve, lunga, di logoramento? E quando collocare le origini della crisi? Cina e assetto post globalizzazione, Afghanistan, oppure 2014, o solo tre mesi fa con l’invasione? Figuriamoci prefigurare scenari.

Il più accreditato sembra una lunga guerra super armata, diretta e teleguidata, tradizionale e digitale, locale e globale. Scenari altalenanti che cambieranno secondo cronache, dichiarazioni, esigenze tattiche. Ma il peggio lo abbiamo visto ed il fondo toccato. Ci si poteva fermare al riconoscimento delle due autoproclamate repubbliche e aprire una nuova fase di tensione diplomatica. La politica dovrebbe servire ad evitare guerre .

Ma nel gioco infernale di potenze, aree di influenza e, nel cuore vivo dell’Europa, l’impero putiniano ha scelto la trappola della soluzione militare – naturalmente congeniale ai regimi autoritari e certo accuratamente preparata da inglesi ed americani – scatenando una grande tragedia. Distruggendo cose e persone, riportandoci a barbarie come quella di Bucha che nessuno pensava di poter rivedere. Non solo. Politicamente e strategicamente distruggendo una strada di avvicinamento Est-Ovest, per una nuova Europa solida, più autonoma dagli Usa e nel mondo per un nuovo assetto geopolitico multipolare. Un danno enorme innanzitutto per le idee sulle quali la sinistra pensava di lavorare.

Che fare allora? Proporrei a me stesso e agli altri di prendere una piccola distanza dal quotidiano e dedicare un po’ di tempo alla riflessione. Non per trovare, nel bunker o nell’eremo, una risposta miracolosa, ma per riflettere fuori dalla mischia, dalle propagande e dalle ansie televisive. Non è un comodo tirarsi fuori, ma una scelta obbligata. Vedendo Greta e Vilma, due ragazze diverse per storia, colore, culture è evidente che il divario tra loro ed il potere è spaventoso ed oggi incolmabile. Ma anche quello tra paure delle persone in Italia e nel mondo e politiche e politici tutti i livelli è clamoroso.

Questa volta siamo davvero davanti al rischio che il mondo esploda: dal Covid alla guerra alle carestie non c’è dopo. Noi siamo a mani nude e questo va bene, ma anche in gran parte irrilevanti e questa è una tragedia. Il grande peso dei no ad altre armi ci incoraggia, ma questo mondo no war è disomogeneo, la cultura dominante è più guerresca da videogame che pacifista, non produciamo più visioni del mondo e letture dei processi geopolitici, non siamo più capaci di interagire con le nuove idealità dei giovani, di fare opinione e produrre senso e cultura. Per sentirci rappresentati da qualche voce dobbiamo guardare a persone nuove e spesso molto diverse da noi o ricorrere all’usato sicuro di Bersani o di Santoro. Da Greta e Vilma è proprio tanto. Troppo.

Eppure è in questo infinito spazio che dovremo vivere ed agire. L’angolo della sinistra nel quale penso dobbiamo riprendere a pensare al futuro non dovrebbe essere un rifugio per presuntuosi dotati di certezze e dogmi, ma un posto piacevole dove incontrare persone e soggetti con i quali già registriamo sintonie, convergenze, letture, sensibilità a prescindere da storie ed appartenenze. Diciamoci una cruda verità: oggi la relazione tra persone sensibili a questi temi e soggetti che producono analisi e pensiero non corrisponde più al vecchio schema verticale della rappresentanza politica.

Personalmente le persone di riferimento con le quali mi ritrovo oggi sono, ma poche, nel partitino Si in cui milito, pochissime nel partitone Pd che dovrebbe essere più vicino, molte nel mondo sparso di soggetti e giornalisti cattolici e movimentisti – W Avvenire e manifesto – buona parte nel movimento in via di ridefinizione di Conte, tante nei movimenti sociali su ambiente e lavoro. Gli steccati storici ci impediscono di uscire dai recinti e creare convergenze? Non dovremmo vergognarci di fronte alla dimensione di questi problemi di restare nei nostri orticelli senza spargere insieme semi da curare con l’amore che meritano? Vogliamo dedicarci a questo?

La ristrutturazione delle forze politiche è necessaria e da tempo la invochiamo. Ma deve salire dal basso, dai giovani ed dalle giovanissime. Fatevi avanti per favore.

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