UN’ALTERNATIVA A SINISTRA ESISTE: IL REGIONALISMO SOLIDALE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
13140
post-template-default,single,single-post,postid-13140,single-format-standard,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.4,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.10,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-7.6,vc_responsive

UN’ALTERNATIVA A SINISTRA ESISTE: IL REGIONALISMO SOLIDALE da IL MANIFESTO

Un’alternativa a sinistra esiste: il regionalismo solidale

RIFORME . Il ministro Calderoli cerca di forzare i tempi, pensando alle elezioni europee più che al buon esito dell’autonomia differenziata. In risposta, le opposizioni ripensino la strategia

Gaetano Azzariti  02/08/2023

Sembra che nulla riesca a frenare la folle corsa dell’autonomia differenziata, voluta – meglio, pretesa – dal ministro Calderoli. A nulla sono valse le oltre sessanta audizioni di esperti, in grande maggioranza assai critiche sul progetto.

Nessuna risposta è stata data ai puntuali rilievi tecnici espressi da soggetti terzi (Ufficio Bilancio del Senato, Ufficio Parlamentare di Bilancio, Banca d’Italia), da organizzazione sindacali e imprenditoriali (Cgil, Confindustria), da istituzioni sovranazionali (Commissione europea). Neppure le dimissioni di ben sei autorevoli componenti della Commissione incaricata di definire i Livelli Essenziali delle Prestazioni, motivate dal timore di non riuscire a garantire su tutto il territorio nazionale i diritti sociali e civili, ponendo in tal modo la riforma al di fuori della cornice costituzionale e spaccando l’Italia, sembrano aver scalfito le sicurezze e la fretta dell’attuale responsabile della riforma.

QUALUNQUE GOVERNO “ragionevole” avrebbe almeno chiesto una pausa di riflessione per valutare le troppe critiche rivolte, non solo dall’opposizione politica, ma anche da chi non può essere tacciato di ostilità preconcetta né all’attuale maggioranza politica, né alla riforma in sé. Invece, incredibilmente, per uscire dall’impasse il ministro cerca di forzare i tempi e vorrebbe concludere comunque l’iter entro l’anno o al più tardi nei primi mesi del 2024. Evidentemente pensando alle elezioni europee più che non al buon esito della “sua” riforma.

In questo scenario le forze politiche di opposizione devono riflettere su quale sia la migliore strategia per cercare di fermare il treno dell’autonomia differenziata. Su queste pagine Francesco Pallante, qualche giorno addietro, ha denunciato l’inadeguatezza di una opposizione che, a suo modo di vedere, si limita a scongiurare i maggiori pericoli legati al processo di differenziazione in atto, ma che al fondo accetta il disegno complessivo. Meglio sarebbe chiedere di rinunciate del tutto a ogni tipo di autonomia differenziata.

Concordo sul punto che di questa autonomia non c’è nulla da salvare. Vorrei però aggiungere una riflessione che a me pare dirimente. Credo che l’acquisita consapevolezza del baratro nel quale stiamo per precipitare dovrebbe spingere le opposizioni a cercare di riacquistare la parola per indicare una possibile diversa via.
PASSARE in sostanza dalla difesa dell’esistente (l’attuale sfibrato sistema delle autonomie) ovvero della ricerca del meno peggio (una politica “migliorista” dell’autonomia differenziata), alla definizione di un altro regionalismo. Quello – per dirla in breve – di tipo solidale. Contrapporre in tal modo alle cattive ragioni dell’attuale maggioranza, le proprie buona ragioni. Passando dalla difesa all’attacco.

Si tratterebbe in sostanza di abbandonare – constatandone il fallimento – le politiche sin qui seguite. Evitando, per quanto possibile, di recriminare sul passato (chi è senza peccato scagli la prima pietra), ma mostrando finalmente di avere imparato la lezione.
NON SAREBBE un’impresa astratta o fondata solo su buoni sentimenti. Si tratterebbe invece di ripartire dalla costituzione. Perché il modello di regionalismo solidale è fissato nei principi fondamentali del nostro ordinamento: l’unità e indivisibilità della Repubblica come presupposto per poter promuovere e garantire la più ampia autonomia locale. Ma non è solo un articolo – l’articolo 5 – che deve porsi a base del rilancio dell’autonomia solidale, ma l’intero impianto della nostra costituzione che pone la dignità, la solidarietà, l’eguaglianza e il rispetto dei diritti inviolabili delle persone come presupposto e fine di ogni azione e da far valere in ogni parte del territorio nazionale.

Un modello incompatibile con il regionalismo devolutivo che guarda esclusivamente all’appropriazione di competenze e funzioni da parte dei territori ricchi del paese. Ricominciare da capo, ritornare alla costituzione inattuata, rivendicare un proprio modello, dovrebbe essere questo l’invito rivolto alle forze che si oppongono all’attuale degrado.

Non c’è da farsi illusioni, non è una questione di slogan, ma si tratta di un duro lavoro di scavo, che però può partire da subito, da significative indicazioni di priorità. Se l’attuale maggioranza si è impegnata a dare attuazione distorta (in contrasto con i principi della costituzione) all’articolo 116, III co, le opposizioni dovrebbero rilanciare proponendo di partire dall’articolo 119, V co. (che impone di promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà territoriale).

NON È CHE un esempio di quel lavoro complesso e di ridefinizione dei presupposti politici e culturali che le forze progressiste che hanno esaurito la loro spinta propulsiva, e non solo in materia di autonomia, dovrebbero poter saper adottare per sentirsi dire un giorno «ben scavato, vecchia talpa».

Da ultimo, s’intende che non sottovaluto affatto la necessità in parlamento di un’opposizione netta al disegno di legge Calderoli e poi alle future intese. Dunque, alla necessità di difendersi sul terreno scelto dagli avversari, rispondendo puntualmente e in modo argomentato allo scombiccherato e pericoloso progetto di autonomia differenziata portato avanti senza se e senza ma. Rilevo soltanto che se non hai una strategia, una prospettiva alternativa, non vincerai mai.

1 Comment
  • Paolo Barbieri

    4 Agosto, 2023 at 08:36 Rispondi

    Se è certamente vero che esiste un’alternativa a sinistra rispetto all’autonomia differenziata, ovvero il Regionalismo Solidale, come suggerisce il dottor Azzariti, è altrettanto vero che essa non è l’unica, e che una strategia prospettica alternativa è possibile, attivabile qui ed ora, capace di aggregare il popolo progressista, di fare della Costituzione un Bene Comune intangibile, come di riportare nel paese una manifesta maggioranza progressista, e di contribuire a mantenere l’asse politico europeo orientato al centrosinistra alle prossime elezioni.

    L’ho titolata “AGIRE con la Costituzione” e ho cercato di affidarla al nuovo PD che pare non saper coglierne il potenziale ne l’essenza.

    Ora l’affido all’OFFICINA DEI SAPERI perché le imprima quell’autorevolezza che da me non può ricevere, e quindi accendere su di essa l’attenzione che il momento politico suggerisce verso qualunque ipotesi operativa a sincero orientamento progressista.

    Copio incollo:

    “AGIRE con la Costituzione”:

    per aggregare il Popolo Progressista attorno al nuovo PD, liberandolo dalla necessità di comporre un “campo largo” e infido tra concorrenti (le coalizioni accorciano la vita di governi e maggioranze: è storia!)

    per tutelare la nuova segretaria da condizionamenti interni non desiderati

    per riportare l’astensionismo nel gioco democratico

    per non perdere 5 anni facendo solo opposizione, lasciando l’iniziativa ad una maggioranza parlamentare che non ci può piacere, minoranza nel paese, anche figlia di una pessima legge elettorale .

    perseguendo riforme qui ed ora perché le promesse non bastano più ad un elettorato sfiduciato, smarrito, confuso, indotto al secondo posto in Europa per analfabetismo funzionale (OCSE), che manifesta in modo erratico voglia di cambiamento.

    Si può fare! Coinvolgendo l’associazionismo culturale-progressista della cosiddetta Società Civile, nell’esercizio congiunto e sinergico degli articoli 71 e 50 della Costituzione, “REALIZZANDO”, una volta nella storia, quella Sovranità Popolare sempre astrattamente richiamata, “nelle forme e nei limiti consentiti”, andando oltre analisi, appelli e promesse.

    Anche se gli articoli citati, il 71, “Proposta di Legge di Iniziativa Popolare” (PLIP), e il 50, “Petizione alle Camere”, hanno nel tempo rivelato la loro debolezza nei confronti di parlamenti sordi ed arroganti, il loro esercizio congiunto e sinergico può dare ad essi un’efficacia importante e decisiva.

    In che modo?

    Per coinvolgere diversi gruppi sociali con diverse sensibilità e raggiungere più facilmente numeri imponenti e impositivi, e poiché lo sforzo organizzativo è pressochè uguale, si lanceranno contemporaneamente non una, ma 4/5/6 PLIP a comun denominatore progressista, in modo che 60mila cittadini possano firmarle tutte senza contorsioni contraddittorie.

    Una volta raggiunte le necessarie 60mila firme certificate (non proprio un’impresa impossibile), le PLIP verranno inserite in una formale Petizione alle Camere, con l’invito alla semplice sottoscrizione, anche via web, per raggiungere facilmente numeri importanti, che in democrazia sono decisivi.

    Quali i temi più LARGAMENTE popolari, coinvolgenti e quindi funzionali?

    1a) Oggi l’ambientalismo è obbligatoriamente sugli scudi, e una PLIP per la “Cessazione del consumo di suolo agricolo e/o del finanziamento energie fossili” in progressione molto rapida, sarebbe sicuramente accolta con partecipazione attiva da quel movimento, spesso nelle piazze a manifestare, o impegnato a pulire il mondo raccogliendo plastiche e rifiuti, o a imbrattare l’arte, ho a speronare baleniere coi gommon

    2a) Il sindacato chiede da lustri e decenni una norma che regoli la “Rappresentanza”, con tutto quel che vuol dire per il mondo del lavoro, e una LIP che soddisfi questa giusta richiesta, sarebbe sicuramente ben accolta e accompagnata attivamente nel suo percorso da quella grande forza organizzata.

    3a) La necessità di una buona “Legge elettorale che restituisca agli elettori il vero potere”, che non è quello di mettere una crocetta sul candidato cmq scelto dal segretario, ma quello di concorrere alla scelta dei candidati alla propria rappresentanza, anche territoriale, è avvertita dalla generalità dell’elettorato, oggi quanto mai!
    (Il prof Pasquino, esperto della materia, suggerisce la scelta tra i sistemi francese o tedesco “senza correzione alcuna”, positivamente collaudate da molte legislature da solide democrazie. E, aggiungo io, sarebbe assurdo impantanarci tra proporzionale puro maggioritario o misto, visto che abbiamo votato e rivotato con porcellum e rosatellum).

    4a) Una norma per rilanciare e blindare il SSN da desumere dai lavori dei FORUM TEMATICI del PD

    5a) Una norma per rilanciare la Pubblica Istruzione con particolare riguardo all’estensione di asili nido e scuole primarie a tempo pieno, per ridurre le disuguaglianze e promuovere una società più ricca in conoscenza, cultura ed educazione civica.

    6a) la sostituzione di quel che resta del Parlamento bicamerale dopo il taglio rozzo e brutale, cioè di fatto un monocameralismo diviso in due sezioni fotocopia e mal funzionanti, con la “Riforma Monocamerale dei proff Ferrara, Rodotà e altri di livello” negli archivi della Camera dal 1985.

    Una riforma raffinata e puntuale, elaborata in scienza e coscienza da grandi giuristi che avevano e hanno in stima la Costituzione e la centralità del Parlamento nella Repubblica Parlamentare, non per disprezzo, propaganda o risparmio di spesa, ma, già allora, per razionalizzare la funzionalità di quella istituzione.
    (Con questa eccellente riforma, solo da aggiornare in punta di cesello, si otterrebbero anche 2 effetti collaterali importanti: la cancellazione dei nomi di Calderoli, Salvini, Di Maio e Conte) dall’elenco dei riformatori della Carta, ruolo e titolo di cui non sono degni nel modo più assoluto, e una riduzione di spesa di oltre 500 milioni l’anno.)

    Una volta raccolte le 60mila firme su tutte le PLIP, esse verranno inserite, come già accennato, nella stessa unica formale “Petizione alle Camere” con l’invito, attraverso ogni strumento disponibile, alla Cittadinanza sensibilizzata a sottoscriverla e a diffonderla per partecipare così ad una azione CORALE, ASSERTIVA, COSTRUTTIVA e quindi capace di indurre entusiasmo!

    Per i temi proposti e le entità coinvolte, si può prevedere un numero di firme tali da non poter essere ignorato da qualsiasi Parlamento elettivo…altrimenti resterebbe l’art 40 da esercitarsi come conclave laico verso di esso.

    Con il successo di questa AZIONE, oltre le riforme proposte, “avremo fatto della Costituzione un BENE COMUNE blindato verso ogni ulteriore insulto”, ma aperto ad aggiornamenti da chi ne avrà l’autorevolezza, con l’avallo della Cittadinanza! E offerto agli astenuti la possibilità di rientrare nel gioco democratico, liberati dalla scelta triste del “male minore”.

    Questo è solo un modus operandi a disposizione di chi più ne sa e più può, modificabile e/o integrabile per il miglior risultato possibile per il Paese e per il popolo progressista.

    In vista delle prossime elezioni europee, col rischio reale di uno spostamento a destra dell’asse politico, sarebbe quanto mai importante una maggioranza relativa del nuovo Partito Democratico, dal quale cerco, invano, ascolto permeabile da mesi…”

    Distinti saluti e auguri per ottime opportunità!

    Paolo Barbieri La Spezia 328 48 66 424

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.