SANTORO: DIAMO VOCE ALLA PACE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SANTORO: DIAMO VOCE ALLA PACE da IL FATTO

Santoro: “Diamo voce alla pace”

ARCOBALENO – Il movimento pensa alle prossime europee: “Allarghiamo l’offerta”

ILARIA PROIETTI  27 AGOSTO 2023

“Un appello a tutte le persone di buona volontà per piantare più in alto la bandiera della pace, e perché questa diventi il centro di un progetto politico”. Michele Santoro sintetizza così l’appuntamento di ieri al Caffè de La Versiliana, “E se spuntasse l’arcobaleno?”, al fianco di Raniero La Valle, Luigi De Magistris e Ginevra Bompiani: il 30 settembre si saprà se la pace diventerà effettivamente un “arcobaleno” in corsa alle Europee 2024. Santoro scende quindi in campo anche se, par di capire, non per fare concorrenza a M5S e Pd, ma “perché quanti più partiti si confrontino col tema della guerra e della pace”. “Premessa: io non sono né nemico né concorrente. E da parte mia c’è una volontà unitaria, non ostile. Ma le ragioni della pace sono sotto-rappresentate. È giusto occuparsi del salario minimo e di chi perde il Reddito, ma diventa velleitario se non guardiamo all’intero Paese che si sta impoverendo per la guerra, che non ha più speranza. In questo senso, credo che arricchire l’offerta politica sia sempre un elemento importante in democrazia”. Ma il giornalista ha più di qualcosa da rimproverare, se si può dire così, agli inquilini del campo del centrosinistra rispetto al conflitto in Ucraina. Pur dando atto al M5S di avere maggiore sensibilità sul tema, “non viene posto in maniera prioritaria rispetto ad altre battaglie”. E allora il Pd? Peggio mi sento, anche se con la legge elettorale attuale corre la suggestione: non è che la nascitura creatura santoriana si tradurrà in una ospitata nelle liste dem per le Europee? La risposta è netta: no.

Se è vero che Elly Schlein ha aperto con le sue ultime dichiarazioni uno spiraglio di riflessione nuova sulle spese militari, “sarebbe molto interessante – rintuzza Santoro – se il Pd desse libertà di voto ai propri eletti rispetto all’invio delle armi in Ucraina e rispetto al quale io sono da sempre contrario, pur nella massima solidarietà al popolo invaso…”. La riflessione di Santoro&C. ora però sembra in questi termini: è meglio che in campo per la pace ci sia un’altra voce o accontentarsi di quel che passa il convento? “Per quel che mi riguarda, le distanze che mi dividono dal Pd non si possono azzerare, per quanti segnali di discontinuità Schlein possa realisticamente dare da qui in avanti. Oltre alla guerra a dividerci è altro. Io, per dire, mi riconosco sicuramente nell’intervento che il presidente Lula ha fatto di fronte al summit dei Paesi Brics: ecco, il Pd ha lo stesso coraggio del presidente brasiliano nel prendere le distanze dall’America? Perché se non si parla di questo, di banche, di geopolitica, di cosa si deve parlare? Di condizionatori?”. E qui il pensiero va all’ex premier Mario Draghi: pace o condizionatori? Un’alternativa “farlocca” rintuzza Santoro che ha un grande rammarico, soprattutto. E riguarda Silvio Berlusconi. “Credo che avesse il desiderio di una tribuna televisiva per dire quanto ritenesse inadeguata la politica di fronte all’orrore della guerra. Sarebbe stato un ritorno forte, da protagonista”.

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