L’OCCASIONE STORICA DI UNA LISTA UNITARIA. MA NIENTE SPETTATORI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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L’OCCASIONE STORICA DI UNA LISTA UNITARIA. MA NIENTE SPETTATORI da IL MANIFESTO

L’occasione storica di una lista unitaria. Ma niente spettatori

SINISTRA ALLE EUROPEE. Continua il ricco dibattito sulle pagine del manifesto. Qui il contributo di Raul Mordenti

Raul Mordenti  10/02/2024

L’Importante intervento di Mimmo Lucano sul manifesto (2 febbraio) ripropone l’urgente unità della sinistra. La stessa esigenza è stata manifestata da molti esponenti della sinistra di opposizione e dei movimenti intervenuti sul manifesto.

Credo che tutti questi compagni diano voce in modo autorevole al sentimento più presente e forte nel nostro popolo: quello dell’unità.

Ma proprio per la grande generosità che lo ispira, questo sentimento si è prestato in passato ad essere strumentalizzato e rovesciato in esiti paradossali e perversi.

In nome del sennòvinceberlusconi (sosia dell’attuale sennòvincelameloni) tanti compagni hanno votato per chi ha portato l’Italia in guerra contro la Costituzione, per chi ha distrutto l’articolo 18, per chi ha promosso la modifica del titolo V e l’autonomia differenziata, per chi ha favorito precariato e privatizzazioni (comprese sanità e scuola), per chi si è reso responsabile dell’omicida respingimento in mare dei migranti, per chi ha tentato la “schiforma” costituzionale Verdini-Boschi, per chi ha introdotto il sistema elettorale maggioritario e gli sbarramenti, cioè il sistema che garantisce la vittoria delle destre (con il sistema proporzionale Meloni, con suo 25% non avrebbe mai potuto governare), per chi (questo non lo dimenticheremo mai) ha votato al parlamento europeo l’equiparazione fra nazismo e comunismo; e questo elenco di orrori potrebbe purtroppo continuare. Tutto ciò è anche alla base del diffuso disgusto popolare per la politica e del montante astensionismo che colpisce al cuore la nostra democrazia.

Questo significa che l’esigenza dell’unità a sinistra non può e non deve essere disgiunta da elementi certi di programma, pochi ma veri e irrinunciabili, che si riducono in sostanza a tre: la priorità assoluta del rifiuto della guerra; la difesa intransigente della Costituzione antifascista; politiche per un lavoro non precario e per la difesa della natura dalla catastrofe ambientale che è già in atto. La lista per le europee promossa da La Valle e Santoro garantisce la fedeltà (non solo nelle parole ma nei fatti) a questo programma e può permettere di far tornare al voto, cioè alla democrazia, larghi settori popolari e specialmente giovanili, travolgendo con un’iniziativa unitaria dal basso la ghigliottina dello sbarramento. Possiamo davvero farcela!

Quella lista rappresenta dunque un’occasione storica e – direi – un dovere per tutti e tutte, perché è una necessità storica che sia rappresenta nel parlamento europeo l’Italia della pace e dei diritti. I partiti e i gruppi organizzati della sinistra, tutti, sono dunque chiamati a sostenerla e ad allargarne i confini nel (poco) tempo che ci resta, come si sono già impegnati a fare De Magistris (Unione popolare) e Acerbo (Rifondazione) e, per citarne solo uno fra tanti che stanno aderendo, anche un gruppo di provenienza diversa come «Risorgimento Socialista» (di Benzoni e Bartolomei).

Ma analoga responsabilità pesa oggi su intellettuali, artisti, artiste e leader naturali del movimento, di cui Mimmo Lucano è forse il simbolo più significativo. Che nessuno degli uomini e delle donne a cui guardiamo come ispiratori e guide, resti nella sua tenda, come Achille, mentre fuori infuria lo scontro, o, peggio ancora, accetti di prestarsi a figurare come ornamentale trofeo nel corteo dei vincitori (peraltro assai improbabili). Che nessuno pensi di poter difendere la propria misera rendita di posizione che consisteva nel porsi «un po’ più a sinistra del Pd» e della socialdemocrazia ultra-atlantica del capitale finanziario.

È questo il tempo della generosità e del coraggio, in cui non c’è più posto per l’opportunismo o per il settarismo micro-identitario e autoreferenziale. Il movimento di classe non perdonerebbe simili atteggiamenti nell’epoca drammatica che viviamo, l’epoca della guerra capitalistica e dell’assalto finale delle forze reazionarie alla democrazia italiana ed europea.

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