GUERRA E DIRITTI, CAMBIARE PROGRAMMA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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GUERRA E DIRITTI, CAMBIARE PROGRAMMA da IL MANIFESTO

guerra e diritti, cambiare programma

FRONTE ITALIA. Facciamo l’ipotesi che il Pd, alla testa di un’opposizione unita (qui già l’ipotesi traballa) segni un punto in quella che evidentemente considera la partita politica più importante del momento, la […]

Andrea Fabozzi  09/02/2024

Facciamo l’ipotesi che il Pd, alla testa di un’opposizione unita (qui già l’ipotesi traballa) segni un punto in quella che evidentemente considera la partita politica più importante del momento, la conquista di uno spazio maggiore nella televisione pubblica. Bene, da queste casematte guadagnate – o più realisticamente difese – quali contenuti intende diffondere il Pd, tanto diversi da quelli che quotidianamente ci propone tele-Meloni?

Prendiamo tre questioni che a noi sembrano le più urgenti, tutte e tre hanno a che fare con le guerre.

Ieri la camera dei deputati ha approvato la proroga per tutto il 2024 delle procedure eccezionali necessarie per continuare ad armare l’Ucraina.

Per un altro anno si mettono tra parentesi le leggi ordinarie che vietano di cedere armi agli stati in guerra e obbligano in ogni caso a informare sempre dettagliatamente e pubblicamente il parlamento sul materiale trasferito all’estero. Otto spedizioni segrete si sono già succedute e tra pochi giorni saranno due anni dall’invasione russa. I gruppi 5 Stelle e Sinistra/Verdi hanno votato contro ma il Pd ha votato a favore (con quattro eccezioni) dunque giudica che si possa continuare così. Quando ormai la possibilità che l’Ucraina armata dall’occidente sconfigga la Russia e la ricacci indietro è esclusa da chiunque: cancellerie estere, governo italiano (più facilmente off the record ma non solo) e persino militari di Kiev. Stati uniti e alleati sanno benissimo e dichiarano ormai apertamente che solo il flusso continuo di armi e denaro dall’estero tiene in piedi la guerra di trincea, capace di moltiplicare le morti ma non di risolvere il conflitto. Eppure invece di usare questo dato di fatto in una trattativa con la Russia per impegnarla in un negoziato che preveda, inevitabilmente, concessioni da entrambe le parti, preferiscono tenere in piedi la finzione di una possibile vittoria. Lo sforzo bellico deve continuare, quello diplomatico neanche iniziare.

Votando ancora una volta a favore delle procedure eccezionali per armare l’Ucraina, il Pd contraddice quello che proprio Schlein aveva detto qualche settimana fa: «Bisogna evitare l’esportazione di armi verso i conflitti». E aveva aggiunto: «In particolare verso Israele, non si può rischiare che le armi vengano utilizzate per commettere crimini di guerra». Immediatamente erano arrivati i distinguo dal suo partito, tanto che la segretaria aveva dovuto giurare «supporto all’Ucraina senza ambiguità». Senza però domandarsi, non ancora, se il modo migliore per supportare gli ucraini sia effettivamente quello di tenerli incastrati in un conflitto che può solo moltiplicare i morti. Quanto all’importante dichiarazione su Gaza, le più forti smentite sono venute dall’interno del Pd, così come le prese in giro sul fatto che in questo momento le forniture di armi italiane a Tel Aviv sono bloccate (proprio nel rispetto di quella legge che per l’Ucraina viene scavalcata). Ma il passaggio più importante era un altro, e cioè la denuncia da parte di Schlein, per quanto prudente, che a Gaza Israele sta compiendo crimini di guerra.

Peccato che i comportamenti del partito non siano all’altezza di quella denuncia, anche quando chiede il cessate il fuoco. Perché la dimensione del massacro in atto è tale («plausibile genocidio» per la corte internazionale dell’Aja) che richiede di mettere la denuncia dell’azione di Israele al primo posto dell’intervento politico – più dell’occupazione della Rai, per capirci. Il governo italiano con la sua inerzia o peggio, per esempio quando si è astenuto sulla tregua nell’assemblea Onu o quando è corso a definanziare l’agenzia che si occupa dell’assistenza ai palestinesi, offre continui argomenti per impugnare con decisione la battaglia per la salvezza della Palestina, anche nelle piazze, ma il Pd non li coglie. Non vedendo, tra l’altro, che il moto di indignazione mondiale verso l’azione di Netanyahu non fa sconti elettorali a una sinistra che non sa distinguersi dalla destra.

Infine cos’ha da dire il Pd su quello che a noi sembra lo scandalo più grave in corso sul territorio nazionale, quello dei Centri di permanenza per il rimpatrio, territori fuori dal controllo e dalle leggi, fabbriche di suicidi appaltate ai privati dove finiscono i più sfortunati tra i migranti che arrivano in Italia fuggendo da guerre e sconvolgimenti climatici? Perché la sua voce che pure in materia potrebbe alzarsi più forte di quella dei 5 Stelle – che su migranti e sicurezza hanno pensanti ambiguità – non si sente o resta flebile? Perché non ne chiede la chiusura immediata – di tutti non solo di ponte Galeria? Perché non chiama in parlamento a riferire ministri e poliziotti? Probabilmente perché ha addosso il peso delle responsabilità di chi ha introdotto la detenzione amministrativa per i migranti, quasi trent’anni fa, o perché l’idea di aprire un Cpr in ogni regione era stata sua in origine: Piantedosi oggi copia Minniti allora.

Il Pd è capace di fare autocritica sulla lottizzazione della Rai, adesso. Provi a farla anche sulle politiche dell’immigrazione. Ed eviti di doverla fare presto sulla guerra.

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