ANALISI: “I POVERI VOTANO LE LE PEN, I BORGHESI MACRON” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ANALISI: “I POVERI VOTANO LE LE PEN, I BORGHESI MACRON” da IL FATTO

“Se i poveri votano Le Pen i borghesi hanno Macron”

LA “GAUCHE” È IN CRISI – I due economisti Cagé & Piketty, analizzando le elezioni dal 1789 al 2022, tracciano i profili dei cittadini di destra e sinistra oggi: operai dei paesini contro i garantiti di città

LUANA DE MICCO  24 SETTEMBRE 2023

Il voto a Emmanuel Macron nel 2022 è stato il più “borghese” di sempre in Francia. È una delle conclusioni del nuovo lavoro di Thomas Piketty, Une histoire du conflit politique (edito da Seuil), una storia documentata delle elezioni e delle disuguaglianze sociali in Francia dal 1789 al 2022, che è anche una storia politica odierna, scritta a quattro mani insieme alla collega e moglie Julia Cagé.

Da una semplice domanda – chi vota per chi e perché – i due economisti hanno costruito un saggio di oltre 850 pagine, non proprio di facile lettura, a partire da un’enorme mole di dati: i risultati delle elezioni degli ultimi 250 anni, 41 legislative e 12 presidenziali, consultati negli archivi di 36 mila Comuni con l’aiuto di una squadra di studenti e collaboratori (dati disponibili online: Unehistoireduconflitpolitique.fr). I media francesi ne parlano come dell’“evento intellettuale” dell’autunno. Fioriscono recensioni e interviste. Molto lo si deve alla notorietà di Piketty, economista “star” della diseguaglianza sociale, docente all’École d’économie de Paris e autore nel 2013 del best-seller Il Capitale nel XXI secolo (Bompiani, 2018), mentre Cagé è prof. di Economia a Science Po Paris.

I due studiosi analizzano come le disuguaglianze sociali hanno determinato i comportamenti elettorali dei francesi da più di due secoli e concludono che, nell’evoluzione del voto, ha assunto un ruolo sempre più determinante un solo fattore: la “classe geo-sociale” degli elettori, definita da ricchezza, reddito, professione, luogo di residenza. Gli altri criteri “classici” – sesso, età, religione, origini della famiglia – avrebbero assunto via via un’incidenza secondaria. Questo spiegherebbe l’attuale spaccatura del corpo elettorale francese, “bipolare” ancora negli anni 90 (destra-sinistra), nei tre blocchi che dominano oggi lo scacchiere politico: social-ecologico, liberal-progressista e nazional-patriottico. Il peso del fattore “geo-sociale” non è mai stato così rilevante come alle ultime presidenziali e legislative del 2022: “Il voto per il blocco centrale liberal-progressista registrato nello scrutinio appare come uno dei più ‘borghesi’ osservato da due secoli, nel senso che riunisce un elettorato socialmente molto più favorito della media, in proporzioni inedite rispetto ai precedenti storici”. Sono le classi più agiate, i francesi che vivono nei Comuni più ricchi e nei bei quartieri delle città, ad aver portato Macron all’Eliseo più di quanto abbiano contato per Jacques Chirac o Valery Giscard d’Estaing.

Piketty e Cagé hanno smantellato anche alcuni luoghi comuni sul voto per il Rassemblement National (il partito di Marine Le Pen, ndr), che si ritiene spesso determinato da questioni legate all’identità, all’immigrazione e alla religione. Se negli anni 80 il voto per il Front National (stesso partito ma allora con nome diverso, ndr), all’epoca guidato da Jean-Marie Le Pen, si concentrava in effetti nei Comuni a forte presenza di stranieri e nelle banlieue, dal 2000, e soprattutto dal 2017, queste variabili sono diventate secondarie. Il voto per la figlia del “patriarca” Marine, alla testa del partito dal 2011, arrivata due volte al ballottaggio delle presidenziali, nel 2017 e 2022, non è un voto anti-immigrati o anti-Islam, come spesso si crede, ma innanzitutto un voto di “abbandono socio-economico”, che si è spostato dalle periferie alle campagne, dove la proporzione di operai ora è più elevata. In una recente intervista, Piketty ha spiegato: “Il voto a Rn è un voto popolare rurale, dei borghi, dei Comuni poveri colpiti dalla deindustrializzazione, dove più che altrove si esprimono le preoccupazioni socio-economiche e l’impressione di essere stati penalizzati dal processo di integrazione europea ed economica internazionale”. Per i due economisti questo dato deve fornire nuove linee guida alla sinistra che negli anni si è lasciata sfuggire il voto delle campagne.

Piketty è notoriamente vicino alla gauche. Nel 2017 sostenne il candidato socialista all’Eliseo Benoît Hamon e la sua proposta di revenu universel, una sorta di Reddito di cittadinanza, che però raccolse un magro 6,4% al primo turno. Oggi Piketty è vicino alla Nupes, l’alleanza delle sinistre. Qualche giorno fa, i due economisti hanno presentato il loro libro al Conservatorio delle arti e mestieri di Parigi davanti a centinaia di militanti di sinistra e a Jean-Luc Mélenchon, il leader di La France Insoumise. “Il programma della Le Pen parla alle classi popolari rurali, con proposte forti, come il prestito a tasso zero per le giovani coppie – ha spiegato Cagé –. Per riconquistare il voto delle campagne, la sinistra deve avanzare proposte alternative e concrete su servizi pubblici, proprietà, reindustrializzazione, tematiche su cui dispone di punti di forza superiori al Rn, in particolare sulle modalità di finanziamento delle misure e sul contributo dei più ricchi”.

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