5 MINUTI PER LA BANDIERA DELLA PALESTINA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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5 MINUTI PER LA BANDIERA DELLA PALESTINA da IL MANIFESTO

La bandiera della Palestina

PAROLE E DIVIETI. A Londra sono scese in strada quasi un milione di persone e le bandiere della Palestina erano ovunque. Niente di lontanamente paragonabile è accaduto a Roma alla manifestazione del Pd

Andrea Fabozzi 12/11/2023

«Non ci lasciamo qui», la promessa di Elly Schlein alla piazza del Pd è innanzitutto un augurio a se stessa. Davanti ai militanti del suo partito, la segretaria trova quel coraggio che troppo frequentemente dimentica quando torna tra i «capibastone» – definizione sua – del Pd. Ha fatto un buon discorso ieri in piazza del Popolo a Roma. Ha trovato le parole giuste quasi su ogni argomento, persino quello più urgente e che più lasciava presagire male, viste le prudenze e i divieti dei giorni scorsi: la guerra di Israele a Gaza. «La brutalità di Hamas», ha detto, «non giustifica le brutalità sui palestinesi, il massacro dei civili, le bombe che cadono sulle scuole, sugli ospedali e sui campi profughi». «La popolazione di Gaza», ha aggiunto, «già prima viveva in una condizione insostenibile, le loro sofferenze non valgono di meno. Hamas non rappresenta il popolo palestinese». Schlein ha anche ricordato come «la legittima aspirazione a uno stato palestinese» sia diventata «un miraggio a causa degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania, persistente violazione del diritto internazionale».

Sono cose che da tempo dice l’Onu, a costo di prendersi l’accusa di antisemitismo. E che, andando avanti sempre più pesantemente la punizione collettiva di Netanyahu, cominciano a dire anche i più prudenti tra i capi di stato. Ma restano ancora parole difficili e rare nel partito di cui Schlein è segretaria. Non a caso nessuno dei tanti oratori che l’hanno preceduta ieri sul palco (con l’eccezione del presidente dell’Arci) ha chiesto a gran voce il cessate il fuoco come ha fatto lei. Nel frattempo però, mentre Schlein diceva quelle cose, nella piazza le bandiere della Palestina, quelle che esprimono «la legittima aspettativa» del suo popolo, non c’erano. Se sono apparse, appena tre o quattro, è stato solo per qualche minuto. Tirate immediatamente via dalle forze dell’ordine che hanno anche ammonito chi ci ha tentato non si sa in nome di quale legge. Bandiere considerate una minaccia all’ordine pubblico, perché il Pd, in quella piazza, non le voleva.

Non fosse stato così, magari qualche militante del partito democratico l’avrebbe portato volentieri con sé quel vessillo che rappresenta i civili «le cui sofferenze non valgono meno». Magari l’avrebbe sventolato in alto, sentendo la segretaria dire che «niente può giustificare le brutalità che la Palestina sta subendo». Invece no e a noi resta così un’altra prova delle ambiguità del Pd. Che si incaglia in decisioni illogiche – il divieto di bandiera, il servizio d’ordine a vigilare con l’ausilio della Digos – pur di non affrontare i suoi problemi interni e non sfidare i moderatismi che lo avviluppano. La bandiera è un pezzo di stoffa, non è un’arma. La bandiera di uno stato che non può nascere «per le persistenti violazioni del diritto internazionale» andrebbe alzata più in alto, non nascosta e temuta. La bandiera è sempre un simbolo e da ieri lo è anche la bandiera mancata, un simbolo del guado che Schlein ancora non varca.

Intanto a Londra scendevano in strada quasi un milione di persone e le bandiere della Palestina erano ovunque. Niente di lontanamente paragonabile è accaduto a Roma. Dove però il Pd da solo – i leader dei partiti alleati erano presenti in visita, senza popolo – ha comunque riempito una piazza. Per la segretaria una bella prova che la accompagna al tempo delle scelte non più rinviabili. Considerata ancora un corpo estraneo dalle correnti del suo partito, vorrà sfidarle sulle scelte politiche importanti? La nettezza delle sue dichiarazioni di principio, diventerà azione politica concreta? Oppure la segretaria sceglierà di rimandare ancora, affidando – come altri prima di lei – la resa dei conti interna alle elezioni europee? È probabile che Schlein stia pensando proprio a questo, di fare di quel voto una sorta di secondo congresso. Sperando di portare a casa un successo, una percentuale sufficiente per avere la forza di imporsi definitivamente sulle prudenze dei «capibastone». Rischia di essere una scommessa sbagliata. Perché alle elezioni europee mancano oltre sei mesi, nel frattempo il Pd con il moderatismo e le indecisioni può solo rattrappire (ieri un sondaggio lanciava i primi segnali). Molto tempo per provare a cambiarlo non c’è.

Sequestri e identificazioni, polizia e servizio d’ordine a caccia dei simboli di stoffa

ROMA. Alla manifestazione chiamata da Elly Schlein qualcuno ha provato a entrare con il vessillo della Palestina o con la kefiah

Lidia Ginestra Giuffrida 12/11/2023

Nonostante la «forte raccomandazione» dei vertici del partito democratico a non portare bandiere diverse da quelle del Pd e della pace, ieri in piazza del Popolo a Roma alcune bandiere della Palestina sono arrivate. «Per me un partito chiamato democratico non può bannare questa bandiera in un momento in cui a Gaza c’è un genocidio. In questa piazza si sta parlando sempre delle solite cose. Noi in Italia abbiamo un accordo militare con Israele, finanziamo l’invio di armi, secondo me il Pd avrebbe dovuto denunciare come prima cosa che c’è un massacro in atto davanti agli occhi di tutti a Gaza. L’idea di censurare una piazza, vietando una bandiera, mi fa proprio schifo», dichiara una delle persone che è riuscita ad entrare in piazza del Popolo con la bandiera palestinese, nonostante fosse stata fermata dalle forze dell’ordine. C’è anche chi è stato identificato perché indossava la kefiah.

Insieme a lui anche altre due studentesse e uno studente: «È ridicolo che il Pd, il secondo partito del paese, non prenda una posizione netta e chiara contro il genocidio che in corso in Palestina, non solo dal 7 ottobre ma da più di 70 anni. Nessuno di noi è contento che siano morti 1.200 israeliani o degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas, ma è assolutamente ridicolo che quello che sta facendo Israele a Gaza continui ad essere chiamato autodifesa», dichiara una di queste ragazze. Poco prima che i giovani riuscissero ad entrare nella piazza, invece, un gruppo di persone di Unione sindacale di base sono state fermate dalla Digos e gli è stata vietata l’entrata perché anche loro avevano alcune bandiere della Palestina. «Hanno fermato e tolto le bandiere a un sacco di persone. Noi siamo entrati lo stesso, nonostante racconti tante cose è semplicemente una bandiera. Il fatto che la volessero bannare dimostra che ci sia un’enorme ipocrisia di fondo. In una situazione del genere non si può essere cauti e moderati. Non siamo assolutamente contro Israele ma contro Netanyahu e le sue politiche di oppressione», conclude un altro dei ragazzi in piazza con la bandiera palestinese.

Ai giovani sono stati concessi cinque minuti con le bandiere, poi sono stati costretti ad andar via minacciati dal personale di sicurezza che stava monitorando la piazza.

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