MIGRANTI: IL VIMINALE VALUTA IL BLOCCO DELLE NAVI OCEAN VIKING E HUMANITY 1 da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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MIGRANTI: IL VIMINALE VALUTA IL BLOCCO DELLE NAVI OCEAN VIKING E HUMANITY 1 da IL FATTO e IL MANIFESTO

Migranti, direttiva del ministro Piantedosi: il Viminale valuta il blocco delle navi Ocean Viking e della Humanity 1

Sono circa 500, con sei diversi barconi, i migranti giunti a Lampedusa dalla scorsa notte e fino a questa mattina. Nella struttura di primissima accoglienza, al momento, ci sono di nuovo 1.154 persone a fronte di 350 posti disponibili. Il sindaco: “In poco tempo mi sono state consegnate le salme di due bimbi carbonizzati, più altri quattro corpi”

F. Q. | 25 OTTOBRE 2022

Mentre alla Camera la premier Giorgia Meloni stava pronunciando il discorso che prelude la richiesta della fiducia, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, già capo di gabinetto quando Matteo Salvini era capo del Viminale, ha esordito sul fronte migranti. Il neo-ministro ha emanato una direttiva ai vertici delle Forze di polizia e della Capitaneria di porto perché informino le articolazioni operative che il ministero degli Affari esteri, con note verbali alle due ambasciate degli Stati di bandiera (Norvegia e Germania), ha rilevato che le condotte delle due navi Ocean Viking e della Humanity 1 attualmente in navigazione nel Mediterraneo non sono “in linea con lo spirito delle norme europee e italiane in materia di sicurezza e controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione illegale”. In cosa consistono queste violazioni? Nel fatto che le operazioni di soccorso sono state svolte “in piena autonomia e in modo sistematico senza ricevere indicazioni dall’Autorità statale responsabile di quell’area Sar, Libia e Malta, che è stata informata solo a operazioni avvenute”. E anche l’Italia è stata informata “solo a operazioni effettuate”.

Quale che sia la motivazione, la conseguenza pratica è che, sulla base dell’articolo 19 della Convenzione internazionale delle Nazioni unite sul diritto del mare, sarà valutata ai fini dell’adozione da parte del titolare del Viminale, in qualità di Autorità nazionale di pubblica sicurezza, la misura del divieto di ingresso nelle acque territoriali. Secca la risposta delle ong: al momento “non abbiamo ricevuto alcuna diretta comunicazione dalle autorità italiane. Come organizzazione di ricerca e soccorso seguiamo la legge internazionale del mare, salvando persone in difficoltà”, ha commentato Sos Humanity, la ong tedesca che gestisce la nave Humanity One, al momento in acque ad est di Malta con a bordo 180 persone soccorse.Intanto sono circa 500, con sei diversi barconi, i migranti giunti a Lampedusa dalla scorsa notte e fino a questa mattina. I furgoncini fanno la spola dal molo Favarolo all’hotspot di contrada Imbriacola dove vengono portati i migranti e con mezzi che poi spostano gli ospiti della struttura, quelli presenti già da qualche giorno, verso il porto. Nonostante i quotidiani trasferimenti con il traghetto di linea, nella struttura di primissima accoglienza, al momento, ci sono di nuovo 1.154 persone a fronte di 350 posti disponibili. Per la mattinata la Prefettura ha disposto il trasferimento, con la motonave che giungerà in serata a Porto Empedocle, di 110 migranti. E altri 80 lasceranno l’isola in serata. “Non è semplice fare il sindaco di queste isole. Nelle ultime 72 ore sono successi degli eventi tragici, che mi hanno colpito profondamente. In poco tempo mi sono state consegnate le salme di due bimbi carbonizzati, più altri quattro corpi giunti oggi pomeriggio sulla nostra banchina, ed altre persone risulterebbero disperse in mare – dice il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino- A questo si è aggiunta l’altra tragica notizia di ieri, riguardante un nostro giovane compaesano, che mi ha letteralmente scosso. Sono fatti che lasciano l’amaro in bocca e tanta tristezza. Il mio cordoglio e quello dell’amministrazione comunale va alla famiglia del giovane Pietro, e a tutte le famiglie di quei migranti dei quali non sappiamo nemmeno il nome“.

Si è concluso invece a Pozzallo lo sbarco di 147 migranti dalla nave della Guardia Costiera ‘Aringhieri’. Sono di nazionalità egiziana, siriana, sudanese, pakistana e bengalese sono tutti in discrete condizioni di salute e negativi al Covid. “Saranno tutti ospitati – aggiunge il sindaco del paese marinaro del Ragusano, Roberto Ammatuna – nell’hotspot di Pozzallo. Come al solito tutte le operazioni si sono svolte nel massimo ordine. Un ringraziamento doveroso va alle forze dell’ordine, al personale sanitario, alla Protezione civile, alle organizzazioni umanitarie e naturalmente alla Prefettura di Ragusa che ha coordinato tutte le operazioni di sbarco”. Il sindaco di Pozzallo ritiene “rassicuranti le parole del ministro Piantedosi che – osserva Ammatuna – ha sottolineato che prima di tutto occorre salvare le vite umane in mare e naturalmente non trascurare mai l’approccio umanitario”. Due barconi a rischio al largo della Libia con a bordo complessivamente 1.300 persone. Su una delle imbarcazioni – partite da Tobruk – ci sarebbe anche un morto. La segnalazione arriva da Alarm Phone.

“La nostra intenzione è sempre la stessa. Ma se non volete che si parli di blocco navale lo dirò così: è nostra intenzione recuperare la proposta originaria della missione navale Sophia dell’Unione europea che nella terza fase prevista, e mai attuata, prevedeva proprio il blocco delle partenze dei barconi dal nord Africa. Intendiamo – ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo discorso per la fiducia alla Camera – proporlo in sede europea e attuarlo in accordo con le autorità del Nord Africa, accompagnato dalla creazione sui territori africani di hotspot, gestiti da organizzazioni internazionali, dove poter vagliare le richieste di asilo e distinguere chi ha diritto ad essere accolto in Europa da chi quel diritto non ce l’ha”.

Sull’immigrazione proposte già sentite e mai attuate

Dalla missione Ue agli hotspot in Africa Meloni rispolvera vecchi progetti sperimentati e accantonati in passato

Carlo Lania   25/10/2022

Tre minuti in coda al discorso programmatico per liquidare l’immigrazione con proposte vecchie e difficilmente realizzabili. Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si preparava a bloccare due navi delle ong, alla Camera Giorgia Meloni rispolvera idee che in sei anni di cosiddetta «emergenza immigrazione» l’Unione europea ha discusso e sperimentato, salvo poi archiviarle quasi tutte proprio perché inattuabili. Proposte avanzate sempre in nome di una presunta «lotta agli scafisti» ma che, puntualmente, hanno sempre finito per colpire i migranti.

Ed è proprio da lì, dal contrasto alle organizzazioni criminali che speculano sulla disperazione dei migranti che ovviamente la premier parte. «Il nostro obiettivo è impedire che sull’immigrazione l’Italia continua a farsi fare la selezione dagli scafisti», consentendo gli ingressi solo attraverso il decreto flussi. Pochi dubbi sul come fare: «Se non volete che si parli di blocco navale lo dirò così: dobbiamo recuperare la proposta originaria della missione navale Sophia dell’Unione europea che nella terza fase prevista, anche se mai attuata, prevedeva il blocco delle partenze dei barconi dal Nord Africa». Quello che Meloni non dice sono gli ostacoli incontrati dalla missione Ue (che in cinque anni di attività ha comunque salvato più di 45 mila uomini, donne e bambini). Ostacoli principalmente politici.

Per poter portare a termine il suo mandato, che nella terza fase prevedeva l’ingresso nei porti libici per affondare le imbarcazioni degli scafisti, erano infatti necessarie condizioni precise: un mandato dell’Onu e l’autorizzazione del governo libico senza la quale ogni azione sarebbe stata interpretata come un atto di guerra. Dalle Nazione unite non è mai arrivato il via libera, ma la difficoltà principale si è avuta nell’impossibilità di fare riferimento a un’autorità libica riconosciuta.

All’epoca, era il 2015, la Libia era divisa tra il governo di Tripoli, guidato dal premier al Serraj e sostenuto dall’Italia, e quello di Bengasi fedele al generale Haftar appoggiato dall’Egitto. Stringere un accordo con uno dei due avrebbe provocato la reazione dell’altro. Oggi la situazione è molto più complicata. La Libia è un Paese spaccato in tre tra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, con almeno due governi e tre parlamenti e qualcosa come 700 milizie che si fronteggiano. E come se non bastasse con la presenza ingombrante di Turchia, Russia ed Egitto. Trovare una soluzione che metta d’accordo tutti è praticamente impossibile. Finirà, purtroppo, con il solito sostegno di mezzi e soldi alla Guardia costiera libica perché continui a riportare i migranti nel centri di detenzione.

Poi ci sono gli hotspot in Africa. Meloni ne ha parlato anche ieri alla Camera spiegando che dovranno essere gestiti dalle organizzazioni umanitarie e dovranno servire a vagliare le richieste di asilo. «Per distinguere chi ha diritto a essere accolto n Europa e chi quel diritto non ce l’ha», ha spiegato. Anche in questo caso nulla di nuovo. Era il 2018 quando la Commissione europea propose di far sbarcare i migrati in «piattaforme regionali» gestite dall’Onu in collaborazione con l’Ue, di fatto hotspot da collocare lungo le coste del nord Africa dove separare i migranti economici dai richiedenti asilo. Qualcosa di molto simile la propose anche l’allora ministro degli Esteri Moavero Milanesi, preferendo però chiamarli «centri di assistenza, informazione e protezione» dei migranti. Non se ne fece nulla. Il primo ad avanzare qualche resistenza fu il presidente francese Emmanuel Macron, ma non fu l’unico. All’epoca il «Guardian» riferì della contrarietà espressa dall’Unione africana, secondo la quale il progetto violava il diritto internazionale secondo il quale le richieste di protezione vanno presentate nei Paesi ai quali si intende chiedere asilo.

Infine i fondi all’Africa. Meloni ha parlato di un non meglio specificato «piano Mattei» (il riferimento è a Enrico Mattei) di investimenti. «Un modello virtuoso di collaborazione e di crescita tra Unione europea e nazioni africane». Sorvolando sul fatto che da anni l’Ue investe in progetti di sviluppo in Africa, va detto che comunque servirebbero anni per vedere i primi risultati. E a chi le ha ricordato che non si tratta di una novità, ieri la premier ha risposto con sicurezza: «Dite che c’è già stato? Allora non è quello cui penso io. Parlo da tempo con diverse organizzazioni di patrioti africani e neanche loro se ne vogliono andare da casa».

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