“IL PIZZATICO”: LO STATO RICATTA CHI SBARCA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“IL PIZZATICO”: LO STATO RICATTA CHI SBARCA da IL MANIFESTO

5mila euro per restare liberi. Lo Stato ricatta chi sbarca

ILLEGITTIMA DIFESA. Il decreto attuativo firmato da Piantedosi, Nordio e Giorgetti crea un cortocircuito senza soluzioni. Ma la partita vera è il trattenimento dei richiedenti asilo, introdotto dal dl Cutro. Il governo punta a detenere chi viene da uno degli 11 paesi considerati sicuri

Giansandro Merli  23/09/2023

La libertà ha un prezzo? Secondo il governo italiano se sei un richiedente asilo appena sbarcato vale 4.938 euro. Soldi con cui è possibile evitare il trattenimento, che altrimenti diventa la condizione in cui svolgere la «procedura accelerata in frontiera». Cioè un iter per la richiesta di protezione internazionale particolarmente rapido che in seguito al dl Cutro, poi convertito in legge, può essere realizzato in condizione di privazione della libertà personale.

ANDIAMO CON ORDINE, perché l’architettura giuridica è estrosa e va spiegata. Ieri è stato pubblicato uno dei decreti attuativi della norma varata dopo il naufragio del 26 febbraio scorso davanti alle coste calabresi. Lo firmano i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Carlo Nordio (Giustizia) e Giancarlo Giorgetti (Economia). Prevede che chi sbarca in Italia senza passaporto può evitare il trattenimento attraverso la «garanzia finanziaria» indicata sopra. Ma attenzione: «La garanzia finanziaria è prestata in una unica soluzione mediante fideiussione bancaria o polizza fideiussoria assicurativa ed è individuale e non può essere versata da terzi». In pratica può farla solo la persona appena arrivata. Mettiamo per assurdo che abbia 5mila euro in tasca, come fa a versarli in banca per ottenere la fideiussione non avendo i documenti? Se avesse un passaporto, del resto, non rientrerebbe nella casistica. E allo stesso modo: facciamo finta che abbia un conto-deposito valido nel circuito internazionale con tale somma depositata, come può concludere la procedura senza un documento che lo identifichi?

AL DI LÀ DEGLI ASPETTI paradossali, comunque, viene introdotto per la prima volta nel diritto italiano un meccanismo di garanzia economica per evitare la detenzione. Un po’ come nei sistemi anglosassoni, ad esempio negli Usa, dove però la cauzione riguarda il campo del penale. O, a pensar male, come in Libia dove gli aguzzini protetti e sovvenzionati anche da Italia e Unione Europea liberano le persone in cambio di un riscatto. Che però lì può essere pagato anche da terzi, in genere le famiglie che si indebitano dopo aver assistito in video alle torture dei loro cari. «Il valore di questa innovazione non resterà limitato al diritto dell’immigrazione, riguarderà anche altri campi», sottolinea l’avvocato dell’Asgi Salvatore Fachile. In termini di riduzione di diritti e garanzie, del resto, i migranti hanno fatto spesso da apripista per tutti gli altri.

IN OGNI CASO il decreto di ieri è solo il dito rispetto alle trasformazioni nella gestione dei fenomeni migratori a cui il governo Meloni sta lavorando. Lo è persino rispetto all’aumento dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e del periodo massimo di detenzione amministrativa stabiliti due giorni fa dal dl Sud. La luna a cui bisogna guardare, infatti, è l’articolo 7 bis del dl Cutro, sotto il titolo «Disposizioni urgenti in materia di procedure accelerate in frontiera». È quello a stabilire che l’iter più rapido, e dunque con meno garanzie per il richiedente, può essere applicato a chiunque chiede asilo in frontiera o nelle zone di transito. Non solo: viene messa nero su bianco una finzione giuridica che estende la nozione di frontiera oltre il suo significato geografico. Perché istituisce degli «appositi locali», che non devono essere necessariamente ubicati vicino ai luoghi di confine, in cui queste procedure express possono svolgersi come se ci si trovasse in frontiera.

IN PRATICA DELLE STRUTTURE in cui la persona è trattenuta. Attenzione: non si tratta necessariamente dei soliti Cpr. Soprattutto, questi luoghi sono intesi come una sorta di limbo esterno al territorio nazionale. Una figura di incredibile efficacia per dimostrare, attraverso le stessi leggi dello Stato, il carattere di finzione intrinseco alle frontiere. Infatti secondo il dl Cutro solo ottenendo l’asilo o almeno il provvedimento di sospensiva durante il ricorso al diniego della commissione si viene «ammessi al territorio nazionale». Come se durante la procedura all’interno di tali strutture ci si trovasse altrove.

IL GOVERNO STA LAVORANDO da mesi alla realizzazione di questi luoghi. Il primo aprirà a Modica. Mancano ancora i dettagli e rimangono diverse zone d’ombra, logistiche e giuridiche, che andranno chiarite. Ma dovrebbe funzionare così: una zona equivalente a un hotspot, sebbene per ora l’apertura di una nuova struttura di questo tipo non risulti da nessuna norma, che può ospitare circa 200 persone ed è dedicata alla pre-identificazione, anche per reindirizzare i vulnerabili; un luogo di trattenimento con una ottantina di posti cui accede chi è selezionato per le procedure accelerate. Questa forma di detenzione, su cui comunque servirà la convalida del giudice ordinario e non del giudice di pace dal momento che si tratta di richiedenti asilo, può durare fino a un massimo di quattro settimane. Entro la prima ci sarà, da remoto, l’esame della commissione territoriale d’asilo. In cinque giorni arriverà l’esito e per 14 varrà la possibilità di fare ricorso. Ammesso che il richiedente trovi un avvocato.

TEORICAMENTE chiunque sbarca potrebbe essere sottoposto a tale procedura, ma tutto lascia credere, e recenti dichiarazioni di Piantedosi lo confermano, che riguarderà principalmente chi viene da uno degli 11 paesi sicuri, principalmente Tunisia e Costa d’Avorio, e dunque può essere rimpatriato.

Nessuno si salva da solo, chiuso nei propri confini

IMMIGRAZIONE. I migranti sono diventati un’arma di battaglia per i paesi dove governano i nazionalisti, la narrazione dominante è ormai la loro

Anna Maria Merlo  23/09/2023

L’immigrazione «potrebbe essere una forza disgregante per l’Ue», più della Brexit, che in realtà è «stata un vaccino» e nessun paese membro ormai pensa di seguire la strada della Gran Bretagna. Lo ha affermato il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, in un’intervista al Guardian. Per Borrell, c’è una responsabilità europea, che non è riuscita finora «a concordare una politica migratoria comune»: le tensioni sono al massimo in questo periodo, mentre l’obiettivo della Commissione – arrivare a concludere il Patto Asilo Immigrazione prima delle elezioni europee del prossimo giugno – potrebbe fallire. Con il rischio che il risultato di queste elezioni allontani ancora di più la possibilità di un accordo, poiché le previsioni sono di un prossimo europarlamento spostato a destra, mentre i governi nazionalisti si moltiplicano.

Svezia, Finlandia, Italia hanno già coalizioni con l’estrema destra, in Francia Marine Le Pen non ha neppure bisogno di intervenire per far aumentare i consensi (alza di più la voce la sfidante all’estrema destra Marion Maréchal, la nipote, testa di lista per il partito di Zemmour), in Germania l’Afd miete successi nei sondaggi e nelle elezioni locali non solo più all’est. In Olanda, dove si vota a novembre per le legislative, le previsioni sono a favore di una nuova formazione, Bbb, un partito agrario di estrema destra, arrivato in testa alle ultime elezioni locali. In Polonia, il Pis usa persino l’Ucraina, contraddicendo la politica seguita finora, per non perdere voti nel mondo rurale e per navigare sull’onda di un inizio di rifiuto dei rifugiati di Kyiv. Con delle buone intenzioni, persino il presidente Mattarella, punta il dito contro gli accordi di Dublino, che sono «preistoria» e che effettivamente non funzionano (e hanno sempre funzionato male).

Ma più che per «colpa» della Ue, sono i costi della «non Europa» a causare l’impasse attuale. Ogni stato si chiude in quelle che presenta come proprie prerogative di «sovranità». Ungheria e Polonia hanno voltato subito le spalle ai progetti di «solidarietà» per l’accoglienza dei migranti, al punto che la Commissione ha proposto l’alternativa di contropartite finanziarie per i paesi che rifiutano di aderire alle ricollocazioni di esiliati, solo «volontarie».

I migranti sono diventati un’arma di battaglia per i paesi dove governano i nazionalisti, la narrazione dominante è ormai la loro, che il Ppe ha adottato e da cui ormai non riescono ad allontanarsi neppure i paesi più liberal, anche i socialisti danesi o i verdi tedeschi si sono convertiti alla «fermezza», per non parlare del governo francese che non sembra avere la forza per far passare una legge che include la regolarizzazione degli stranieri che lavorano nei «settori in tensione»: termini come «invasione», «sommersione», «push-back» sono moneta comune. In un periodo di alta inflazione, che sta scuotendo le basi economiche di gran parte della popolazione, il migrante si trasforma nel facile capro espiatorio foriero di tutte le colpe dei disordini sociali, la recente rivolta delle banlieues francesi ha fatto il giro d’Europa, in Polonia il Pis ha usato le immagini per la propaganda elettorale: «non vigliamo diventare come la Francia». Gli stati si scaricano a vicenda il «fardello» attraverso le frontiere interne della Ue.

Ieri, Bruxelles ha sbloccato una prima tranche di aiuti alla Tunisia, 127 milioni di euro, per il subappalto al di fuori dei suoi confini dei respingimenti, navi, guardiacoste, rimpatri, video termici ecc. Come era già stato fatto con la Turchia. «Non c’è altra soluzione» dice il Ppe. I socialisti stanno praticamente zitti. Gli europei hanno paura, viene detto. Eppure, di recente sono stati assorbiti senza troppe tensioni 8 milioni di rifugiati ucraini. Gli industriali, che hanno bisogno di manodopera, non hanno il coraggio di prendere posizione con decisione. Ma l’Europa invecchia, è un dato e non sono i convegni di Orban a Budapest con l’estrema destra europea che rilanceranno la demografia. La Ue ha 448,2 milioni di abitanti, aumentati nel 2022 di 2,8 milioni grazie agli immigrati.

È questa popolazione, presente nelle fabbriche, negli ospedali, nei servizi, nell’agricoltura, che ha aiutato la Ue a frenare il declino, l’Europa che invecchia sta diventando più povera rispetto agli Usa, il reddito pro capite, una volta non troppo distante ora si allontana. Il papa condanna «l’indifferenza», ma la battaglia morale può ancora essere vinta? Intanto, è l’isterizzazione del dibattito che la Ue dovrebbe contribuire a calmare, per tornare alle origini della costruzione europea, un’idea che può anche essere romantica, ma che è prima di tutto razionale: da soli, i piccoli stati non ce la faranno in un mondo sempre più conflittuale, chiusi dentro le proprie frontiere.

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