SENZA PACE. L’UE PERDE MA NON VUOLE CHE LA GUERRA SPARISCA DALL’ORIZZONTE da IL FATTO
Senza pace. L’Ue perde, ma non vuole che la guerra sparisca dall’orizzonte
Alessandro Orsini 2 Dicembre 2025
L’Unione europea continua a investire nella guerra in Ucraina per alimentarla dall’esterno il più possibile. Eppure, è debolissima. Sul piano militare, l’Unione europea è una nullità rispetto alla Russia. Sul piano economico è un colosso, ma le mancano le risorse essenziali per una guerra esistenziale: gas e petrolio. Inoltre, l’Unione europea non può difendersi dai missili più avanzati della Russia. Di più: la Russia ha 5500 testate nucleari mentre l’Unione europea ne ha soltanto 290, quelle della Francia (che userebbe soltanto per se stessa). Come se non bastasse, i cittadini dell’Unione europea non vogliono combattere alcuna guerra. Gli ucraini, sebbene abbiano subito un’invasione, hanno perso la motivazione per la battaglia e scappano all’estero. Figuriamoci quale voglia di morire al fronte possano avere i 27 popoli dell’Unione europea invasi da nessuno.
La voglia di combattere una guerra tra i cittadini dell’Unione europea è pari a zero. Tutti i cittadini dell’Unione europea sanno che la guerra con la Russia è una guerra per l’ingresso dell’Ucraina nella Nato: non è una guerra nata dai bisogni dei popoli; è una guerra nata dagli errori delle élite politiche, alimentata dagli interessi dei corrotti che si arricchiscono sulla pelle dei caduti. Anche quando Bruxelles avrà terminato il piano di riarmo, le probabilità che l’Unione europea vinca una guerra contro la Russia sono bassissime, o forse inesistenti. Per causare una frattura insanabile tra il governo Meloni e gli italiani, alla Russia basterebbe lanciare cento missili su Roma. Meloni sarebbe politicamente morta al primo lampione fulminato sulla Tuscolana. Crosetto verrebbe odiato come Mussolini a San Lorenzo, il 19 luglio 1943. Di contro, se l’Unione europea lanciasse cento missili su Mosca, l’ardore dei russi aumenterebbe come quello dei romani contro i sanniti di Gaio Ponzio dopo le forche caudine.
Anziché disperarsi, i russi pretenderebbero da Putin una risposta nucleare definitiva. Le bombe dell’Unione europea contro la Russia aumenterebbero la voglia di combattere dei russi e il loro odio nei confronti di Bruxelles. I russi hanno paura di convivere con la Nato in Ucraina; gli europei non hanno alcuna paura di vivere con l’Ucraina fuori dalla Nato. In caso di guerra con la Russia, l’Unione europea sarebbe svantaggiata da un numero smisurato di fattori. Se le cose stanno così, com’è possibile che i principali leader dell’Unione europea siano così determinati a proseguire la guerra contro la Russia? Perché hanno eliminato la garanzia che l’Ucraina non entrerà nella Nato dal loro piano di pace? Le ragioni principali sono due.
La prima è che i leader europei, accettando le condizioni del vincitore, dovrebbero riconoscere la propria sconfitta e rimanere in carica, delegittimati. La seconda ragione è che la guerra in Ucraina serve all’Unione europea a rilanciare la propria economia attraverso l’industria militare. I principali governi europei, Meloni, Macron e Merz, possono accettare un cessate il fuoco in Ucraina, ma non possono accettare che la guerra in Ucraina sparisca dall’orizzonte umano come pericolo potenziale. Per questo motivo, hanno bisogno di un trattato di pace che lasci irrisolti i problemi principali. Hanno bisogno di lasciare aperte le porte della Nato all’Ucraina, affinché gli europei vivano sempre nella paura di una ripresa della guerra con la Russia. Meloni, Macron e Merz hanno legato le loro poltrone a una guerra che non potrebbero mai vincere.
Trump bandito, i leader europei stupidi e banditi
Daniela Ranieri 2 Dicembre 2025
Il tormentone di fine d’anno, vedrete, sarà questo: Trump vuole la pace tra Russia e Ucraina perché agisce da cinico mercante e gli importa solo dei soldi, come da scoop del Wall Street Journal (e chi lo avrebbe mai detto?), mentre i governanti europei, insufflati degli ideali sull’autodeterminazione dei popoli (tranne che del Donbass, ovvio) e drogati dal Fentanyl Nato che induce allucinazioni sulla superiorità dei “nostri valori” e i “70 anni di pace” nel nostro Continente (a parte Belgrado, certo), tengono agli ucraini, al punto da voler continuare la guerra contro Putin (il quale è talmente messo male a livello militare che tra 3 anni potrebbe attaccarci da Marina di Ragusa, presumibilmente muovendo le sue milizie di stanza in Africa: l’ha detto Tajani; da qui l’urgenza del ponte sullo Stretto).
I tamburi battono guerra: Giuseppe Cavo Dragone, responsabile del Comitato Militare Nato, ha detto al Financial Times che la Nato sta valutando di intensificare la guerra ibrida alla Russia, proprio ora che c’è un piano di pace da cui partire. Ieri Repubblica ha intervistato Carl Bildt, ex premier svedese, oggi a capo di uno di quei think tank dove in comodi uffici climatizzati si decide per quanto ancora un popolo deve agonizzare per difendere i nostri valori: “Trump pensa innanzitutto agli affari che può fare, persino con la Russia, mentre sminuisce la questione della sicurezza in Europa”, denuncia, nel solco di quella narrazione che vuole il “piano Trump” interamente dettato dai russi, i quali in fondo hanno solo vinto la guerra. “La bozza di pace dei cosiddetti 28 punti era assolutamente scandalosa, con l’Europa che avrebbe dovuto finanziare la ricostruzione dell’Ucraina e l’America che si sarebbe presa il 50% dei profitti. Non avevo mai visto niente del genere dagli Stati Uniti. Questo è un nuovo colonialismo”. Veramente si era già visto: a Gaza, dove – con la connivenza di un’Europa inetta e vigliacca – Trump costituirà un protettorato sotto la guida del bugiardo guerrafondaio Tony Blair, pieno di resort di lusso costruiti col concorso dei petrodollari del Golfo sugli scheletri degli innocenti uccisi dalle forze militari israeliane anche con le nostre armi. Ma che importa dei palestinesi? Mica sono pedine da far entrare nella Nato al fine di occupare i confini con la Russia.
Quel che gli oltranzisti della guerra nascondono è che per Trump il gioco è comunque vantaggioso: il complesso militare-industriale Usa gode tanto della guerra che della pace; continuando a foraggiare la guerra Nato in Ucraina, rinnovando le bizzarre sanzioni che hanno fatto fare un balzo al Pil della Russia e hanno scavato un fossato nelle nostre casse e nei nostri arsenali, comprando gas da fonti alternative a un prezzo maggiore di quello russo, con un costo ulteriore per la rigassificazione, non solo dagli Stati Uniti, che quindi ci guadagnano eccome, ma anche da Paesi che non godono della fama di perfette democrazie (Algeria e Qatar su tutti), noi ci diamo la zappa sui piedi mentre permettiamo la decimazione della popolazione ucraina. Naturalmente la materia prima, cioè le armi, le compriamo principalmente dagli Stati Uniti, oppure le produce la nostra Leonardo in joint-venture con la tedesca Rheinmetall, che sta ingrassando il proprio fatturato in vista del grande riarmo della Germania (il Ceo di Leonardo Cingolani si è lavato la coscienza sul Corriere affermando di non avere responsabilità nel genocidio dei palestinesi, pure se una compagnia americana di cui Leonardo è socia di maggioranza possiede Rada, azienda israeliana che fa radar, utilissimi per la guerra ibrida che ci accingiamo a fare alla Russia).
In breve: mentre Trump, facendo un semplice calcolo costi-benefici, si sfila dagli aiuti a Zelensky e alla sua classe dirigente corrotta, noi compriamo armi da lui per mandarle all’Ucraina distrutta, in nome di ideali più alti di quelli che guidano Trump. Ma a ben vedere, sono esattamente gli stessi: non obbediamo da 4 anni agli ordini dei neocon americani perché altrimenti i mercati si agitano? Non badiamo ai nostri guadagni, ignorando la legge che vieta di esportare armi verso Paesi in guerra, quando vendiamo gli F-35 a Israele che li ha usati fino a ieri contro i civili palestinesi? Se non si fosse messo in mezzo Trump coi suoi mediatori immobiliaristi, glieli staremmo ancora mandando. L’ex premier svedese, in coro con le varie Kallas e Von der Leyen, l’ha detto chiaro e tondo: l’Europa “non ha altra scelta: continuare a dare il massimo sostegno all’Ucraina”. Si può essere più stupidi? Secondo le leggi fondamentali della stupidità umana di Carlo M. Cipolla, ricordiamo, lo stupido è colui che fa il male proprio e quello altrui simultaneamente, laddove il bandito fa il proprio bene a scapito degli altri. Trump è un bandito. I nostri governanti sono irrimediabilmente stupidi, ma a volte anche banditi.
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