SE LA FILOSOFIA RITROVA LE PIAZZE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SE LA FILOSOFIA RITROVA LE PIAZZE da IL MANIFESTO

Se la filosofia ritrova le piazze

OPINIONI. È Kant che ha convocato in piazza i ragazzi del mondo, pregandoli di non temere l’entusiasmo ideale-morale (la natura del concetto di diritto). La posta in gioco è la civiltà o la guerra

Roberta De Monticelli  18/05/2024

C’è piazza e piazza, naturalmente, e una cosa è Socrate che dialoga con gli apprendisti della classe dirigente di Atene, un’altra che Kant scenda in piazza con un megafono e chiami a corteo i ragazzi di tutte le scuole d’Europa e d’America, a gridare fiat justitia, etsi pereat mundus. Improbabile dite? Eppure forse sta succedendo.

Prima di tutto è Kant stesso a spiegarci che l’interpretazione del questurino – e anche quella degli intellettuali realisti, relativisti, storicisti e antimoralisti che cantano in coro – sono sbagliate. Che quella bella scritta che campeggia nel suo vermiglio latino su uno striscione bianco dice il contrario di un radicalismo omicida: dice «ossia: ‘regni la giustizia, dovessero anche per essa perire tutti insieme gli scellerati che esistono nel mondo’, è un principio di diritto coraggioso, che taglia le vie tortuose tracciate dall’inganno e dalla violenza».

(Pausa. Riguardiamo la mappa attuale di Israele-Palestina. Anzi risaliamo pure alla linea tracciata dall’Onu nel ’47, e che non è mai stata un confine. E riguardiamoci anche la mappa della presenza Nato a est di Berlino – dove non avrebbe dovuto estendersi di un solo pollice, secondo la promessa fatta nel 1990 dal Segretario di Stato americano James Baker a Michail Gorbaciov che se la bevve, non gliela fece scrivere, e diede in cambio il via libera all’unificazione della Germania e quindi alla nascita dell’Unione Europea. Fine pausa).

Un principio di diritto coraggioso! Prosegue Kant: «Purché non venga frainteso…come facoltà di usare del proprio diritto fino alle conseguenze più estreme (contraddicendo al dovere morale), ma sia inteso come obbligo, da parte di quelli che hanno il potere, di non rifiutare o limitare ad alcuno il suo diritto per avversione verso di lui o commiserazione verso altri». Kant, 1795, Per la pace perpetua, Appendice I.

Né il questurino dal manganello impazzito né il coro realista e antimoralista hanno dato al prof. il tempo di spiegarsi, e di spiegargli l’obbligo “di quelli che hanno il potere”. Ma ha poca importanza, perché il suo appello è passato lo stesso. In tutt’Europa da Est a Ovest, e nel continente americano da Nord a Sud. Dev’essere veramente alta la posta in gioco, se nei campus e nelle scuole del mondo sta rinascendo lo spirito delle leggi, che in definitiva soffia solo nei nostri polmoni, quando la lettera la si calpesta tanto brutalmente come oggi avviene del diritto internazionale.

L’ambasciatore israeliano Gilad Erdan che passa la carta dell’Onu nel tritacarte, dopo che la sua Assemblea Generale ha riconosciuto a larghissima maggioranza il titolo della Palestina ad essere ammessa in pieno nel consesso delle Nazioni Unite, è una bella immagine di cosa può avvenire alla lettera delle leggi quando lo spirito non soffia più. Ancora più icastica è quella del re che resta nudo, il rappresentante statunitense che vota no, e mostra quanto effettivamente la pace attraverso il diritto e la giustizia gli stiano a cuore (Tommaso Di Francesco, il manifesto, 12 maggio).

Ma quando non soffia più, lo spirito? In un saggio di cent’anni fa, L’Europa smarrita, Robert Musil offre una spiegazione di cosa nelle coscienze aveva preparato la catastrofe della Grande Guerra. È sorprendente: che la filosofia aveva lasciato la nostra vita al buio. Il tempo rifiutava offerte «che non coincidessero coi fatti». E così la storia ne aveva preso il compito: interpretare il presente. Ma la storia è cieca al presente. Si occupa di fatti, non dei valori – anzi soprattutto dei disvalori – di cui facciamo esperienza: e così lascia la vita “priva di concetti ordinatori”.

È questo che Musil chiama lo smarrimento, che ci induce a delegare ad altro che a noi stessi le nostre vite – e le scelte che ricadranno sul destino di tutti. A delegarle agli “specialisti” dei fatti – economici, sociali, giuridici, politici – oppure direttamente alla politica. Ma «la politica, al modo in cui viene concepita oggi, è la rivale più pura dell’idealismo, quasi la sua perversione. L’uomo che specula al ribasso con gli uomini, che si ispira alla Realpolitik, ritiene reali soltanto le bassezze dell’uomo, ciò vuol dire che egli tratta la bassezza come la sola cosa su cui fare affidamento; costui non fa leva sulla convinzione, bensì sempre soltanto sulla coercizione e sull’astuzia».

Vi ricorda qualcosa? È anche così che, perduti nel pollaio di casa, perdiamo la visuale dell’altezza della posta in gioco. Ecco perché Kant ha convocato in piazza i ragazzi del mondo, pregandoli di non temere l’entusiasmo, che «si riferisce solo e sempre a ciò che è ideale, a ciò che è puramente morale (e di questa natura è il concetto di diritto…)». Lo spirito che soffia dai loro polmoni infine è solo un soffio di speranza: è la salvezza del sottilissimo, fragilissimo strato di umanità civile che i vincoli del diritto universale delimitano, e sotto il quale preme l’oceano di ferocia e stupidità della nostra natura arcaica, intatta ribollente e tribale. La posta in gioco è l’ordine civile o il caos, la civiltà o la guerra.

Antropolog* per la Palestina: appello pubblico alle istituzioni e alle università

L’APPELLO. Docenti e ricercatori e ricercatrici chiedono all’Italia e alle università l’interruzione di ogni forma di collaborazione con istituzioni e aziende israeliane impegnate nella colonizzazione e la militarizzazione israeliane: «Lo stato di Israele e la sua ricerca accademica costituiscono oggi un minaccioso incubatore di tecnologie di anti-cittadinanza e militarizzazione delle frontiere e della società nel mondo intero»

***  18/05/2024

Nel momento in cui, da oltre sette mesi, si susseguono senza sosta violenze atroci ad opera dell’esercito israeliano in un lembo di terra massacrato da decenni; nella consapevolezza che la sofferenza della popolazione civile nella Striscia di Gaza si accompagna a soprusi, arresti sommari, torture, distruzioni, accaparramento di terre e abitazioni anche in altre aree dei Territori occupati della Palestina; al cospetto dell’ennesimo trasferimento forzato di centinaia di migliaia di persone da Rafah, fino a qualche settimana fa ancora considerata “zona sicura”, verso luoghi senza sbocco e strade ingombre di macerie, assistiamo impotenti alla confusione di un intero popolo, preso da smarrimento e disperazione di fronte al proprio genocidio. L’ostinazione delle palestinesi e dei palestinesi a resistere, nonostante tutto, ci spinge a levare alta la nostra protesta di fronte alle politiche di morte dello Stato di Israele e alle molteplici complicità dei suoi alleati.

LE MOBILITAZIONI di questi ultimi mesi nei campus universitari di tutto il mondo sono una boccata d’aria, ancora più importante vista la repressione arbitraria di studentə, corpo docente e amministrativo impegnati nelle proteste contro gli orrori di una catastrofe sulla quale numerosi organismi internazionali hanno da tempo richiamato l’urgenza di intervenire, anche contro una deriva bellicista globale sostenuta da un investimento senza precedenti nel complesso militare-industriale, corollario di un crescente indebolimento del diritto internazionale come strumento pacifico di risoluzione dei conflitti tra stati.

Alla domanda sempre più frequente sul perché si dovrebbe prendere posizione ora di fronte a questa tragedia e non altre, in corso o pregresse, rispondiamo ricordando che la comunità scientifica di cui facciamo parte si è già in passato mobilitata contro il massacro di altri civili, e che l’impegno su un fronte non preclude certo, ma rende semmai più praticabile, l’impegno su altri fronti. Tuttavia, quanto accade nella Palestina occupata non costituisce solo una tragedia umanitaria di proporzioni storiche, ma è un evento paradigmatico e senza precedenti della commistione tra uso del sapere scientifico e accademico da un lato e sviluppo di tecnologie militari dall’altro.

L’occupazione della Palestina da parte dello stato di Israele è un progetto coloniale che utilizza in modo sistematico tecnologie di sorveglianza e repressione elaborate in ambienti accademici ed esportate in altri paesi. Né in Etiopia, né in Sudan, né nella Repubblica Democratica del Congo, né in Ucraina – solo per evocare alcuni degli ultimi, drammatici scenari di guerra – c’è stato un tale dispiego di conoscenze (tecnologie militari; scienze sociali, storiche, archeologiche; scienze biologiche e geologiche) e un tale coinvolgimento delle università per assoggettare territori, silenziare memorie, reprimere la resistenza e il dissenso, e perpetuare l’uso di quelle ingegnerie demografiche il cui obiettivo è portare a compimento l’etnocidio avviato già nel 1948 contro la popolazione palestinese.

Lo stato di Israele e la sua ricerca accademica costituiscono oggi un minaccioso incubatore di tecnologie di anti-cittadinanza e militarizzazione delle frontiere e della società nel mondo intero. La lettera sottoscritta recentemente da nove Rettori delle università israeliane, che ancora una volta ricorrono alla menzognera retorica dell’antisemitismo e del terrorismo per oscurare il carattere democratico e spontaneo delle proteste che a livello internazionale si stanno levando nelle università, non permette più di affermare che le università israeliane siano luoghi “neutrali”.

IN DIVERSI paesi (ultime la Spagna e l’Irlanda) le istituzioni accademiche hanno approvato la decisione di interrompere ogni collaborazione con le università israeliane di fronte al loro coinvolgimento in politiche che calpestano i diritti umani e perpetuano violenza e massacri. La giustizia internazionale – che ha dimostrato la gravità, l’intenzionalità e la sistematicità degli attacchi israeliani, portando la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) al pronunciamento del 26 gennaio 2024 con cui si è riconosciuto “plausibile” il genocidio in atto da parte dello stato di Israele – farà il suo corso.

Nel mentre, di fronte a oltre 35.000 morti; al dramma di migliaia di persone a cui mancano oggi cibo, acqua, cure e case; alla distruzione di tutte le università di Gaza e della maggior parte delle strutture scolastiche, riteniamo necessario prendere posizione contro un progetto il cui carattere genocidario è ormai evidente, mettendo in campo gli strumenti della scienza antropologica per riconoscere i legami tra sapere e potere, ovunque essi emergano.

Oltre cinquant’anni fa, dinanzi a un’altra tragedia e alle violenze perpetrate contro la popolazione civile del Vietnam, due fra i principali protagonisti dell’antropologia italiana, Alberto M. Cirese e Vittorio Lanternari, dichiararono sulle colonne di Paese Sera del 5 gennaio 1973: «Di fronte all’incalzare di questa azione criminosa gli studiosi italiani di scienze umane (…), affermando un valore di cui sono già consapevoli numerosi studiosi di scienze umane nel mondo intero, sono convinti che non ha senso continuare a dedicarsi ad una scienza come studio che riguarda le culture dei popoli extraoccidentali in via di sviluppo, senza tener conto dei bisogni fondamentali e delle condizioni effettive, attuali, di quei popoli.

Essi sono convinti che voler coltivare una scienza antropologica cosiddetta “pura” o anche “applicata” ma serva del capitalismo e dell’imperialismo, dietro lo scudo di una pretesa neutralità che ignori gli uomini nella loro tragica realtà, significa, tanto più in un momento come l’attuale, fare opera di conservazione politica, significa scegliere per convinzione attiva o per pigrizia – la causa di chi spregiudicatamente attenta al senso più elementare di umanità, valendosi dei ritrovati più perfezionati di una tecnologia e di una scienza messe al servizio della pura e semplice distruzione». (corsivo nostro)

OGGI, nelle ore in cui viene rievocato e addirittura sorpassato il dramma della Nakba, di cui ricorre in questi giorni il 76º anniversario, gli/le scriventi chiedono un deciso intervento delle autorità governative del nostro Paese e delle istituzioni universitarie affinché si adoperino in tutte le forme opportune per l’immediata cessazione del fuoco e del genocidio in atto; per l’interruzione di ogni forma di collaborazione con istituzioni e aziende israeliane il cui coinvolgimento nelle politiche di colonizzazione e militarizzazione del governo israeliano, spesso in forme mascherate (dual use), è stato ampiamente documentato; nonché per la sospensione di ogni accordo di collaborazione scientifica con le università israeliane, fino a quando il diritto internazionale non sarà ripristinato e finché alla popolazione palestinese non sarà garantita la restituzione di ciò che le è stato tolto negli ultimi decenni: la pace, la libertà, la terra, il diritto alla vita. (Vedi anche il dossier Antropologia, dibattito pubblico e diritto internazionale sul ‘possibile’ genocidio in Palestina, patrocinato da ANPIA a febbraio 2024: https://rb.gy/3d31kv)

  1. PROMUOVONO – PRIME ADESIONI: Francesco Bachis, Università di Cagliari
  2. Roberto Beneduce, Università di Torino
  3. Stefano Boni, Università di Modena e Reggio-Emilia
  4. Nadia Breda, Università di Firenze
  5. Maddalena Gretel Cammelli, Università di Torino
  6. Serena Caroselli, Università di Milano
  7. Francesca Cerbini, CRIA-Universidade do Minho
  8. Osvaldo Costantini, Sapienza Università di Roma
  9. Armando Cutolo, Università di Siena
  10. Irene Falconieri, Università di Catania
  11. Alessandra Gribaldo, Università di Modena e Reggio-Emilia
  12. Valeria Ribeiro Corossacz, Università Roma Tre
  13. Ruba Salih, Università di Bologna
  14. Giuliana Sanò, Università di Messina
  15. Stefano Portelli, Università Roma Tre
  16. Simona Taliani, Università di Napoli L’Orientale
  17. Viviana Toro Matuk, Università della Valle D’Aosta
  18. Francesco Vacchiano, Università Ca’ Foscari Venezia
  19. Mauro Van Aken, Università di Milano-Bicocca
  20. Carolina Vesce, Università di Macerata
  21. Francesco Zanotelli, Università di Firenze
  22. Roberta Altin, Università di Trieste
  23. Francesco Fanoli, ricercatore indipendente
  24. Veronica Buffon, Università di Messina
  25. Ambra Formenti, ricercatrice indipendente
  26. Mattia Fumanti, University of St Andrews
  27. Stefania Consigliere, Università di Genova
  28. Fabio Mugnaini, Università di Siena
  29. Erika Grasso, Università di Torino
  30. Giuseppe Grimaldi, Universitá di Trieste
  31. Duccio Canestrini, Campus universitario di Lucca
  32. Claudia Ledderucci, Università di Firenze/Torino
  33. Maria Elisa Dainelli, ricercatrice indipendente
  34. Silvia Lelli, Università di Firenze
  35. Maria Concetta Lo Bosco, Instituto de Ciências Sociais, Universidade de Lisboa
  36. Gianmarco Marzola, Instituto de Ciências Sociais, Universidade de Lisboa
  37. Miguel Mellino, Università di Napoli L’Orientale
  38. Gaia Cottino, Università di Genova
  39. Antonio Maria Pusceddu, CRIA-ISCTE, Instituto Universitário de Lisboa
  40. Martino Miceli, EHESS
  41. Giovanni Cordova, Università di Napoli Federico II
  42. Massimiliano Mollona, Università di Bologna
  43. Deborah Nadal, Università Ca’ Foscari Venezia
  44. Alessandra Persichetti, Università per Stranieri di Siena
  45. Piergiorgio Solinas, Università di Siena
  46. Nicola Perugini, University of Edinburgh
  47. Giacomo Pozzi, Università IULM
  48. Gabriella D’Agostino, Università di Palermo
  49. Francesca Cancelliere, Instituto de Ciências Sociais, Universidade de Lisboa
  50. Pier Paolo Viazzo, Università di Torino
  51. Giulia Consoli, Università di Pavia
  52. Chiara Pussetti, Instituto de Ciências Sociais, Universidade de Lisboa
  53. Chiara Quagliariello, Università di Napoli Federico II
  54. Andrea F. Ravenda, Università di Torino
  55. Paola Sacchi, Università di Torino
  56. Tommaso Sbriccoli, UCL-University of London
  57. Barbara Sorgoni, Università di Torino
  58. Stefania Spada, Università di Bologna
  59. Matteo Benussi, Università Ca’ Foscari Venezia
  60. Cecilia Vergnano, Katholieke Universiteit Leuven
  61. Giulia Zanini, Università Ca’ Foscari Venezia
  62. Giulia Cavallo, ISCSP – Universidade de Lisboa
  63. Francesco Dellacosta, Università Milano-Bicocca
  64. Giovanna Santanera, Università Milano-Bicocca
  65. Claudia Mattalucci, Università Milano-Bicocca
  66. Alessandra Brivio, Università Milano-Bicocca
  67. Selenia Marabello, Università di Modena e Reggio-Emilia
  68. Sabrina Tosi Cambini, Università di Parma
  69. Claudia Antonangeli, Università degli Studi di Perugia
  70. Chiara Beneduce, ICS – Universidade de Lisboa
  71. Mariangela Gasparotto, École des hautes études en sciences sociales
  72. Marco Aime, Università di Genova
  73. Silvia Barberani, Università di Milano Bicocca
  74. Virginia de Silva, ricercatrice indipendente
  75. Massimiliano Minelli, Università di Perugia
  76. Ilaria Bracaglia, ricercatrice indipendente
  77. Barbara Pinelli, Università Roma Tre
  78. Sofia Venturoli, Università di Torino
  79. Alessandro Lutri, Università di Catania
  80. Diego Maria Malara, University of Glasgow
  81. Susanna Latini, Università di Cagliari
  82. Simonetta Grilli, Università di Siena
  83. Pietro Fornasetti, Università di Siena
  84. Giacomo Pasini, Università di Torino
  85. Giulia Arrighetti, Università di Torino
  86. Hafsa Marragh, Università di Napoli L’Orientale
  87. Marta Quagliuolo, Università di Torino
  88. Francesca Morra, Politecnico di Torino
  89. Stefano Galeazzi, Università Ca ‘ Foscari Venezia
  90. Anna Giulia della Puppa, Sapienza Università di Roma
  91. Martina Giuffrè, Università di Parma
  92. Enrico Milazzo, Università di Verona/Ca’ Foscari Venezia
  93. Marco Ravasio, Università di Padova/ Ca’ Foscari Venezia
  94. Chiara Pilotto, Università di Bologna
  95. Silvia Vignato, Università Milano-Bicocca
  96. Domenico Branca, Università di Sassari
  97. Paolo Gruppuso, Università di Catania
  98. Ilaria Eloisa Lesmo, Università di Torino
  99. Manuela Vinai, Università di Torino
  100. Carlo Capello, Università di Torino
  101. Guido Zingari, Università di Torino
  102. Matteo Aria, Sapienza Università di Roma
  103. Bruno Riccio, Università di Bologna
  104. Federica Tarabusi, Università di Bologna
  105. Francesca Crivellaro, Università di Bologna
  106. Giovanna Guerzoni, Università di Bologna
  107. Eugenio Giorgianni, Università di Messina
  108. Mario Turci, Università di Parma
  109. Ambra Zambernardi, Università di Torino
  110. Serena Scarabello, Università di Pavia
  111. Metis Bombaci, Università di Catania
  112. Matteo Volta, Università Milano-Bicocca
  113. Gabriele Volpato, Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo
  114. Laura Ferrero, Università di Torino/Università del Piemonte Orientale
  115. Roberta Raffaetà, Università Ca’ Foscari Venezia
  116. Roberto Malighetti, Università Milano-Bicocca
  117. Silvia Romio, Università di Modena e Reggio Emilia
  118. Vita Santoro, Università della Basilicata
  119. Simona Fabiola Girneata – Università di Roma La Sapienza
  120. Chiara Cacciotti, Politecnico di Torino
  121. Francesca De Luca, ICS-Universidade Lisboa
  122. Beatrice Barlozzari, Università di Perugia
  123. Sara Gerotto, Università di Bologna
  124. Daniela Perco, ricercatrice indipendente
  125. Anna Paini, Università di Verona
  126. Simone Mulazzani, ricercatore indipendente
  127. Silvia Antinori, Università di Trento
  128. Fulvia Caruso, Università di Pavia
  129. Luca Rimoldi, Università di Milano-Bicocca
  130. Francesco Diodati, Università Cattolica di Milano
  131. Valentina Mutti, Università di Milano
  132. Monica Murgia, Università di Bologna
  133. Patrizia Pertuso, ricercatrice indipendente
  134. Marco Tobón- Universidade Estadual de Campinas- SP, Brasil
  135. Valentina Vergottini, Università Roma-Tre
  136. Maria Luisa Sementilli, ricercatrice indipendente
  137. Ylenia Baldanza, Università di Torino
  138. Ilaria Gentilini, CNS-Istituto Superiore della Sanità
  139. Salima Cure, Università di Catania
  140. Ferdinando Amato, Università di Perugia
  141. Angelica Grieco, ricercatrice indipendente, MIUR
  142. Santiago M. Gimenez, Università di Torino
  143. Sara Esposito, ricercatrice indipendente
  144. Eugenio Moltisanti, ricercatore indipendente
  145. Marta Scaglioni, Cà Foscari Università di Venezia
  146. Maria Vittoria Nenna, Università di Milano-Bicocca
  147. Elsna Bruni, ricercatrice indipendente
  148. Domenico Pappalardo, Università di Catania
  149. Mattia Sandrini, Università di Bologna
  150. Nicola Imoli, Università di Torino
  151. Alessandra Pia Arces, Università di Bologna
  152. Maria Lorena Leuci, Università di Bologna
  153. Rosanna Gullà, Universitat Rovira i Virgili, Tarragona
  154. Irene Palla, Università di Bologna
  155. Rachele Dutto, ricercatrice indipendente
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