SE IL PROLETARIATO MONDIALE NON DIVENTA UN LEONE AFFAMATO DI EMANCIPAZIONE, POSSIAMO ASPETTARCI SOLO IL PEGGIO da S. ISAIA BLOG
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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SE IL PROLETARIATO MONDIALE NON DIVENTA UN LEONE AFFAMATO DI EMANCIPAZIONE, POSSIAMO ASPETTARCI SOLO IL PEGGIO da S. ISAIA BLOG

SE IL PROLETARIATO MONDIALE NON DIVENTA UN LEONE AFFAMATO DI EMANCIPAZIONE, POSSIAMO ASPETTARCI SOLO IL PEGGIO

Sebastiano Isaia  14/06/2025

Chi ragiona, di fatto, dal punto di vista delle classi dominanti, degli Stati, delle nazioni e delle alleanze internazionali può scegliere se dare la sua preferenza all’Iran piuttosto che a Israele, se sostenere le proteste delle potenze regionali e mondiali (Russia e Cina) che sostengono le ragioni (gli interessi) del regime iraniano, oppure se appoggiare le potenze regionali e mondiali (Stati Uniti e Unione Europea) che sostengono invece le ragioni (gli interessi) del regime israeliano. E quindi chi si muove su questo ultrareazionario terreno a giusta ragione va alla ricerca dei torti e delle ragioni dei due campi avversi, cerca di dimostrare, soprattutto a se stesso, che la parte che gli è “simpatica” ha subito una proditoria aggressione ad opera della parte che gli sta “antipatica”.

Chi minaccia di più la “pace” mondiale, Israele o l’Iran? Chi è il Paese “meno democratico”, Israele o l’Iran? Chi opprime e massacra di più i popoli, Israele o l’Iran? Chi rappresenta dinanzi alla cosiddetta opinione pubblica mondiale il “male minore”, Israele o l’Iran?  Qual è il Paese che si merita un bel regime change, Israele o l’Iran? E via con altre mille analoghe domande che, ripeto, hanno un senso, una logica, una pregnanza politica solo se approcciate dalla prospettiva ostile agli interessi delle classi subalterne di tutti i Paesi.     

Per gli anticapitalisti le ragioni e i torti delle classi domandanti, degli Stati e delle Nazioni, vacche nere “hegeliane” che pascolano sull’escrementizio terreno del dominio di classe, dello sfruttamento e dell’oppressione, contano meno di zero. Per non diventare carne da cannone i nullatenenti di tutto il mondo hanno una sola strada da intraprendere, quella della lotta di classe, la strada della solidarietà di classe, dell’internazionalismo, dell’antipatriottismo (detto anche in riferimento al “patriottismo europeo”).

Tutto il resto è geopolitica, una “scienza borghese” utile solo se è usata criticamente in sede di analisi dei conflitti interimperialistici. Perché di questo, della contesa interimperialistica per la spartizione del bottino, dall’Ucraina all’Iran, da Gaza al Myanmar e ovunque si dispieghi la lotta per il potere sociale (economico, tecnoscientifico, militare, ideologico, psicologico); di questo, dicevo, stiamo parlando.

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