QUNTO È LONTANO PIERO CALAMANDREI DAI NEO-COSTITUENTI da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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QUNTO È LONTANO PIERO CALAMANDREI DAI NEO-COSTITUENTI da IL FATTO

Quanto è lontano Piero Calamandrei dai neo-costituenti

Adriano Sansa  19 Marzo 2026

Donatella, la mia amica fiorentina, mi racconta di suo padre, illuminato medico, amico di Piero Calamandrei. La ascolto e immagino i loro colloqui, il clima dei loro anni, culminati nella stagione della Liberazione e poi nella Costituzione della Repubblica. Il sollievo però dura poco, gli subentra una specie di disagio e di mortificazione.

Quanto siamo cambiati da allora se teniamo al governo un manipolo di fascistelli che pretendono di cambiare la Costituzione da soli, facendo passare il loro testo in un Parlamento avvilito e svuotato, presentandolo al Paese con una denominazione mistificante; usando sistematicamente la menzogna nel descriverne contenuto, effetti, finalità.

Nello stesso tempo i nuovi costituenti aggrediscono ogni giorno la magistratura, si intromettono nei processi, suggeriscono ai giudici i capi di imputazione, affastellano casi di cronaca deformandoli e associandoli a una riforma che non li riguarda.

Ora il referendum spazzerà via questa brutta pagina, e ci ritroveremo con una cittadinanza percossa e disorientata, in ogni caso. Che effetto avrà avuto sui giovani vedere un governo che detesta la giustizia e vuole toglierla di mezzo? Quanto tempo avremo perso di fronte ai grandi problemi interni e internazionali?

Quante negligenze e colpe dei governanti sono state oscurate dall’assurdo impegno che ci è stato imposto da chi cerca il potere, solo il potere, e ne rifiuta limiti e controlli? La mia amica è affranta, ma non si arrende; né io ascoltandola. Mi sembra di sentire la voce di Calamandrei, il suo bellissimo discorso sull’origine della Costituzione, che in questi giorni tutti noi riascolteremo.

Quando le camere penali attaccavano il sorteggio

Henry John Woodcock  19 Marzo 2026

“Quanto alle norme che riformano alcune parti dell’ordinamento giudiziario, esse sono un fuori sacco inserito dal ministro senza mai averci nemmeno consultato. Su di esse ci limitiamo a osservare che la riforma dell’ordinamento giudiziario non si improvvisa con qualche norma-spot, meno che mai introducendo il sorteggio per la elezione dei membri del Csm, una autentica umiliazione delle regole democratiche e dei principi costituzionali sull’elettorato attivo e passivo…” (documento redatto dalla Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane il 1° agosto 2019 in relazione al progetto di riforma Bonafede).

Se è vero che – come si dice – le persone intelligenti cambiano idea, in questo caso, senza dubbio, i Signori Avvocati dell’Unione delle Camere Penali hanno superato ogni immaginabile previsione. Io invece – che evidentemente sono assai meno intelligente – non ho mai cambiato idea sul tema della separazione delle carriere, fin da quando, giovanissimo, ho cominciato a fare l’avvocato nello studio dell’avvocato Vincenzo Siniscalchi (che ho sempre considerato e che tutt’ora considero il mio maestro), e poi da magistrato del pubblico ministero, fino ad oggi, tanto da aver scritto su tale argomento un articolo recentemente pubblicato su questo giornale il 16 gennaio scorso, articolo che, evidentemente, i miei più recenti aspiranti “biografi” – alla ricerca di un mio “gemello” (pensate che disgrazia per l’umanità se davvero ce ne fosse uno) – purtroppo non hanno rinvenuto, rimanendo fermi a quello del 2021 (pure pubblicato sul Fatto).

Ciò non di meno, voterò No e, fino alla fine, mi impegnerò nella campagna per il No perché, per utilizzare le stesse parole dell’Unione delle Camere Penali Italiane, ritengo che il sorteggio dei membri del Csm sia “una autentica umiliazione delle regole democratiche e dei principi costituzionali sull’elettorato attivo e passivo …”; invero, umiliare cittadini e magistrati non serve a nessuno, e men che mai agli Avvocati che dei magistrati sono i principali interlocutori, e tutto ciò assumerà connotazioni ancor più rilevanti se dovesse passare anche la già preannunciata riforma elettorale per l’elezione dei membri del Parlamento.

Detto questo, considero davvero difficilmente accettabile l’argomento che pure ho sentito spendere da alcuni amici Avvocati, quello cioè del sorteggio come “effetto collaterale” della tanto auspicata separazione delle carriere, da sempre “riforma-simbolo” per le Camere Penali Italiane. Ebbene, ho sempre pensato che quella dell’Avvocato sia la più nobile delle professioni, quella cioè attraverso la quale si assicura il diritto di difesa a tutti, garantendo la piena affermazione del più importante tra i principi costituzionali, il “principio di uguaglianza”; devo dire, però, con altrettanta sincerità che la nozione di “effetto collaterale” si usa a proposito degli effetti indesiderati dei farmaci, o, peggio ancora, a proposito degli effetti indesiderati delle guerre, come – tanto per fare un esempio attuale – l’eccidio di oltre centosessanta bambine che la mattina erano uscite di casa e avevano salutato i genitori per andare a scuola, uccise in una guerra rispetto alla quale, fino ad ora, non ci è stato neppure detto, con chiarezza e senza giri di parole, quale sia la posizione del nostro Paese, e dunque cosa dobbiamo aspettarci (oltre all’aumento del carburante e dei prezzi tutti).

E ancora mi chiedo come mai gli avvocati non abbiano profuso altrettante energie per ottenere una legge di riforma della “difesa di ufficio” e del “patrocinio gratuito”, ovvero della difesa delle persone non abbienti; inoltre, visto che ci piace “scimmiottare” in tutto e per tutto gli Stati Uniti d’America (soprattutto per le cose negative) mi piacerebbe che anche in Italia, come in America, i grandi studi legali prestassero, in modo sistematico e diffuso, volontariamente e gratuitamente la loro assistenza ai non abbienti (si tratta della cosiddetta difesa “pro bono” ben poco diffusa nel nostro Paese), non abbienti che, invece, spesso vengono ben trascurati dai difensori di ufficio; a tale ultimo riguardo è bene che gli italiani, che tra meno di una settimana andranno a votare, sappiano che (nel 2024) nel nostro Paese, su circa 445 mila processi penali, circa 429 mila si sono svolti e sono stati definiti innanzi al Giudice di Pace e al Giudice monocratico, nei quali la funzione della pubblica accusa è svolta da un avvocato e, tra l’altro, nel caso dei processi che si celebrano innanzi ai Giudici di pace, lo stesso Giudice è un avvocato, e ciò appunto per dire alla base di tanta energia e di tanto impeto nell’invocare i principi del “giusto processo” vi è sempre e solo attenzione per i processi di “serie A”, e cioè per i processi a carico degli imputati che, tendenzialmente, possono permettersi di pagare bravi avvocati; insomma la solita “giustizia di classe”.

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