MELONI E I PM: CHI DEI DUE “INVADE IL CAMPO”? da IL FATTO
Meloni e i pm: chi dei due “invade il campo”?
Gian Carlo Caselli 14 Marzo 2026
Per i gravi fatti di Torino di fine gennaio, la premier Meloni ha pubblicamente affermato che il delitto per cui si doveva procedere era tentato omicidio e non lesioni e ha espresso indignazione per alcune scarcerazioni. Nel travagliato caso della c.d. “Famiglia nel bosco” Meloni ha parlato di “decisioni ideologiche” e proclamato che “i bambini non sono dello Stato”, per cui “i magistrati che si sostituiscono ai genitori superano i limiti”.
In sostanza la premier ha operato “invasioni di campo” del tutto simili, a parti rovesciate, a quelle che addebita spesso ai magistrati. Con la differenza che per i magistrati “invasori” segue inesorabile l’invito a candidarsi in qualche partito politico: altrimenti zitti, non vi compete! Mentre ancora nessuno ha pensato di rivolgere a Meloni lo speculare invito a cimentarsi nel concorso per diventare magistrato…
Di recente il quadro si è arricchito con interventi della Meloni sul referendum in tema di separazione delle carriere, dopo un lunghissimo costante silenzio, probabilmente dovuto al fatto che i primi sondaggi davano la vittoria del Sì come una tranquilla passeggiata, mentre poi la situazione è cambiata fino a rendere del tutto incerto l’esito del voto. Ciò che ha evidentemente impaurito la premier spingendola a mettersi in gioco. Mentre l’incauta Giusi Bartolozzi, capo gabinetto (in arte la zarina) del ministro Nordio, si scatena con affermazioni talmente vergognose (la magistratura plotone di esecuzione!) da portare acqua al mulino dei No.
Intanto, prima ancora di conoscere l’esito del referendum sarebbero già in via di definizione (come ha rivelato questo giornale) i decreti attuativi occorrenti in caso di vittoria del Sì, addirittura correggendo due strafalcioni – denunziati dai fautori del No – che la riforma ora sottoposta a referendum contiene riguardo all’Alta Corte disciplinare: per cui si finirebbe per votare un testo cui, per una parte significativa, non credono più neppure i promotori della riforma.
Dunque una confusione che confina con la mancanza di rispetto per l’elettorato. Da cui traspare una sciatteria nelle prassi di buon governo democratico che spalanca le porte a derive illiberali: tipo “un uomo solo (rectius, una donna sola) al comando”, in palese contrasto con la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista.
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