“L’IPOCRISIA IMPERA!” da IL MANIFESTO e ANTIDIPLOMATICO
Le parole vuote per mantenere intatto il privilegio
Apatia Ue Qual è il valore delle parole di critica dei crimini compiuti da Israele a Gaza che si sentono – se pur tardive e deboli – in sedi istituzionali e sui media mainstream?
Alessandra Algostino 03/08/2025
Qual è il valore delle parole di critica dei crimini compiuti da Israele a Gaza che si sentono – se pur tardive e deboli – in sedi istituzionali e sui media mainstream (mentre la voce dal basso, immediata, è stata inascoltata e criminalizzata)? È un’inversione di rotta o l’ennesima mistificazione? Qual è il senso del riconoscimento dello stato di Palestina se non si ferma il massacro di chi dovrebbe abitarvi? Se non si cambia radicalmente la logica (di oppressione e colonialismo) che lo muove? È un primo passo o un’operazione di facciata?
Senza dubbio critiche e riconoscimenti arrivano tardi, troppo tardi per le decine di migliaia – persone e non numeri – di morti, civili, donne e bambini, per le bombe e per la fame usata come arma di guerra; dopo la dissoluzione dei legami familiari e sociali; dopo la distruzione delle infrastrutture, materiali, sociali e politiche; dopo la perdita del senso della propria dignità che la lotta per la sopravvivenza quotidiana comporta.
È il caso di dire tardi, ma finalmente? Sia chiaro: nulla giustifica il tempo, che ha macinato vite; ma possiamo pensare che il diritto e i diritti stiano facendo sentire la sua voce?
Consideriamo due vicende recenti: l’attacco a Francesca Albanese e il mancato accordo in Unione europea per sospendere Israele dal programma per la ricerca e l’innovazione Horizon Europe. Sono fatti che mostrano come sia alto il rischio che le parole siano pura retorica, per salvare la “nostra” coscienza, o una sua parvenza; per mantenere intatto il volto di un Occidente del diritto e dei diritti (che, oltre a essere in rapido declino, è sempre stato bifronte, coniugando dominio ed emancipazione).
Il timore è che siano parole false, destinate a restare deboli e inconseguenti, utili solo a mantenere intatto il dominio e l’immagine di un privilegio suprematista; che siano parole non nel nome dei diritti, ma per distorcere il senso di quanto sta accadendo, negando la complicità nel genocidio e nei crimini, di fronte al diritto e alla storia; che siano una menzogna per tacitare l’insofferenza silenziosa che forse stava iniziando a diffondersi. È l’esperimento di un potere che coniuga la violenza feroce (praticata, sostenuta, tollerata) con bugie caritatevoli, pronte ad essere accolte da società disgregate e passive?
Ricordiamo anche il trattamento riservato ai migranti, ai fragili, ai dissenzienti.
Gli Stati, come l’Unione europea, hanno la forza – una forza entro il diritto e che il diritto prevede ed esige – per intervenire: rescindere gli accordi di collaborazione per violazione dei diritti umani; non trasferire o vendere (in via diretta e indiretta) armi; adottare sanzioni economiche; rendere effettive le risoluzioni e la presenza dell’Onu. Le parole devono essere accompagnate dai fatti. Altrimenti non solo sono tardive, per chi non c’è più, per chi porterà per sempre i segni su di sé, per una società distrutta; ma non fermeranno altri orrori.
In questione è la sopravvivenza concreta delle persone a Gaza (e in Cisgiordania), che continuano a morire; in questione, perché il genocidio sotto gli occhi del mondo del popolo palestinese legittima i crimini più efferati su tutti gli eccedenti del mondo, è la vita di molte e molti che vivono ai margini. In questione è il senso del diritto, dei diritti, dell’uguaglianza, il senso dell’umano; vorrei si comprendesse: non come discorso astratto e non come affermazione autoreferenziale (stiamo perdendo i nostri diritti e noi stessi); di vite concrete si discorre, presenti e future, di dignità delle esistenze, di tutte le esistenze.
Come possono essere presente e futuro dell’umanità se si convive con l’uccisione di persone (bambini) in fila per il pane? L’uomo è sempre stato quello che uccide, «dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura» (Quasimodo), ma è stato ed è anche altro.
Questo per sottolineare che non si intende certo affossare la speranza, o chiudersi in una critica cieca ai cambiamenti che possono avvenire, o in un pessimismo disfattista nei confronti del diritto e dei diritti, ma proprio perché si vuole che la speranza sia concreta, che diritto e diritti siano effettivi e reali, è necessario esigere che abbiano delle gambe solide per camminare, che camminino. Esigiamo che alle parole seguano fatti, fatti concreti: rescissioni di accordi, sanzioni economiche, applicazione delle risoluzioni delle Nazioni unite e dei provvedimenti degli organi di giustizia internazionale. Sempre continuando la lotta dal basso, con gli strumenti che abbiamo: informazione, denuncia, mobilitazione, boicottaggio.
Elena Basile – L’ipocrisia impera
Elena Basile 02 Agosto 2025
L’ipocrisia impera.
Macron Merz Starmer si ripromettono a settembre di riconoscere la Palestina.
Un atto simbolico e politico che anni addietro aveva un senso, oggi suona ridicolo, quasi una beffa mentre ogni giorno la pulizia etnica avanza e a settembre saranno morti altre centinaia e centinaia di civili inermi.
L’intero spazio politico mediatico progressista scarica su Netanyahu e Trump il genocidio. Eppure nessuno – Macron Merz e Starmer Obama Renzi Calenda e Clinton certamente no ma neanche i firmatari di pietosi appelli – affermano l ‘ unica cosa che servirebbe: il genocidio di Gaza è figlio della politica occidentale. La stessa che in Ucraina porta avanti una carneficina di ragazzi ucraini.
Sanzioni economiche durissime a Israele e cessazione di ogni accordo politico militare economico. Questo è quanto servirebbe. Ora, subito. Chiedetelo ai progressisti e vedrete come Macron, Merz e Starmer vi appariranno poco differenti da Meloni e Trump.
Il Presidente Mattarella viene considerato insieme a Tajani e Crosetto russofobo da Mosca per avere paragonato Putin a Hitler, la Russia al terzo Reich.
L’ intero arco costituzionale insorge. Il grottesco giornalismo nostrano parla di Mattarella come di un santo.
Lo stesso Presidente della Repubblica non paragona Netanyahu a nessuno e neanche nomina Israele . Afferma soltanto che a Gaza ” va riconosciuta l’ ostinazione a uccidere”
Poi si sofferma sull’antisemitismo che francamente è Se i tedeschi non avessero chiesto in ginocchio perdono per i crimini nazisti non li avremmo odiati? Avremmo odiato in loro gli ariani, la razza, oppure gli artefici di crimini inenarrabili? É vergognoso che di fronte alle immagini dell’ inferno di Gaza si parli di antisemitismo per silenziare coloro che criticano Israele.
Se, sbagliando, qualcuno come succede spesso, se la prende con gli ebrei della diaspora oppure con i turisti israeliani, basterebbe che questi ultimi affermassero di essere disgustati dal genocidio e di non sostenerlo.
Sareste democratici con Hitler? Gli lascereste sostenere che è giusto sterminare gli ebrei? Perché bisognerebbe essere indulgenti e democratici con chi sostiene in teoria o di fatto lo sterminio dei Palestinesi?
Presidente Mattarella con i suoi doppi standard, il suo silenzio assordante fino a 50.000 morti, con le sue falsità sul pericolo antisemita, lei tradisce la Costituzione Italiana e semina odio.
Rispetto la presidenza della Repubblica come Istituzione fondamentale a tutela dei principi Costituzionali.
Proprio per questo come tutti i cittadini (e il giornalismo, un tempo il quarto potere, dovrebbe fare lo stesso) mi permetto di criticare l’ uomo non all’altezza delle delicate funzioni a cui deve adempiere.
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