L’INESORABILE DECLINO DEL PENSIERO CRITICO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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L’INESORABILE DECLINO DEL PENSIERO CRITICO da IL MANIFESTO


L’inesorabile declino del pensiero critico

Maria Teresa Carbone  15/01/2026

Per la stessa compulsione che ci porta a lamentarci inutilmente del maltempo quando piove e fa freddo, è difficile di questi tempi sfuggire alla tentazione di snocciolare la litania delle cose che vanno male. Del resto, c’è solo l’imbarazzo della scelta, e non parliamo solamente delle grandi tragedie di fronte alle quali i singoli individui possono limitarsi a sperare che le loro microscopiche scelte quotidiane non contribuiscano indirettamente a massacri e a sciagure varie.

No, a quanto pare, anche in ambiti decisamente (e fortunatamente) meno sanguinari e sanguinosi come l’editoria, i problemi non mancano: è di ieri, per esempio, la notizia che nel 2025 gli acquisti di libri in Italia sono calati del 3% rispetto all’anno prima. Sono i primi dati emersi da un’analisi di mercato che Nielsen ha effettuato per conto dell’Associazione italiana editori e che verrà presentata per intero a fine mese, al seminario annuale della Scuola Librai Mauri, dove è possibile, o probabile, che il quadro completo della situazione non apparirà più confortante (anche se il presidente dell’Aie, Innocenzo Cipolletta, si azzarda a «confidare» in un 2026 più positivo, se non altro perché il governo ha scucito sessanta milioni per gli acquisti delle biblioteche).

Né viene voglia di rallegrarsi, guardando quello che succede all’estero. In successione rapida nelle ultime settimane abbiamo letto che nel Regno Unito – solo nel Regno Unito? – la saggistica sta declinando a favore dei sempre più onnipresenti podcast («Le persone sentono di poter ottenere lo stesso risultato senza doversi sobbarcare la lettura di un libro», ha spiegato Emily Ash Powell, giornalista e conduttrice di un book club a Emma Loffhagen sul Guardian); che in Francia – solo in Francia? – l’intelligenza artificiale rosicchia inesorabilmente il lavoro dei traduttori letterari, al punto che su Le Monde Nicole Vulser prevede un mondo in cui «solo pochissime opere letterarie o saggistiche saranno ancora tradotte da esseri umani»; e infine che in Germania – solo in Germania? – la stampa di sinistra sta svanendo dalle edicole, come scrive su Die Welt Jakob Weiner, prendendo spunto dal passaggio al digitale di Konkret, in un articolo decisamente critico anche nei confronti della sempre maggiore debolezza del pensiero «di sinistra».

E in Spagna? Cosa succede nel paese – quasi unico in Europa – dove i lettori aumentano e le case editrici non sembrano risentire troppo della crisi che imperversa altrove? Beh, anche qui c’è chi si rattrista, e non a torto, del declino del pensiero critico che dovrebbe essere alla base di chi fa informazione. Su Contexto, infatti, Ignacio Echevarría commenta sarcasticamente la proliferazione delle liste che in Spagna – solo in Spagna? – le testate di ogni tipo, anche le più «prestigiose», pubblicano a ritmi sempre più forsennati per segnalare quelli che dovrebbero essere i titoli migliori della stagione. Il condizionale è d’obbligo, dal momento che in questi elenchi – osserva Echevarría – «il concetto di lista viene assimilato a quello di ranking» e «il giudizio viene sostituito dalla statistica».

In particolare, il glorioso El País «guida questa tendenza con zelo ed entusiasmo nelle sue pagine culturali, selezionando massicciamente ‘i 25 libri più attesi del mese di febbraio, di marzo, di aprile…’. Venticinque! I più attesi! Ma chi diavolo aspetta tanti libri al mese? E dischi, e film, e serie televisive… È come fare la tombola e riempire tutte le caselle: così vinci sicuro», scrive il critico spagnolo, e noi riportiamo pari pari le sue parole, perché non sapremmo dire meglio. Decisamente, non lamentarsi è impossibile.

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