IL MONDO SECONDO TRUMP da IL MANIFESTO
Minacce all’Iran, dazi, Ucraina fastidiosa. Il mondo secondo Trump
Giovanna Branca 26/02/2026
American Psycho Lo State of the Union del presidente Usa ripercorre le sue ossessioni in politica estera. Lo speaker del parlamento iraniano: «Meglio la diplomazia ma pronti a rispondere»
Durante lo State of the Union non poteva mancare il cavallo di battaglia della politica estera di Trump: «Neiprimi 10 mesi ho messo fine a otto guerre». Il primo ministro del Pakistan, vedendo sventata la guerra con l’India, lo ha ringraziato: «Mi ha detto che se non fosse stato per il mio coinvolgimento ci sarebbe stata una guerra nucleare, sarebbero morte 35 milioni di persone».
NELLA LISTA degli 8 conflitti fatti evaporare dalla sua presidenza c’è anche quello fra Iran e Israele. Ma Trump liquida in pochi minuti quello che si profila fra Teheran e il suo Paese, che a poche ore dal discorso al Congresso – rivelano delle fonti al New York Times – ha inviato una dozzina di F-22 Raptor in Israele alla vigilia del terzo round di negoziati indiretti sul nucleare, oggi a Ginevra, fra Iran e Stati uniti, al quale parteciperanno l’inviato per la regione mediorientale Steve Witkoff e il genero di Trump Jared Kushner.
Mossa che «segnala che gli Stati uniti sono seri sull’attacco, nel caso in cui Teheran non accetti le condizioni Usa, dice al quotidiano il generale in pensione David A. Deptula. Ma quali termini? Nel suo State of the Union Trump cita en passant i «32.000 manifestanti uccisi» dal regime iraniano, e dopo un elenco dei suoi “successi” in Iran – l’assassinio di Qassam Soleimani durante il primo mandato, l’operazione Midnight Hammer con cui vantava di aver «obliterato» le capacità di Teheran di costruire l’atomica -, torna a inquadrare l’Iran come una minaccia per il mondo intero. A partire dall’Europa: «Hanno già sviluppato dei missili che possono minacciare l’Europa e le nostre basi oltreoceano. E sono al lavoro per costruire missili che potranno presto raggiungere gli Stati uniti d’America». Il programma nucleare, ha aggiunto, «è ricominciato».
LO SPEAKER del parlamento iraniano ha reagito sui media locali dicendo che Teheran è pronta a sedere al tavolo negoziale, «ma se decidete di ripetere esperienze pregresse con inganni, menzogne, analisi fallaci e false informazioni, e di lanciare un attacco nel bel mezzo dei negoziati, assaggerete senza dubbio il fermo colpo della nazione iraniana». In conclusione delle sue minacce verso Teheran, anche Trump ha detto di preferire la soluzione diplomatica, concetto ribadito il giorno dopo su Fox News dal suo vice JD Vance con la stessa “diplomatica” propensione alla minaccia: Trump «proverà a perseguire» la rinuncia iraniana al nucleare per vie «diplomatiche». «Ma ha un gran numero di altri strumenti a sua disposizione».
La guerra che il presidente Usa non può ancora aggiungere alla lista dei successi, quella in Ucraina, viene degnata solo di poche parole – le stesse della campagna elettorale: «Non ci sarebbe mai stata se fossi stato presidente», e non ci sarebbero «25.000 soldati morti» al mese mietuti dal conflitto arrivato al suo quarto anniversario nello stesso giorno dello State of the Union.
Il Venezuela attaccato dagli Usa diventa, nel discorso di Trump, meramente il pretesto per parlare della gamba ridotta «in mille pezzi» di uno dei militari Usa che ha partecipato alla missione – o per accogliere a sorpresa a Capitol Hill un oppositore di Maduro da riunire con la moglie in favore di telecamera e mid term.
Parlando al Congresso, Trump è anche riuscito a intestarsi l’uccisione del «Mencho», il capo del cartello di Jalisco assassinato in un’operazione del governo messicano. «Abbiamo abbattuto uno dei più tremendi capi del narcotraffico», ha sentenziato il presidente.
L’ALTRA ARMA della sua politica estera, i dazi appena dichiarati illegali dalla Corte suprema, viene vantata come lo strumento che potrà soppiantare le imposte sul reddito. Faccia a faccia con 4 dei 9 giudici costituzionali (tre dei quali hanno votato con la maggioranza per porre fine alle sue tariffe), Trump si è limitato a definire la loro sentenza «sventurata». Per poi ribadire di non aver bisogno dell’approvazione del parlamento per i nuovi dazi al 15% con cui intende minacciare il mondo: «Non è necessaria».
L’età dell’oro secondo Trump. Il discorso al Congresso tra le proteste
Marina Catucci 26/02/2026
NEW YORK
State of the Union Dazi, immigrazione e proclami di prosperità. Un’ora e quarantotto minuti di puro trumpismo fanno saltare i nervi ai Democratici che protestano dentro e fuori dall’aula
Il discorso di Donald Trump al Congresso per lo State of the Union – Ap
Senza mai smettere di attaccare i suoi avversari politici, Donald Trump ha dipinto una versione particolarmente rosea dello stato dell’America nel discorso sullo stato dell’Unione più lungo della storia dei presidenti statunitensi: un’ora e 48 minuti in cui ha cercato di trasformare in narrazione politica i dati di un anno di governo segnato da polemiche, violenze e divisioni.
I sondaggi lo mostrano in difficoltà nel ricostruire un rapporto con la sua base sull’economia, mentre i suoi compagni di partito si preparano a una difficile tornata di midterm. Nel discorso, però, Trump ha definito l’anno appena trascorso una «svolta epocale». Ha parlato di un Paese entrato in un’«età dell’oro», citando successi economici, la discesa dell’inflazione e una presunta rinnovata leadership internazionale.
Decine di membri democratici del Congresso hanno scelto di non partecipare, aderendo a una contro-manifestazione alternativa. Chi è rimasto non lo ha applaudito. Il deputato texano Al Green è stato allontanato per aver srotolato un cartello con la scritta «I neri non sono scimmie», in riferimento a un video razzista diffuso di recente da Trump contro Barack e Michelle Obama.
Altri democratici hanno protestato quando il presidente ha parlato di un’indagine per frode ai danni della comunità somala del Minnesota e di immigrazione illegale. Trump ha invitato i Democratici a «vergognarsi». «Dovresti vergognarti tu!», gli ha gridato la deputata del Minnesota Ilhan Omar. La deputata del Michigan Rashida Tlaib ha urlato «Bugiardo!». Entrambe hanno alzato il tono con il procedere del discorso.
Quando Trump, affrontando i temi della sicurezza nazionale e dell’immigrazione, ha invitato i membri del Congresso ad alzarsi in piedi se concordavano con lui che «il primo dovere del governo americano è proteggere i cittadini statunitensi, non gli immigrati illegali», Omar ha gridato: «Tu stai uccidendo gli americani!», riferendosi alle morti di Renée Good e Alex Pretti, avvenute in Minnesota durante operazioni legate all’immigrazione condotte da agenti federali. «You’re killing Americans!», le ha fatto eco Tlaib, che indossava una spilletta con la scritta «Fuck ICE».
Per Trump i Democratici, che a suo dire dovrebbero «vergognarsi», sono «pazzi» e responsabili dello shutdown parziale che colpisce il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (Dhs). «Hanno chiuso l’agenzia che ci protegge da terroristi e assassini», ha affermato. Il tycoon ha chiesto il ripristino immediato e incondizionato dei fondi destinati alle agenzie che si occupano di immigrazione, la cancellazione del concetto di «città santuario» e ha legato la riapertura del Dipartimento alla sopravvivenza della «nuova età dell’oro» economica proclamata a inizio serata.
Nessun altro riferimento a Minneapolis, come se le proteste che vanno avanti da mesi non esistessero.
Negli Stati Uniti descritti da Trump, il Venezuela è un nuovo alleato, il cui petrolio contribuirebbe in modo decisivo al calo dei prezzi della benzina. La sentenza della Corte Suprema che ha bocciato i suoi dazi doganali è stata definita una «decisione infelice» che non gli impedirà di portare avanti la sua agenda protezionista. Ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi, più complessi ma che, secondo lui, non necessitano dell’approvazione del Congresso: «Con il tempo – ha affermato – i dazi pagati dai Paesi stranieri sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito».
Trump ha ribadito en passant che quello in corso dovrebbe essere il suo terzo mandato, rilanciando l’idea che le elezioni del 2020 gli siano state sottratte da brogli orchestrati da Joe Biden. «I brogli elettorali sono dilaganti nelle nostre elezioni», ha sostenuto, invocando requisiti di identificazione più stringenti per il «privilegio di votare» e l’eliminazione del voto per posta. Ha inoltre rivendicato di aver posto fine a otto guerre, tracciando un bilancio della sua strategia di «pace attraverso la forza».
Sull’Iran ha detto di preferire «risolvere la questione con la diplomazia», aggiungendo però: «Una cosa è certa: non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare».
Nella replica dell’opposizione, la governatrice della Virginia Abigail Spanberger ha offerto un quadro in netto contrasto con quello di un Paese in «età dell’oro», sostenendo che, a più di un anno dall’inizio del secondo mandato di Trump, per molti americani il costo della vita resta elevato.
È questo il messaggio che i Democratici intendono portare avanti a livello nazionale in vista delle elezioni di midterm. La vittoria a doppia cifra di Spanberger in Virginia lo scorso novembre è, per il Partito democratico, il segnale che una campagna incentrata sull’accessibilità economica possa essere la strategia vincente da replicare nel resto del Paese.
«I Democratici di tutta l’America sono fortemente concentrati sull’accessibilità economica, nella capitale della nazione, nelle capitali degli Stati e nelle comunità di tutto il Paese – ha affermato Spanberger – Nella nazione più innovativa ed eccezionale della storia del mondo, gli americani meritano leader concentrati sui problemi che li tengono svegli la notte».
No Comments