LA DITTATURA DELLA BORGHESIA da 18BRUMAIOBLOG e INTERFERENZA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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LA DITTATURA DELLA BORGHESIA da 18BRUMAIOBLOG e INTERFERENZA

La dittatura della borghesia

 Olympe de Gouges    20 gennaio 2023

Questa “sfortuna” continuerà fino a quando non verrà eliminata la posizione dei vari Bezos.

Due milioni di persone hanno scioperato o hanno manifestato ieri contro i tagli alle pensioni che aumenterebbero l’età minima di pensionamento a 64 anni con un periodo minimo di versamenti di 43 anni. Hanno aderito agli scioperi i lavoratori delle ferrovie e dei mezzi di trasporto, il personale scolastico e i lavoratori dell’elettricità e delle raffinerie, e si sono svolte 200 manifestazioni di protesta nelle città di tutta la Francia.

I sindacati hanno riferito che 400.000 persone hanno manifestato a Parigi, 140.000 a Marsiglia, 38.000 a Lione, 60.000 a Bordeaux, 50.000 a Tolosa e Lille, e 55.000 a Nantes, 35.000 a Strasburgo. Inoltre, anche in molte città più piccole, cosa che ha sorpreso le autorità di polizia: 25.000 a Orléans, 21.000 a Le Mans, 20.000 a Nizza, 19.000 a Clermont-Ferrand, 15.000 a Tours, 13.000 a Pau, 10.000 a Chartres, 9.000 ad Angoulême e 8.000 a Châteauroux.

Non basta scendere in piazza. Non basterà rifarlo il prossimo 23 gennaio. Servirebbe uno sciopero generale ad oltranza e non solo contro le misure previdenziali annunciate. Mandare a casa la vecchia casta politica e amministrativa, comprese le burocrazie sindacali che con Macron hanno trattato, indire elezioni per organismi popolari di governo, nazionalizzazione dell’industria e confisca delle grandi proprietà, scioglimento delle forze di repressione e istituzione di una guardia popolare armata. Insomma uno scontro sociale a tutto campo, senza esclusione di colpi. Tuttavia i rapporti di forza tra le classi sociali richiamano alla realtà, ci si deve accontentare delle marcette di un giorno e di qualche tafferuglio.

Ieri sera il ministro della funzione pubblica Stanislas Guérini ha dichiarato a TF1 che Macron non modificherà i tagli in risposta alla protesta. Possono permettersi questa iattanza fino a quando avranno a disposizione gli apparati di polizia e i media, ossia fino a quando la testa dei Guérini resterà attaccata ai loro corpi. Ecco dunque spiegato il significato di “dittatura della borghesia”.

La dittatura dei ricchi mira a tagliare 13 miliardi di euro all’anno dalle pensioni, ma gli stati dell’Unione Europea distribuiscono trilioni di euro a banche e società in massicci salvataggi e altri maneggi, spendono miliardi per inviare carri armati e altre armi in Ucraina per la guerra con la Russia, perché la carneficina continui e le sanzioni vadano in culo alla gente più povera (naturalmente per gli spudorati e smemorati lacchè della borghesia sei filorusso se dici questo).

Il rapporto Oxfam ha rivelato che i due terzi della nuova ricchezza creata dal 2020 sono andati all’1% più ricco, ha anche rilevato che i primi 10 miliardari francesi hanno aumentato la loro ricchezza di 189 miliardi di euro dal 2020. Il miliardario francese Bernard Arnault è attualmente l’uomo più ricco del mondo, la sua ricchezza ammonta ora a 213 miliardi di euro. I 13 miliardi di euro che la borghesia francese vuole tagliare dal budget pensionistico annuale della Francia sono di molto inferiori all’importo del profitto che Arnault ha aggiunto alla sua fortuna personale ogni anno dal 2020, quando era di 79 miliardi di euro.

Altro che taglio alle pensioni! Basta questo dato per capire in che cosa consista la dittatura della borghesia, alla quale si può rispondere adeguatamente solo in un modo. Ma, ripeto, i rapporti di forza sono al momento tutti a favore della dittatura della borghesia, che da decenni con la sua propaganda, le sue lusinghe, paventando paure sociali accompagnate da minacce, riesce vincente e se ne sta comoda nei suoi agi e protetta nei suoi covi.

La via della servitù

Salvatore A. Bravo  19 gennaio 2023 

Si susseguono gli articoli sulle figure motivazionali al lavoro: una giovane bidella si sposta quotidianamente tra Napoli e Milano, appare sorridente nelle pose, un giovane rider dichiara che ha consegnato il panino ad un cliente pedalando per cinquanta Km, afferma di non sentirsi sfruttato e mai accetterebbe un lavoro d’ufficio. Si potrebbero sollevare dubbi su queste storie di lavoro estremo, ciò non toglie che l’ammirazione di cui sono oggetto è anch’essa sospetta.

Il primo ragionevole dubbio è che tali storie dirette principalmente alle nuove generazioni hanno lo scopo di insegnare che il lavoro in qualsiasi condizione è “onore” e “gloria”, per cui non devono lamentarsi del precariato e degli stipendi minimi, in quanto vi sono giovani che accettano condizioni estreme, le accolgono col sorriso e si adattano. Per cui se non ci si adegua a ciò che il mercato offre si è colpevoli di non essere all’altezza del sistema.

L’umanità la si può dividere in due categorie: i vincenti che si adattano e i perdenti  disorganici al migliore dei mondi possibili, per cui si autoeliminano. Le storie motivazionali sono parte di un dispositivo che ha lo scopo di colpevolizzare, per cui non è “il mercato” che deve cambiare ma i lavoratori. Il mercato è la misura della giustizia, se non si è capaci di cambiare se stessi e di strappare dal proprio cuore e dalla propria mente sogni e ideali si è “giustamente condannati” alla sconfitta e ad essere dei paria senza lavoro e ruolo sociale. Le parole dei giovani lavoratori e la supina accettazione delle logiche mercantili nascondono una immensa solitudine. I lavoratori e le lavoratrici non hanno partiti o sindacati degni di questo nome, per cui sono senza prospettive, si dispera di poter cambiare le condizioni presenti, non si ha scelta, se non ci si adatta si è espulsi dal mercato e condannati alla morte sociale. Un trentenne senza lavoro, al massimo delle energie fisiche e psichiche, corre il rischio di essere un invisibile: senza lavoro e senza progetto, per cui pur di non cadere nel baratro del nulla cede all’adattamento che gli offre l’illusione di un ruolo sociale nel tritacarne della precarietà.

La speranza di una vita migliore è sempre collettiva, l’unità consente la prassi, invece l’atomismo dei lavoratori precarizzati nel vuoto dei corpi medi, delle idee e dell’individualismo indotto non può che comportare il fatalismo adattivo usato dai media per educare i potenziali ribelli e scontenti. Questi ultimi devono imparare da questi modelli, nuovi santini della contemporaneità, a pensare positivo, ovvero qualsiasi condizione avversa ti offre il mercato non vi sono limiti all’adattamento. Il lavoratore precarizzato è liquido deve prendere la forma che il lavoro esige e comanda. Il dispositivo adattivo agisce secondo due movimenti che convergono verso lo spesso obiettivo: la conservazione.

In alto il dispositivo invita i politici a Davos, la nomenclatura dei magnati elargisce alla politica i suoi ordini, in basso gli oratores nei media convincono le nuove generazioni che per ricoprire  un ruolo sociale, anche modesto, devono capire che non c’è alternativa, non devono lamentarsi ma accettare il giudizio e le sacre leggi del mercato. Mentre sui giornali la campagna motivazionale procede a ritmo marziale, in Francia un milione di francesi è in piazza per protestare contro la riforma delle pensioni. Sui giornali e nei TG nazionali la notizia non è contemplata, è espunta dalla visibilità e dal dibattito. Le immagini dei francesi che non vogliono adattarsi al nuovo corso ma vogliono far sentire la loro voce e le loro ragioni marciando insieme, sono rimosse, potrebbero mostrare alle nuove generazioni che l’adattamento non è l’unica scelta, che vi sono una pluralità di possibilità che il dispositivo del dominio vuole neutralizzare. Ancora una volta l’Italia è terra di sperimentazione, le nuove generazioni spogliate dei loro sogni e costrette ad accettare condizioni lavorative inaudite sono il vero successo del liberismo che non può che ispirarsi alla condizione italiana per continuare la sua azione di smantellamento globale della politica. La via alla servitù volontaria è il vero obiettivo del neoliberismo, la strada che conduce alla servitù volontaria è lastricata dal vuoto di idee e dall’assenza della politica, in tale contesto il liberismo può apparire invincibile, ma la verità non la si può rimuovere, è incarnata nelle vite che subiscono l’olocausto della precarietà, pertanto la via della servitù può diventare percorso di emancipazione collettiva.

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