VUOI LA PACE? NON PREPARI LA GUERRA, MA I NEGOZIATI da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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VUOI LA PACE? NON PREPARI LA GUERRA, MA I NEGOZIATI da IL FATTO

Vuoi la pace? Non prepari la guerra, ma i negoziati

 PIER GIORGIO ARDENI E FRANCESCO SYLOS LABINI  24 MARZO 2024

Secondo un antico aforisma attribuito a Eschilo, “in guerra, la verità è la prima vittima”: niente di più vero come abbiamo sperimentato negli ultimi due anni in cui le frottole all’unisono di politici e media mainstream non si contano. Se la realtà può essere distorta per convincere l’opinione pubblica della bontà di certe scelte politiche – un fenomeno a cui ormai siamo assuefatti – il problema diventa drammatico e pericoloso quando la classe dirigente perde ogni collegamento con i fatti e rimane vittima del proprio autoconvincimento.

Subito dopo l’invasione dell’Ucraina le certezze raccontate erano diverse: la Russia, che aveva un Pil pari a quello della Spagna, sarà messa rapidamente in ginocchio dalle sanzioni e dalla guerra economica che i Paesi del G7 le stavano muovendo; l’esercito russo è in condizioni disastrose e a corto di tecnologia d’avanguardia (per Von der Leyen i russi prendevano i chip delle lavatrici rubate in Ucraina); la salute del presidente Putin è compromessa… Ma a più di due anni dal fatidico 24 febbraio 2022, il Fondo monetario internazionale prevede un tasso di crescita dell’economia russa del 2,6% per il 2024, mentre la Germania, locomotiva Ue, è in recessione. I russi si erano adattati alle sanzioni già nel 2014 e preparati a essere autonomi nei settori dell’informatica e bancario. L’esercito russo è ben armato, rifornito e dispone di armi tecnologicamente avanzate, dai missili ipersonici agli strumenti di guerra elettronica.

Come nota il sociologo Emmanuel Todd nel recente saggio La sconfitta dell’Occidente (Gallimard) è l’industria militare occidentale a essere carente e non in grado di garantire l’approvvigionamento all’Ucraina. Alla vigilia della guerra, il Pil della Russia era meno del 5% del Pil complessivo dei G7. Un nano economico e una potenza militare “in piccolo”, pari a un decimo di quella Usa, che si è rivelato capace di produrre più armi dell’intero Occidente. Ciò pone un doppio problema: il primo all’esercito ucraino che perde la guerra per mancanza di mezzi che l’Occidente non riesce a rifornire, oltre che di uomini; il secondo è più importante e devastante per la scienza economica dominante che si scopre senza strumenti concettuali per comprendere come sia possibile tale situazione. Questo è il punto cruciale: il turbocapitalismo finanziario può essere in grado di dominare il mercato virtuale ma l’economia reale, su cui anche l’economia di guerra si basa, può essere ben più resiliente, come quella russa ha dimostrato, diversificando le sue fonti e il suo commercio estero.

Infine, Putin sembra in ottima forma fisica e politica. Il larghissimo consenso alle recenti elezioni è dovuto a due fattori determinanti: la differenza tra la Russia attuale e quella che Putin aveva ereditato da Eltsin negli anni 90 (devastata da una crisi economico-sociale profonda, mentre dal 1999 il Pil pro capite è aumentato di tre volte e il Paese è uscito dal tunnel) e il rinnovato orgoglio nazionale russo, sostenuto dalla diffusa percezione di essere in una guerra esistenziale contro l’Occidente.

In più di due anni, la guerra ha causato la morte di oltre mezzo milione di soldati e la devastazione di un Paese. La profonda incomprensione della realtà sta rendendo sempre più imminente il pericolo di un conflitto tra Nato e Russia, che può sfociare in una guerra di annientamento nucleare. Non c’è stata nessuna riflessione pubblica sul fallimento dell’interpretazione dei fatti basilari dal febbraio 2022 in poi. Letta, Draghi e Von der Leyen, per citare i più noti, non si sono mai trovati nella scomoda posizione di dover spiegare le ragioni della propria errata posizione. Di fronte al fallimento narrativo iniziale si assiste ora a un completo cambiamento di narrazione: l’esercito russo, invece di essere un’armata di disperati con le pale da sconfiggere sul campo di battaglia, è diventato una minaccia per tutta l’Europa. E dunque, dice Charles Michel, bisogna “produrre più armi e addestrare soldati: se vogliamo la pace prepariamoci alla guerra”. La guerra contro il Paese che ha il maggiore arsenale nucleare del pianeta è una evidente follia, fatto che rileva ancora una volta l’inadeguatezza di questa classe dirigente.

Sostiene Jeffrey Sachs, voce illuminata, un punto molto semplice: invece di rilanciare a ogni occasione la retorica contro la Russia e contro Putin, è necessario sedersi a un tavolo e negoziare. Che piaccia o meno la controparte non la scegliamo noi. Tutto è stato detto e fatto dai governi occidentali negli ultimi due anni, eccetto che questo ovvio passo. Anzi, come ricorda tra gli altri l’ex premier israeliano Naftali Bennett, è stato l’Occidente, e in particolare Boris Johnson, a far fallire l’accordo tra Russia e Ucraina in Turchia nel marzo del 2022. Sono passati due anni terribili, è venuto il momento di dire basta a questa follia.

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