VU CUMPRÀ?: “ITA SVENDUTA A LUFTHANSA” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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VU CUMPRÀ?: “ITA SVENDUTA A LUFTHANSA” da IL FATTO

Meloni fa felice Berlino: Ita svenduta a Lufthansa

I VANTAGGI – Prezzo basso, controllo della società, mani libere

GIULIO DA SILVA  29 MAGGIO 2023

“Era una bella occasione per espandersi”. Carsten Spohr, l’ad di Lufthansa, considera l’intesa per l’acquisto del 41% di Ita Airways dallo Stato un affare. Dopo l’accordo firmato a Roma il 25 maggio Spohr ha detto agli analisti finanziari: “Ita non ha niente in comune con Alitalia. È stata ristrutturata con successo: Alitalia nel 2019 aveva circa 10mila dipendenti, Ita a fine 2022 ne aveva 3.900 e costano il 30% in meno di quelli di Alitalia. Siamo fiduciosi che potremo renderla redditizia entro il 2025”.

Ci sono molteplici ragioni per affermare i vantaggi siano tutti per Lufthansa, che corona un corteggiamento durato 15 anni. L’accordo col Tesoro prevede che il gruppo tedesco pagherà 325 milioni di euro per il 41% di Ita. Il ministero di Giancarlo Giorgetti però non incasserà un euro: i soldi entreranno nelle casse di Ita attraverso un aumento di capitale e questo è un primo vantaggio per il compratore. Non solo: il Mef dovrà sborsare 250 milioni prima che i tedeschi aprano il portafoglio, essendosi impegnato a versare l’ultima tranche della ricapitalizzazione di Ita approvata dall’Ue nel 2021 per 1,35 miliardi totali. Secondo punto a favore di Lufthansa. I versamenti verranno fatti dopo che l’accordo sarà stato approvato da Corte dei Conti e, soprattutto, Antitrust Ue, che potrebbe chiedere ai tedeschi di rinunciare a slot di Ita, soprattutto a Linate e Fiumicino: “Pensiamo che il closing avverrà entro la fine del 2023”, ha detto il numero uno di Lufthansa.

Il prezzo concordato da Lufthansa per il 41% di Ita corrisponde a una valutazione dell’intero capitale di 792,6 milioni di euro: una società nella quale, a cose fatte, il Mef avrà pompato 1,35 miliardi, avrà un valore di “equity” svalutato del 41% rispetto a quanto versato. È il terzo vantaggio di Lufthansa. Perché questo depauperamento? In gran parte dipende dai risultati negativi di Ita. Nel 2022 la “nuova Alitalia” ha perso in media 1,33 milioni al giorno: il bilancio dichiara una perdita netta di 486 milioni con ricavi per 1,5 miliardi. Nello stesso anno le principali compagnie Ue hanno recuperato i margini di guadagno persi col Covid: nel 2022 Lufthansa registra un utile netto di 791 milioni, Air France-Klm di 728, Iag di 431 milioni. Ryanair ha chiuso con 1,43 miliardi di utile dopo le tasse il bilancio annuale al 31 marzo 2023.

Si poteva spuntare un prezzo più alto dai tedeschi? Date le condizioni disperate di Ita, la trattativa era in salita. Un partner era necessario e, essendo Lufthansa l’unico pretendente ammesso al negoziato in esclusiva, ha trattato da un punto di forza. L’ex premier Draghi il 31 agosto scorso aveva aperto una trattativa in esclusiva col fondo Usa Certares, dietro il quale c’erano Air France-Klm e Delta, ma dopo la vittoria elettorale della destra quella trattativa è tramontata.

Per avere un altro riferimento, si può ricordare che nel gennaio 2009 Air France-Klm pagò 323 milioni per diventare partner col 25% di Alitalia-Cai dei “capitani coraggiosi” berlusconiani. Parigi ebbe la meglio sui tedeschi. A quel prezzo il valore dell’intera Alitalia era pari a un miliardo e 292 milioni. Certo, dopo 14 anni il confronto non è del tutto omogeneo, la compagnia aveva quasi il doppio degli aerei attuali (sono 66, secondo Spohr), ma l’accostamento fa notare come il valore assegnato oggi a Ita sia piuttosto basso.

E ancora: i francesi entrarono nella Cai senza diritti di comando, invece Lufthansa – ha detto Spohr – “avrà il diritto di nominare l’amministratore delegato di Ita e un consigliere in un cda di cinque persone”. Altro punto a vantaggio dei tedeschi, che puntano al 100% di Ita “nel medio termine”: “Abbiamo un’opzione per arrivare al totale controllo. L’approccio all’investimento minimizza il rischio: la tempistica e il prezzo dipendono dai risultati di Ita”.

Lufthansa pone come condizione che Ita sia in attivo. I tedeschi hanno un’opzione per comprare una quota del 49% a partire dal 2025 e ulteriori opzioni per il 10% che rimarrebbe al Mef in seguito, si prevede nel 2027. Spohr non ha confermato la cifra, ufficiosa, che per il 100% Lufthansa pagherebbe 830 milioni. Se i conti di Ita dovessero rimanere in rosso il prezzo si abbasserebbe o i tedeschi potrebbero lasciare la presa: a quel punto la patata bollente tornerebbe allo Stato e al governo.Vengono in mente le parole di Giorgia Meloni del 31 agosto 2022, che in piena campagna elettorale si dichiarava contraria alla vendita di Ita quando il governo Draghi annunciò l’apertura della trattativa con Certares: “Secondo me bisognava valutare la possibilità di mantenere la nostra compagnia di bandiera perché non ci facciamo certo un figurone ad essere, forse, l’unico grande paese occidentale d’Europa che non ha una propria compagnia di bandiera”. Chissà cosa le ha fatto cambiare idea

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