“VIOLENZE” SULLE DONNE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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“VIOLENZE” SULLE DONNE da IL MANIFESTO

Blitz a Torino: una «stanza» pro-life prima dell’aborto

SALUTE. La Regione Piemonte annuncia la convenzione col Movimento per la vita al Sant’Anna. Ma il responsabile del reparto Ivg, Viale: «Non ci sarà uno spazio così nel nostro ospedale»

Mauro Ravarino  01/08/2023

L’attacco alla legge 194 in Piemonte va avanti da tempo. Ora, l’annuncio – rilanciato dall’assessore regionale alle Politiche sociali, il meloniano Maurizio Marrone (l’argomento è un suo pallino) – di una «stanza dell’ascolto» all’Ospedale Sant’Anna in convenzione con il Movimento per la vita, rivolta alle donne che pensano all’aborto.

UN BLITZ ESTIVO che segna una svolta. L’Ospedale Sant’Anna non è un presidio qualunque: è il primo in Italia per numero di parti con 6.590 nuovi nati nel 2022, nonché l’ospedale piemontese in cui si effettua il maggior numero di interruzioni volontarie di gravidanza, con circa 2.500 casi nel 2021; è stato, inoltre, il primo ospedale in Italia a introdurre l’aborto farmacologico ed è sempre stato considerato un’eccellenza sanitaria. La convenzione tra la Città della Salute, l’azienda ospedaliera di cui fa parte il presidio, e la Federazione regionale del Movimento per la vita non poteva non sollevare polemiche: parla di «ritorno al medioevo» la Cgil, che critica la decisione della struttura e ne chiede la revoca immediata, e di «destra golpista» Silvio Viale, medico al Sant’Anna, consigliere comunale di + Europa-Radicali, da anni impegnato a favore della pillola Ru-486 (di cui la giunta Cirio, di nuovo su spinta di Marrone, ha bloccato la distribuzione nei consultori).

La finalità della nuova iniziativa è quella di «fornire supporto e ascolto a donne gestanti che ne abbiano necessità, nell’ambito di un più generale percorso di sostegno durante e dopo la gravidanza alle donne che vivono il momento con difficoltà e che potrebbero quindi prendere in considerazione la scelta dell’interruzione di gravidanza o che addirittura si sentono costrette a ricorrervi per mancanza di aiuti». L’esponente di Fd’I Marrone, che nel 2021 ha spalancato le porte dei consultori pubblici alle associazioni pro-life, sottolinea: «Ogni volta che una donna abortisce perché si è sentita abbandonata di fronte alla sfida della maternità siamo davanti a una drammatica sconfitta delle istituzioni».

LA DECISIONE è totalmente politica, in Piemonte si sono trovati con facilità finanziamenti per i privati – un milione di euro per il fondo antiabortista «Vita nascente» – ma non per l’assistenza pubblica. Lo nota la Rete per l’autodeterminazione «Più 194 voci»: «L’inaugurazione di questo spazio avviene a poche settimane dalla chiusura del Centro Nascita del Sant’Anna, a causa, e questa è la scusa formale, della mancanza di spazi. Il Centro Nascita rappresenta per noi un’esperienza sperimentale di demedicalizzazione del parto imprescindibile, da sostenere e ampliare. È inconcepibile che vengano usati soldi e infrastrutture pubbliche per finanziare la propaganda ideologica di queste associazioni e non si trovino invece i fondi per supportare, con strutture e personale, un percorso per rendere la gravidanza e il parto un’esperienza più vicina alle esigenze di chi li vive».

CONTRO L’INIZIATIVA, il centro-sinistra e il M5s. Il Pd attacca, la senatrice Cecilia D’Elia la chiama «stanza della colpevolizzazione e della dissuasione», per la capogruppo dem in consiglio comunale, Nadia Conticelli, si tratta «dell’ennesima umiliazione nei confronti delle donne, una forma di violenza psicologica istituzionalizzata». L’ex sindaca e ora deputata M5S Chiara Appendino parla di «delirio oscurantista contro le donne, la loro dignità e la loro libertà».

Duro il commento dell’assessore comunale al Welfare, Jacopo Rosatelli, che definisce la convenzione una provocazione: «In un periodo di crisi della sanità pubblica, la principale azienda sanitaria ospedaliera della nostra città si mette al servizio di una battaglia ideologica di sapore oscurantista, facendosi strumento dell’estrema destra politica e della sua legge “Vita nascente”. Sono solo le avvisaglie di quello che potrebbe accadere se Marrone diventasse assessore alla sanità. Come Città ci riserviamo ogni azione per contrastare usi impropri del nostro sistema sanitario pubblico». Per Marco Grimaldi, vicecapogruppo alla Camera dell’Alleanza Verdi-Sinistra, «siamo all’assurdo, come se allestissimo stanzette per i no vax in ogni centro vaccinale».

Il radicale Silvio Viale, che è anche il responsabile del reparto interruzioni volontarie di gravidanza, conclude: «L’iniziativa dell’assessore Marrone rientra nella migliore tradizione dei blitz d’estate, con i golpe durante le ferie. Non ci sarà nessuna stanza del Movimento per la vita lungo il percorso della 194 all’ospedale Sant’Anna – assicura Viale – Se la direzione sanitaria vuole dare una sede al Movimento per la vita questa sarà il più lontano possibile dai reparti».

Sessismo d’origine e stampa: la violenza è «inaspettata»

FEMMINISMI. Tre femminicidi in 24 ore e per l’informazione nostrana la violenza maschile sulle donne passa sempre come «caso di cronaca nera»

Lea Melandri  01/08/2023

All’attenzione del Dipartimento per le Pari Opportunità. A Cologno uccisa una ventenne dall’ex fidanzato, a Pozzuoli un marito ha ucciso la moglie davanti ai figli e si è tolto la vita. A Rovereto una donna è stata uccisa con un’accetta dal suo affittuario. Tre femminicidi in 24 ore e per l’informazione nostrana la violenza maschile sulle donne passa sempre come «caso di cronaca nera».

Non una parola in più, un piccolo cenno di stupore o di sgomento di fronte a uomini che uccidono donne con cui hanno avuto rapporti intimi, non una domanda sull’annodamento perverso tra quello che abbiamo chiamato finora amore e un potere maschile di vita e di morte. È evidente che l’ignoranza, il pregiudizio, il retaggio di un sessismo più o meno consapevole, fanno da sbarramento ad analisi, approfondite e necessarie, di una violenza che porta il segno di un potere sul corpo della donna legittimato da secoli di patriarcato, e sempre pronto a riaffermarsi quando le donne non sono più quel corpo «a disposizione».

Posso solo ripetere quello che vado dicendo da anni sull’omertoso silenzio della politica e dell’informazione sul persistente sessismo dominante.

Bisogna andare alla radice, a quella che io chiamo violenza d’origine – la differenziazione che ha diviso e contrapposto maschio e femmina, identificando le donne con la maternità, l’uomo col pensiero e la storia. Si tratta di un fenomeno che attraversa i secoli, anche se assume forme diverse a seconda del momento e del contesto storico. Il sessismo è un fenomeno «strutturale», si dice ormai da più parti, ma non si entra nel merito di quale ne siano origine e ricadute nella vita delle persone e nelle istituzioni pubbliche.

Difficile mettervi un argine, quando, a partire dalla classe politica, non viene avanzata qualsiasi ipotesi di cambiamento. Basti pensare alla levata di scudi contro il Ddl Zan, osteggiato anche a colpi di fake news, che alla fine lo ha fatto naufragare. Negli ultimi anni in Italia c’è stato un ritorno in forza dei valori tradizionali: la famiglia, la maternità, la patria. Non ci stiamo interrogando sul perché abbiano così tanto consenso. Nel senso comune è radicata purtroppo l’idea della «normalità» della gerarchia e della violenza nel rapporto tra i sessi. Tutto questo andrebbe affrontato a partire dalla scuola e dall’educazione, tenendo conto di quello che ereditiamo inconsciamente dal passato. Quando sentiamo dire «era un uomo mite», sì, può essere. Ma quando si rompe l’equilibrio rispetto a ciò che quell’uomo mite riteneva «normale», esplode una violenza che appare sempre «inaspettata».

Ma una parte importante potrebbe avere sicuramente l’informazione, se di fronte a un fenomeno sempre più allarmante, si ricordasse della cultura di un movimento di donne che da oltre un secolo lo analizza e cerca di farvi fronte con pratiche capaci di vedere i legami tra sessualità e politica, tra un dominio, come quello maschile che interessa le istituzioni ma che si annida anche nell’«oscurità dei corpi».

Il “silenzio stampa” crea la peggiore delle assuefazioni, quella che induce a chiudere gli occhi su una violenza barbarica mascherata dagli affetti più intimi. Difficile non vedervi una, sia pure inconsapevole e involontaria, complicità con ciò di cui, a parole, si afferma di voler combattere.

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