VERTICE NATO: IL VERO FRONTE È LA CINA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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VERTICE NATO: IL VERO FRONTE È LA CINA da IL MANIFESTO

Il documento finale dice Cina 15 volte: ecco il vero fronte

VERTICE NATO. Lo spazio riservato a Pechino è senza precedenti. «Opera dannose disinformazioni», «sovverte l’ordine internazionale», «è partner di Mosca»

Lorenzo Lamperti  13/07/2023

Quindici. Tante sono le volte in cui è citata la Cina nel comunicato Nato di Vilnius. L’Alleanza è per ora atlantica, ma lo spazio concesso a Pechino è senza precedenti: 322 parole contro le 225 del 2021 e le 304 del 2022, quando la Repubblica popolare fu identificata per la prima volta come una “sfida sistemica”. Termine che non cambia, ma che viene corredato da una serie di accuse.

I leader Nato sostengono che la Cina utilizza “un’ampia gamma di strumenti politici, economici e militari per aumentare la sua influenza globale e la proiezione del suo potere”. E viene accusata di “operazioni ibride e informatiche dannose, retorica conflittuale e disinformazione” che metterebbero a rischio la sicurezza dell’Alleanza.

Non solo. La Cina cercherebbe di “sovvertire l’ordine internazionale basato sulle regole, anche su spazio e mari”. Si critica anche la “rafforzata partnership strategica tra Russia e Cina”, intimata a “condannare l’aggressione dell’Ucraina e ad astenersi dal supportare lo sforzo bellico di Mosca, smettendo di amplificarne la falsa narrativa”. Nessuna menzione esplicita di Taiwan, citata però in conferenza stampa da Jens Stoltenberg, il quale ha sottolineato che la Cina “non è un avversario” e che la Nato resta aperta a una “cooperazione costruttiva”.

DISTINGUO che non bastano a Pechino. Il portavoce del ministero degli esteri, Wang Wenbin, ha dichiarato che il comunicato di Vilnius «distorce la realtà ed è infarcito di mentalità da guerra fredda e pregiudizi ideologici». La Nato viene accusata di espansionismo. Nel mirino la partecipazione al summit di Giappone e Corea del sud, sempre più coinvolte nei meccanismi dell’Alleanza. «L’espansione verso est non farà altro che fomentare le tensioni regionali, scatenare il confronto tra blocchi e persino una nuova guerra fredda», sostiene Wang.

Tesi amplificata dai media di stato, dal Quotidiano del Popolo all’ultranazionalista Global Times: “Ovunque vada la Nato, è probabile che scoppino guerre”. Wang ha poi difeso il rapporto con la Russia, «basato sui principi di non alleanza, non confronto e non presa di mira di paesi terzi»: un modello «al di sopra delle alleanze politico-militari» praticate da «alcuni» paesi Nato.
DIVERSE LE CRITICHE ai vicini asiatici, che dopo la guerra in Ucraina cercano tutele esterne e connettono il fronte occidentale con quello orientale. «La sicurezza della Nato e dell’Indo-Pacifico sono inseparabili», ha detto in Lituania il premier giapponese Fumio Kishida, dopo aver siglato un documento di cooperazione in 16 punti. Stoltenberg ha esultato: «Nessun altro partner ci è più vicino del Giappone».

Il segretario generale della Nato ha ribadito che l’apertura di un ufficio di collegamento a Tokyo resta sul tavolo, anche se la questione è rinviata dopo l’opposizione della Francia. Anche la Corea del sud ha firmato un accordo, in 11 punti, che si concentra su cyberdifesa e nuove tecnologie. Mossa che la Corea del nord percepisce come una «minaccia esistenziale».
NON È UN CASO che ieri il fronte asiatico si sia mosso molto anche a livello operativo. Pyongyang ha lanciato un nuovo missile intercontinentale, volato 74 minuti e per circa mille chilometri. Si tratta del più lungo tempo di volo mai compiuto da un razzo nordcoreano. Nuova prova che Kim Jong-un si sta dotando di armi che potrebbero colpire gli Stati uniti, accusati di aver violato lo spazio aereo nordcoreano con droni e aerei da ricognizione.

LE TENSIONI con la Cina complicano ulteriormente il dialogo sulla penisola coreana. Negli ultimi due giorni, la stessa Pechino ha incrementato le manovre aeree sullo Stretto di Taiwan. In 48 ore ben 55 jet dell’Esercito popolare di liberazione hanno oltrepassato la linea mediana. Un modo per tracciare (o ritracciare) una linea. Segnali anche sul piano diplomatico. Sempre durante il summit Nato, il Cremlino ha confermato che entro la fine dell’anno Vladimir Putin andrà in visita in Cina. «Date da definire», dice Mosca. Probabile avvenga tra settembre e ottobre, in occasione del terzo forum sulla Belt and Road.

L’Atlantico «orientale»: accordi con Tokyo e Seul

IL LIMITE IGNOTO. Al summit i rappresentanti del gruppo Ap4. L’obiettivo dell’allargamento è coinvolgere l’Est nella strategia anti russa e nel contenimento cinese

Lorenzo Lamperti, TAIPEI  11/07/2023

Non è vicina al Pacifico, ma a Vilnius si parlerà anche di quell’oceano, teoricamente più distante dalla tradizionale “zona di competenza” dell’Alleanza atlantica. Sul piano strategico la distanza continua d’altronde ad assottigliarsi. Al summit Nato che si apre oggi in Lituania, sono presenti anche i leader della cosiddetta AP4: Giappone, Corea del sud, Australia e Nuova Zelanda. L’attenzione è rivolta soprattutto al premier giapponese Fumio Kishida e il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, che tornano al vertice dopo la prima storica apparizione del 2022 a Madrid. A differenza dell’anno scorso, ora vanno anche d’accordo dopo lo storico disgelo avviato nonostante le lamentele delle rispettive opposizioni interne. La loro politica estera appare sempre più allineata, nonostante il bisticcio dei giorni scorsi sulle esercitazioni sudcoreane alle isole contese Dokdo.

DA MESI SI LAVORA a un rafforzamento dei meccanismi di cooperazione con gli alleati asiatici degli Stati uniti. Obiettivo: coinvolgerli più direttamente nella strategia anti russa e nel contenimento della Cina. Secondo Nikkei Asia, a Vilnius saranno annunciati due inediti documenti di partnership con Tokyo e Seul, rispettivamente in 16 e 11 punti. Con la Corea del Sud ci si concentra soprattutto su sicurezza informatica, tecnologia e minacce ibride, dopo che il paese è diventato il primo membro asiatico del centro di cooperazione di difesa cyber con base in Estonia. Inclusa anche la collaborazione su cambiamento climatico e spazio. Su Yoon, che pare pronto al dispiegamento totale del sistema anti missile statunitense Thaad, sono prevedibili nuove pressioni per fornire direttamente armi all’Ucraina. Cosa che sinora ha fatto solo indirettamente via Stati uniti e via Polonia, dove andrà peraltro in visita subito dopo il vertice.

Il documento col Giappone contiene punti ancora più ambiziosi, compreso un rafforzamento dei rapporti in materia di sicurezza marittima. Aumenterà l’interoperabilità dei sistemi di difesa. I cantieri navali e gli hangar aerei giapponesi potrebbero aprirsi ai mezzi dei paesi Nato. L’amministrazione Kishida ha d’altronde siglato di recente accordi bilaterali anche con Regno unito e Australia.

DOVREBBE ESSERE invece rinviata l’attesa decisione sull’apertura di un ufficio di collegamento Nato a Tokyo. Una mossa di portata storica, su cui ci sono però dubbi anche interni. La Francia si sarebbe opposta per il timore di compromettere le relazioni con la Cina. Raggiungere un consenso unanime tra tutti e 31 i membri appare complicato, ma i principali sostenitori dell’ipotesi (Joe Biden e Jens Stoltenberg) puntano a ottenere il via libera entro la fine dell’anno. Kishida, il più convinto assertore del rischio che l’Asia orientale possa diventare la «prossima Ucraina», offre una sponda. Anche se all’interno del Giappone non mancano certo le voci scettiche o contrarie, che stanno trovando in queste settimane ampio spazio sui media cinesi, insieme alle accuse di «espansionismo» e «mentalità da guerra fredda» rivolte alla Nato.

Pechino si sente, o quantomeno si racconta, accerchiata. La guerra in Ucraina ha accelerato e facilitato l’allineamento di diversi paesi asiatici a Washington, anche per i timori che il rapporto tra Cina e Russia possa essere in qualche modo “istituzionalizzato” sul fronte militare. Proprio ieri, Xi Jinping ha incontrato Valentina Matviyenko, presidente del Consiglio federale dell’Assemblea della Federazione russa. «I nostri due paesi devono guidare la corretta direzione della riforma della governance globale», ha detto il leader cinese, citando poi il lavoro di rafforzamento e ampliamento di Brics e Sco (Shanghai Cooperation Organization).

NEL SUMMIT Nato del 2022, per la prima volta Pechino è stata definita «sfida sistemica». E ora il vertice si tiene in Lituania, il paese europeo forse più ostile alla Repubblica popolare e più vicino a Taiwan, tanto da essere bersaglio negli ultimi anni di alcune ritorsioni economiche. La fase di tentato disgelo da parte della Casa bianca lascia pensare che nei documenti ufficiali di Vilnius non ci sarà un inasprimento del lessico su Pechino. Ma il processo generale sembra difficilmente reversibile.

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