UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA: LE ENERGIE RINNOVABILI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA: LE ENERGIE RINNOVABILI da IL MANIFESTO

Uno spettro si aggira per l’Europa, le energie rinnovabili

Sergio Ferraris  02/07/2026

direttore di QualEnergia e Nexville.it

Rivoluzione energetica Le energie pulite diffuse soluzione democratica contro la crisi climatica. Un cambiamento che spaventa i poteri fossili

eoliche in Danimarca – Foto Ap

Più 1,55°C. Questo il dato che ha sancito, nel 2024, il superamento dell’incremento massimo tollerato della temperatura secondo l’Accordo di Parigi. Non è ancora la violazione formale dell’intesa del 2015, ma è il segnale che il tempo sta scadendo.

Il Global Carbon Budget 2024 ha calcolato che siamo agli sgoccioli e che il budget di CO2 residua, per rimanere entro i 1,5°C, è di circa 130 GtCO₂. Tre anni al ritmo delle emissioni attuali. Le soluzioni, parziali e tardive, le potremmo avere a portata di mano. Si chiamano rinnovabili, ma «stentano» a decollare. Fotovoltaico ed eolico sempre più spesso sono competitivi rispetto alle fonti fossili.

Nell’ultimo decennio, per esempio, Enel ha vinto aste per la fornitura elettrica da fotovoltaico in Cile e Messico al prezzo record di 2 centesimi di euro a kWh, mentre nel 2025 il Texas ha superato la California nell’installazione di nuovo fotovoltaico. 11,6 GWe contro 3 GWe. E in tutto il mondo la scena si ripete. Sempre nel 2025 la nuova capacità elettrica da fonti rinnovabili è stata di 692 GWe, l’85,6% del totale, mentre il 14,4% è andato a fossili e al nucleare. Portando la capacità elettrica globale a 5.149 GWe.

Visti questi numeri c’è da chiedersi come mai media, politica e buona parte dell’opinione pubblica ancora siano scettici, se non contrari alle rinnovabili.

La questione è «semplice» e «problematica» allo stesso tempo. E per capire ciò è necessario andare oltre la mera discussione tecnica sulle fonti che spesso «blocca» la discussione più generale. Le rinnovabili sono per loro natura intrinsecamente diffuse. E proprio grazie a ciò possono trasformare il sistema energetico da un oligopolio centralizzato, governato da poche corporation che controllano pozzi, gasdotti, centrali e infrastrutture energetiche in un sistema distribuito in cui milioni di soggetti – solo in Italia oggi abbiamo oltre due milioni di impianti rinnovabili – diventano proprietari dei mezzi di produzione dell’energia. Passando dal ruolo passivo di spettatori a quello di protagonisti.

LO SCENARIO DEI MERCATI ENERGETICI, ma non solo, potrebbe mutare in pochi anni passando dal sistema centralizzato di oggi a quello distribuito e sconvolgendo equilibri industriali e fiscali consolidati da decenni immutabili. In pratica potremmo essere alla soglia di una vera rivoluzione energetica nella quale gli enormi soggetti protagonisti della scena energetica di oggi, che hanno estratto e accumulato enormi valori da tutti i corpi sociali, potrebbero essere destinati all’oblio, non a causa delle nuove fonti rinnovabili, ma per l’introduzione di dinamiche di produzione e consumi energetici letteralmente ingestibili da questi soggetti, sia per ragioni di mercato, sia per motivi culturali e politici.

PER CAPIRE AL MEGLIO questo fenomeno, uno degli strumenti migliori è la rilettura di Marx. Oltre al Capitale e ai Grundrisse, è nel Frammento sulle macchine che si trovano gli strumenti analitici per comprendere. Il general intellect è il sapere sociale che si può applicare, con i dovuti aggiornamenti, alle reti energetiche intelligenti, ai sistemi che gestiranno l’accumulo, all’intelligenza artificiale open source applicata alla gestione energetica dal basso, alle infrastrutture digitali che dovranno gestire il demand and response con il quale il consumo viene gestito in sintonia con la produzione.

CHI CONTROLLERÀ QUESTE TECNOLOGIE ha il comando e quindi il possesso, in ultima analisi, dei mezzi di produzione, sia fisici, sia cognitivi, del nuovo sistema energetico distribuito che s’affaccia all’orizzonte con le rinnovabili. E i pochi, per ora, esempi di gestione energetica dal basso, funzionano, e probabilmente spaventano gli oligopoli. Eigg e Samsø, le isole scozzesi e danesi 100% rinnovabili, sono divenute laboratori comunitari dell’energia, le cooperative spagnole Som Energia e Goiener gestiscono l’energia, in chiave partecipativa, mentre in Italia le Comunità Energetiche Rinnovabili sono state azzoppate alla nascita dal Governo che, non contento di avere imposto dei limiti in termini di potenza, indebolendole nella culla, ha anche tagliato i fondi in corso d’opera. Pochi in Europa sviluppano la sperimentazione fatta anni fa da Enel in Danimarca, dove le auto elettriche in sosta diventano un sistema d’accumulo diffuso che produce servizi di rete e reddito per i cittadini automobilisti. Tutti esempi alla cui base c’è il possesso dei mezzi di produzione/gestione rinnovabili, come pannelli, inverter, batterie e pale eoliche. E chi possiede i mezzi di produzione diventa protagonista.

«LA CADUTA DEI PREZZI dell’accumulo e i bassi costi del fotovoltaico consentono di creare sistemi diffusi in grado di adeguare la curva di produzione delle rinnovabili ai profili di consumo, aumentandone la diffusione e i benefici. – afferma Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento FREE – Inoltre nel recepimento della nuova direttiva europea RED III è previsto lo scorporo diretto della propria produzione elettrica da rinnovabili direttamente in bolletta se la generazione è collocata nella stessa area di mercato dei punti di consumo. Cosa che renderà evidenti i vantaggi delle rinnovabili agli occhi dei cittadini».

QUESTA PROSPETTIVA è talmente allarmante per l’oligopolio energetico fossile e globale che ora per attaccare le rinnovabili viene usato anche il nucleare, una fonte residuale, in declino da decenni – la produzione elettrica dall’atomo è scesa dal picco massimo del 17,5% del 1996 al 9% del 2025 – e che è addirittura in competizione diretta con le fonti fossili. L’Unione Europea ha inserito l’energia atomica nella tassonomia per il Green Deal e ora il Governo italiano spinge con forza per la reintroduzione dell’atomo lungo lo stivale, contrapponendolo nei fatti alle rinnovabili.

«DOBBIAMO PRENDERE in considerazione una forma pulita di produzione di energia come la fonte nucleare, quella di terza generazione avanzata – ha affermato il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Pichetto Fratin nel giugno 2026 in Sardegna – Non possiamo lastricare di pannelli fotovoltaici e pale eoliche il Paese». E per avvallare questo «nucleare ipotetico» si usa la decarbonizzazione in chiave climatica, arrivando ad affermare delle palesi falsità tecniche come quella della coesistenza possibile tra atomo e rinnovabili, perché le centrali nucleari potrebbero, secondo i nuclearisti, modulare la produzione in pochi secondi per sopperire all’intermittenza di eolico e fotovoltaico.

LA REALTÀ È CHE NON SONO le rinnovabili in quanto tali a fare paura, ma il fatto che sono uno strumento di produzione energetica accessibile, a larga diffusione e con costi in costante diminuzione. Ossia democratico. Tutte caratteristiche che potrebbero mutare profondamente lo scenario energetico mondiale introducendo forti elementi di democrazia.

«UNO SPETTRO SI AGGIRA PER IL GLOBO – lo spettro delle rinnovabili». Si potrebbe dire parafrasando Marx. Uno spettro, viste le reazioni di parte fossile e nucleare, che si sta materializzando, ma che le forze progressiste stentano a capire.

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