UNA RIFLESSIONE STORICA PER COMPRENDERE OGGI IL MONDO da INTERFERENZA e CONTROINFORMAZIONE
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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UNA RIFLESSIONE STORICA PER COMPRENDERE OGGI IL MONDO da INTERFERENZA e CONTROINFORMAZIONE

Una riflessione storica per comprendere oggi il mondo

 

Alessandro Valentini  6 Aprile 2024

Ho letto diversi articoli di intellettuali e analisti impegnati che paragonano la situazione attuale, con l’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, alla prima guerra mondale. Pongono tra l’altro l’accento sul “tradimento” dei partiti della Seconda Internazionale che votarono i crediti di guerra. Non sono d’accordo con questa riflessione. La guerra del 1914/18 fu una guerra tra potenze imperialistiche. La situazione di oggi è invece assai diversa. Siamo oggi a un tornante della storia, una pietra miliare per l’umanità simile a quella della Rivoluzione francese o dell’Ottobre russo. La sfida lanciata dal Cremlino, all’ordine unipolare statunitense, alla Nato e al sistema del capitale finanziario, ha prodotto una forte accelerazione del processo di costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare. Il Sud globale guarda con grande simpatia la sfida lanciata dalla Russia alla Nato e alza la testa, con rinnovato coraggio, per rompere definitivamente le catene di ogni forma di colonialismo, che perdura dall’Occidente da circa cinquecento anni.

Putin è riconosciuto, dal Sud globale, come il principale leader di questa lotta planetaria, in Asia, in Africa e in America latina. Allora il confronto vero non deve essere fatto con il primo grande conflitto mondiale ma con la sanguinosa guerra civile, che scoppiò in Russia in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 con la presa del potere dei bolscevichi. Una guerra civile combattuta tra questi e i vari gruppi controrivoluzionari che avevano l’obiettivo di restaurare il regime zarista. I gruppi dei “bianchi” erano sostenuti da una coalizione di paesi preoccupati del diffondersi in Europa e nel mondo delle idee socialiste e rivoluzionarie. Era una coalizione di cui facevano parte gli Usa, il Regno Unito, la Francia, la Polonia, il Giappone e altri paesi. La guerra civile, che durò fino al 1922, si concluse con la vittoria dei comunisti con la presa di Vladivostok. Storicamente occorre rammentare che una situazione analoga si era verificata con la Rivoluzione francese. Si mise in piedi una grande coalizione europea per annientare la Francia rivoluzionaria. Nulla di nuovo dunque nella storia dell’umanità. A me pare che la situazione odierna sia quindi più simile agli anni della guerra civile in Russia. Forte è la componente di guerra civile in Ucraina, ma soprattutto vi è una coalizione occidentale, sotto l’egida della Nato, che sostiene il regime nazista di Kiev. Nel corso della guerra civile in Russia, la stragrande maggioranza dei partiti socialisti europei, come già avevano fatto con i crediti di guerra, non si dissociarono, anzi in diversi casi appoggiarono la coalizione anticomunista e adesso hanno con la guerra in Ucraina lo stesso atteggiamento. Allora l’obiettivo era annientare la rivoluzione socialista russa, vista come pericolosa minaccia per tutto l’Occidente, oggi lo scopo dichiarato è di mettere in ginocchio questo grande paese, dividerlo, polverizzarlo, in quanto, data la sua enorme potenza militare e le risorse di materie prime strategiche di cui dispone, è il perno fondamentale per la costruzione di un nuovo ordine mondiale.

 Lo è, in questa fase storica, più della Cina, principale potenza economica mondiale, che però non dispone di adeguati armamenti militari, convenzionali e nucleari, in grado di competere con quelli di cui dispongono gli Stati Uniti. I Brics nascono dalla convergenza strategica di Russia e Cina e tale convergenza è alla base del loro sviluppo ed estensione, sono espressione di un mondo che cambia. Fare riferimento alla Prima guerra mondiale sottintende che è in corso oggi a livello mondiale una guerra globale – sia pur condotta a pezzi – tra potenze imperialistiche. Lascio questa asserzione ai critici di destra (fanno il loro mestiere), mentre quelli di sinistra, divenuti polli di batterie del giardino europeo liberista sempre più degradato e destinato a un triste tramonto, mi pare che siano imbevuti di un progressismo liberale che non guarda oltre il proprio naso. Infatti, è una sinistra europea indifferente, fatte le dovute eccezioni, a quello che dice e fa la sinistra nel Sud globale. Con il passaggio da un sistema capitalistico all’avvento del capitale finanziario in Europa anche la sinistra si è trasformata, è divenuta parte integrante dell’ideologia dominante sviluppatasi per costruire consenso al capitale finanziario. Del resto, siamo in un regime politico a-democratico che ha messo in discussione anche i principi liberali. Altro che democrazia! La partita che si sta giocando, con una guerra mondiale a pezzi, è quindi una partita vitale per le sorti dell’umanità. La Russia in questi ultimi due anni ha consolidato il suo ruolo. In termini militari, sta sconfiggendo la Nato; in termini politici, con la rielezione di Putin, ha confermato la grande coesione politica dei suoi popoli; in termini economici, nonostante le sanzioni, la sua economia cresce; in termini diplomatici, ha allargato le sue relazioni con tanti paesi oltre che a rafforzare i rapporti con i paesi tradizionalmente amici. Ha posto le basi, insieme alla Cina, per porre fine al potere del dollaro negli scambi internazionali economici e commerciali. Ha imposto, infine, una brusca frenata alla globalizzazione occidentale e al devastante processo di finanziarizzazione dell’economia.

Per queste ragioni non è più sufficiente un generico pacifismo. Una visione del genere la può esprimere il Papa e ben venga in questo senso il ruolo straordinario che sta assumendo Papa Francesco. Il pacifismo in Europa versa in una crisi profonda poiché non mette in dovuta evidenza la natura della battaglia in corso e dei conflitti militari in atto. Ad esempio, si critica e ci si dissocia da Hamas in nome del pacifismo. Ma è un dato incontrovertibile che Hamas abbia riproposto a tutto il mondo la questione palestinese, da troppa gente, anche di sinistra, dimenticata. Il mondo ha bisogno di pace. Giusto! Ma la pace la si conquista facendo arretrare il capitale finanziario, le sue potenti oligarchie che tentano disperatamente di mantenere un sistema unipolare, con gli Usa come paese egemone. Vorrebbero perpetuare il colonialismo e la globalizzazione finanziaria. Continuare con politiche di rapina e di sfruttamento. Occorre pertanto un movimento per la pace di massa che lotti a fianco di tutti i popoli del Sud globale per un nuovo ordine mondiale che abbia come obiettivo un mondo basato sulla pari dignità tra i popoli, sulla cooperazione, appunto sulla pace. Questa battaglia non è un pranzo di gala e non si esaurisce in una elezione, tra l’altro per rinnovare un parlamento, quello europeo, che non ha nessun potere. Certo occorre schierarsi nella lotta, ma con ben altre modalità e iniziative di massa, se si intende dare anche in Italia un contributo alla pace, che non può prescindere dall’affermarsi di una visione multipolare.

PUNTO DI SVOLTA PER IL DOMINIO OCCIDENTALE

NUOVO ORDINE MONDIALE

Luciano Lago  6 APRILE 2024

Sembra ormai chiaro che la fase storica che stiamo vivendo è una fase convulsa di cambiamento sistemico dell’ordine mondiale.
Le due attuali aree di conflitto, quella in Ucraina e quella in Medio Oriente, rappresentano la fine di quell’ordine basato sulle regole di cui parlavano gli esponenti della potenza egemone, gli Stati Uniti d’America. Una fine dimostrata dal crollo di quella cortina di menzogne e di falsi miti su cui si reggeva quell’ordine virtuale per mascherare la volontà di dominio e di egemonia delle oligarchie anglosassoni e del sistema liberal globalista.

Quella che veniva definita la “più grande democrazia” del Medio Oriente, partner strategico degli Stati Uniti, si è dimostrata per quello che è nella sua sostanza, come l’ultimo progetto coloniale di questo secolo, dedito al massacro della popolazione palestinese ed allo sfruttamento delle sue terre e risorse. I pretesi “diritti umani” la cui tutela era un dei miti di cui l’occidente a guida USA si ammanta, hanno ceduto il posto ad un cinico programma di pulizia etnica ed eliminazione fisica che ha lasciato inorridito tutto il mondo civile. Sono gli stessi metodi utilizzati già da molto tempo dalla potenza USA nelle sue guerre di dominio mascherate da improbabili pretesti, quali guerra al terrore, esportare democrazia o tutela dei diritti umani.Il vergognoso massacro attuato a Gaza dal duo Israele/USA e la sconfitta della Nato in Ucraina accelerano il processo di frattura tra l’Occidente e il resto del mondo in un evento spartiacque che risulterà cruciale nelle relazioni di potere globali.
Circa il declino politico e morale che sta subendo l’occidente, non è difficile capire che la vicenda palestinese ha assestato il colpo di grazia alla credibilità dei paesi del cosìdetto “mondo libero”, quando è stata notata la disponibilità delle élite governative occidentali – nella quasi totalità delle classi politiche – nel dare il loro assenso implicito alle atrocità e ai crimini di guerra commessi da Israele negli ultimi cinque mesi, il che sta avendo profonde ripercussioni sulla situazione politica, sulla posizione e sull’influenza dell’Occidente a livello globale.
Questo risultato deriva dall’arroganza, dal dogmatismo e dalla fuga dalla realtà. Ora, il rispetto di sé e l’immagine dell’Occidente vengono segnati dal suo ruolo nella catastrofe della Palestina.

Lo sfruttamento delle risorse e il profitto del grande capitale sono sempre state le vere finalità delle guerre americane e occidentali. Il mondo ha ormai compreso la vera natura dei dominanti anglosassoni e si guarda bene dal farsi aggregare all’Impero declinante. I grandi paesi emergenti del sud del mondo guardano ad Est per cercare nuovi riferimenti e nuove aggregazioni.I BRICS sono non per caso il nuovo blocco di nazioni che vuole affermarsi come libera aggregazione tra paesi con pari condizioni e regole che sostituiscono quelle non più attuali e non più condivise del blocco NATO/UE.
Dietro questo processo si affacciano nuovi protagonisti, la Cina, la Russia, l’India, il Sud Africa, il Brasile, i paesi africani, il mondo arabo, l’Indonesia ed altri, tutti intenzionati a non più sottostare alle regole stabilite da Washington, da Londra e da Bruxelles e dagli organismi sovranazionali collegati a queste centrali di potere.

Il Mondo chiede nuove regole ed un nuovo assetto internazionale con garanzie e rispetto per la sovranità e l’indipendenza di tutti i paesi, senza sanzioni e dominio di pochi. Il grande enigma è quello di capire nel prossimo futuro quale sarà la reazione al cambiamento dei vecchi dominanti anglosassoni e loro vassalli. Da quella deriverà un futuro di pace o di guerre e di caos.

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