UE: PICCOLE STRANAMORE CRESCONO da IL MANIFESTO
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UE: PICCOLE STRANAMORE CRESCONO da IL MANIFESTO

Più armi per tutti in Europa. Von der Leyen: «Faremo come con i vaccini»

STRASBURGO. La difesa tiene banco al parlamento Ue. La minaccia di un conflitto con Putin è reale e «va affrontata» aumentando di molto la spesa. La Banca europea degli investimenti risponde presente

Redazione Esteri  29/02/2024

L’Unione europea si svegli «con urgenza, i rischi di una guerra con Putin «non dovrebbero essere esagerati, ma vanno affrontati». Bisogna quindi «ricostruire, rifornire e modernizzare le forze armate degli Stati membri. sforzarsi di sviluppare e produrre la prossima generazione di capacità operative per vincere la battaglia. E per assicurarsi di avere la giusta quantità di materiale e la superiorità tecnologica di cui potremmo avere bisogno in futuro» .

Se il presidente francese Macron non esclude l’invio di truppe in Ucraina, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo intervento di ieri alla sessione plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo ha intonato un armiamoci o stringiamoci a coorte. «Dobbiamo potenziare molto velocemente la nostra capacità industriale di difesa nei prossimi cinque anni» ha detto. L’idea di una pace permanente e la convinzione che l’economia russa sarebbe crollata portandosi Putin con sé sono solo «illusioni andate in frantumi». Ma dopo l’invasione dell’Ucraina c’è soprattutto «l’illusione che l’Europa, da sola, facesse abbastanza in materia di sicurezza, sia essa economica o militare, convenzionale o informatica». Per questo ora «l’Europa deve spendere di più» per la difesa, dando priorità agli appalti congiunti. «Proprio come abbiamo fatto con i vaccini o con il gas naturale».

Ma gli alleati stiano tranquilli, «un’Europa più sovrana in materia di difesa è un rafforzamento della Nato». In ogni caso «con o senza il sostegno dei nostri partner, non possiamo permettere che la Russia vinca. E il costo dell’insicurezza, il costo di una vittoria russa, è di gran lunga superiore a qualsiasi risparmio che potremmo fare ora».

Per i soldi ieri a Strasburgo è andato in scena anche il gioco di sponda con la Banca europea degli investimenti. Von der Leyen ha apprezzato la disponibilità manifestata dalla presidente Nadia Calvino a fare di più, mentre questa ha lodato l’approccio, ricordando la quantità di miliardi già investiti e i progetti in atto per far decollare il giro d’affari.

Bloccata la direttiva Ue sull’etica d’impresa

DUE DILIGENCE. Grazie all’astensione di Italia e Germania non passa il testo sulla responsabilità delle aziende nella violazioni dei diritti umani e ambientali. Lara Wolters, deputata socialista olandese e relatrice del provvedimento, accusa: «Due anni di accurati negoziati andati in fumo perché gli Stati danno retta a una minoranza di forze industriali che fanno lobbying»

Andrea Valdambrini, STRASBURGO  29/02/2024

Chi ha paura dell’etica d’impresa? Per la seconda volta nel giro di pochi giorni, il Consiglio, a nome dei governi dei 27 paesi Ue, blocca un provvedimento che impone il rispetto di norme ambientali per le aziende e incide anche sul versante dei diritti umani e di quelli dei lavoratori. Si tratta appunto della direttiva sulla sostenibilità aziendale (Corporate sustainability due diligence directive, Csddd), una legge proposta dalla Commissione Ue nel 2022 nel quadro del Green deal europeo, che aveva già ricevuto il via libera dal Trilogo (la riunione informale di Eurocamera e governi Ue guidata dalla Commissione) a metà dicembre scorso.

LA PRASSI È CHE GLI ACCORDI politici si rispettano. Questo almeno era accaduto – con l’importante eccezione del travagliato accordo sulle emissioni di Co2 delle auto – nel flusso legislativo che porta le leggi a essere approvate sia dall’Eurocamera che, appunto, dal Consiglio Ue. Fino a che questo concitato scorcio di legislatura 2019-2024 non ribaltasse le certezze. Il testo Csddd è approdato ieri in Coreper, assemblea dei rappresentanti permanenti, ovvero gli ambasciatori dei 27, dove per essere approvato serviva la maggioranza qualificata (55% dei paesi in rappresentanza del 65% della popolazione Ue), che non è stata raggiunta. Fonti diplomatiche Ue riferiscono come al voto esplicitamente contrario della Svezia si siano affiancati le astensioni – che equivalgono a un no – di altri 12 paesi, tra cui Ungheria, Finlandia e Malta. Riconfermata l’astensione anche per Italia e Germania, che nella partita contro l’etica d’impresa stanno giocando un ruolo di primo piano.

LA NORMATIVA AVEVA infatti subito il primo stop lo scorso 8 febbraio nel corso della riunione dei ministri dell’Industria dei 27. In quell’occasione il governo tedesco aveva scelto l’astensione, determinata dalle pressioni della componente liberale (Fdp) dell’esecutivo Scholz e nonostante il favore degli alleati di governo, socialdemocratici (Spd) e verdi (Grünen). A ruota, la scelta del ministro Adolfo Urso per l’Italia, che rispondeva alla pressante richiesta di Confindustria di far saltare la direttiva. Constatata la minoranza di blocco da parte dei due paesi, la presidenza belga sospende il voto e lo rimanda a fine mese nella speranza di trovare una soluzione. Inutilmente, dato l’esito in Coreper.

REPLICA A STRETTO GIRO la deputata socialista olandese Lara Wolters, relatrice della direttiva per l’Europarlamento, parlando di volontà degli Stati di fare giochi politici in vista delle Europee di giugno. «Due anni di accurati negoziati sono andati in fumo» ha detto visibilmente contrariata rivolgendosi ai giornalisti da Strasburgo, dove è in corso la sessione plenaria dell’Eurocamera. «E tutto questo perché gli Stati danno retta a una minoranza di forze industriali che fanno lobbying».

IN UNA NOTA DIFFUSA poco prima, l’eurodeputata aveva spiegato: «Il lavoro minorile in Congo per estrarre il cobalto per i nostri smartphone, il degrado della foresta pluviale in Brasile per far finire la soia nei nostri supermercati: sono solo due esempi di pratiche commerciali irresponsabili che si verificano ancora nel mondo di oggi, con un impatto particolare sui più vulnerabili. Non possiamo chiudere un occhio, soprattutto quando il risultato delle loro filiere finisce nei nostri supermercati, nei nostri armadi o negli smartphone e nei computer che utilizziamo».

AD OGGI, ANCORA MOLTI i dossier aperti che i co-legislatori europei devono chiudere in tempi brevissimi. La fretta è determinata dalla sospensione dell’attività legislativa tra poche settimane, in vista delle elezioni, come anche dallo spauracchio della presidenza di turno ungherese in coincidenza con l’inizio della nuova legislatura (1 luglio). A rischio tagliola, la ‘direttiva rider’ in difesa dei precari della gig economy, due volte bocciata in Consiglio, proprio come l’etica d’impresa, mentre la direttiva imballaggi attende ancora i negoziati finali in data 4 marzo, con la contrarietà frontale dell’Italia. Sub iudice dell’approvazione dei governi, non più scontato, resta anche un file legislativo chiave come quello sull’Intelligenza artificiale.

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