TRA AUTARCHIA E DIPENDENZA? da ALTRENOTIZIE
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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TRA AUTARCHIA E DIPENDENZA? da ALTRENOTIZIE

Tra autarchia e dipendenza?

Alessandra Ciattini  23/12/2022 

E’ noto quanto sostenevano gli antichi: gli dei accecano coloro che vogliono perdere. Questa considerazione si attaglia perfettamente alle élites del cosiddetto occidente collettivo che, per smania di potere e per megalomania, sono accecate e non vedono l’abisso verso il quale si stanno dirigendo a capofitto. Questa catastrofe – o meglio una liberazione per noi – non ci farebbe versare nessuna lacrima se ahimè, del tutto nolenti, non fossimo ad esse legati; pertanto, se non ci sganciamo presto subiremo la loro stessa sorte. Per sottrarci a questo destino non voluto – e del resto evitabile se ci animassero il buon senso e il raziocinio – dovremmo risvegliarci dal torpore che appesantisce la nostra mente distratta e affaticata.

Uno dei motivi più ripetuti fino all’ossessione dai media dominanti è quello della necessità di raggiungere l’indipendenza, in particolare non dipendere più dalle risorse energetiche russe. In realtà i nove pacchetti di sanzioni varati dall’Unione europea, formata dagli europeones, vogliono tagliare molte altre dipendenze, che purtroppo per le suddette élites sono ineliminabili (per es. la Francia usa per le sue centrali uranio trattato in Russia), fatto che è quanto mai evidente a chi vuol vedere.

Questa questione, che ricorda l’autarchia fascista, a causa della quale si dovette fare il caffè con la cicoria, può essere affrontata da un punto di vista filosofico e da un punto di vista empirico.

Bisogna purtroppo tornare all’abc. Un certo Aristotele – un tempo assai noto – sosteneva che l’uomo (nel senso di essere umano) è un animale politico, dato che sin dai primordi della storia ha sempre vissuto in associazione con i suoi simili. Per soddisfare le sue svariate esigenze, non solo materiali, ha bisogno dello scambio con gli altri, senza il cui aiuto non sarebbe mai potuto né sopravvivere né riprodursi. Si dirà – ed è vero – che in genere gli esseri umani non sono mai stati benevoli gli uni verso gli altri, tanto che sostanzialmente la storia è frutto di sanguinosi conflitti, di prevaricazioni e di sfruttamento.

Qualcuno pensava che sarebbe stato possibile mettere fine a questa fase della storia umana e inaugurare una forma sociale basata su uguaglianza e autogoverno, facendo così un salto di qualità. Oggi è assai difficile dire cosa ci aspetta, dato che ci troviamo nel mezzo di una da qualcuno definita policrisi, che si dispiega a più livelli: energetico, ambientale, economico, politico, umanitario. Essa è solo stata aggravata dall’attuale conflitto per procura tra Ucraina e Russia, le sue radici sono antiche e sono il risultato di vari fattori.

La crisi energetica è stata prodotta dall’impiego scellerato delle risorse disponibili, le quali stanno scemando: per esempio nel caso del petrolio, le maggiori società petrolifere hanno ridotto gli investimenti nella ricerca dei giacimenti e oggi non a caso si parla molto di transizione energetica, benché concretamente non si sappia ancora in cosa consisterà. Questo vale anche per molti altri materiali, per esempio rame e argento, indispensabili per molti rami industriali. La crisi ambientale è scaturita dallo sfruttamento senza limiti e scriteriato della natura, che ha prodotto tantissime forme di inquinamento, lo sviluppo delle pandemie derivate dalla distruzione della biodiversità e dall’allevamento intensivo delle piante e degli animali.

La crisi economica è caratterizzata, invece, dalla fase di stagnazione e di recessione che stiamo vivendo, le quali a cascata hanno generato una generale sfiducia nelle classi dirigenti, l’aumento delle disuguaglianze, l’impoverimento di milioni di individui anche nel cosiddetto Primo mondo, e che hanno creato un ambiente ormai inospitale e invivibile anche dal punto di vista sociale per gli antagonismi esacerbati, il degrado morale, la superficialità culturale.

Se fino ad una certa fase storica le guerre e i conflitti avevano condotto alla distinzione finale tra vincitori e vinti, nella fase attuale si può realizzare concretamente la totale rovina di tutti i contendenti in lotta prevista addirittura nel 1848; questa sola evidenza dovrebbe spingerci a riflettere sulla natura sociale dell’essere umano, evidenziata da Aristotele, e sulla sua inevitabile dipendenza dai suoi simili.

In tutt’altra direzione si muove la corporatocrazia, che ha fatto della libertà di impresa e della “libera concorrenza”, anche contro le legittime esigenze degli altri, i suoi principi fondanti. Tuttavia, questi sacri principi si volgono nel loro opposto quando i concorrenti diventano superiori e quindi assai scomodi. In tal caso si emettono misure coercitive unilaterali, prive di qualsiasi legittimità, o dazi o leggi come quella varata recentemente negli Usa, ossia l’Inflation Redution Act of 2022, con la quale secondo Emmanuel Macron si concedono sovvenzioni alle imprese locali a danno di quelle europee. La vacillante superpotenza ha mostrato così che non solo è sempre pronta a colpire i nemici, ma che si comporta anche molto spregiudicatamente verso i vecchi amici, secondo l’antico refrain “Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”.

In definitiva si può dire che quando i profitti sono assicurati, è possibile concorrere più o meno liberamente; quando ciò non avviene più occorre bloccare la “libera concorrenza”, dal cui risultato verrebbe consacrato il meritevole e non solo in ambito economico, come sanno bene i nostri studenti. In sostanza, la libera concorrenza non può intaccare in nessun modo il “diritto al profitto”, legato a quanto dicono al “coraggio del rischio”, mentre la nostra Costituzione parla del giammai rispettato diritto al lavoro.

In realtà EU e anche Usa, in misura minore, non si sono mai liberati dalla dipendenza russa; tenendo presente la natura associativa dell’uomo e il suo dominio sempre parziale sulla natura, la fine di una dipendenza inevitabilmente non fa che generare un’altra dipendenza.

Petrolio e furbizie

Secondo i dati del CREA (Center for Research on Energy and Clean Air), situato in Finlandia, dal 24 febbraio al 24 agosto 2022, l’Ue ha pagato alla Russia per le risorse energetiche (petrolio, gas, carbone) 46.517.027.935 bilioni di euro, pur con tutti i pacchetti di sanzioni emanati che il 5 dicembre comprenderanno anche il petrolio via nave, danneggiando così anche le compagnie di trasporto marittimo. La Russia avrebbe guadagnato 158 miliardi di euro di entrate dalle esportazioni di combustibili fossili nei primi sei mesi di guerra. Secondo la CREA, le esportazioni di combustibili fossili hanno contribuito con circa 43 miliardi di euro al bilancio federale della Russia dall’inizio dell’invasione, contribuendo a finanziare i crimini di guerra in Ucraina.

Per comprendere le ragioni per le quali queste ed anche altre sanzioni hanno scarsamente danneggiato l’economia russa, bisogna tenere in conto che la Russia ha esportato maggiori quantità di petrolio all’India, di gas alla Cina, di carbone alla Turchia, paese NATO che non ha fatto proprie le sanzioni. Ma ciò non è sufficiente: l’India ha venduto il petrolio ai nemici della Russia, e così la Cina col gas e la Turchia col carbone. Infatti, la CREA segnala preoccupata che la Russia sta trovando modi per reindirizzare le forniture di petrolio: raffinazione, miscelazione, trasbordi e trasferimenti da nave a nave, le cui rotte è assai difficile individuare.

Ritiene necessarie, pertanto, norme più rigorose per impedire al petrolio greggio e ai prodotti petroliferi contenenti petrolio russo di entrare nei mercati con divieti in vigore. Inoltre, suggerisce che l’UE debba vietare l’uso di navi e porti europei per la spedizione di petrolio russo verso paesi terzi, mentre il Regno Unito non dovrebbe permettere che le sue assicurazioni coprano questo commercio (energyandcleanair.org). Stesso discorso anche per le altre materie prime. Ma l’occidentale Giappone si è ben guardato dall’interrompere la sua collaborazione con i russi nel progetto Sakhalin 1 indirizzato all’estrazione del gas e del petrolio in quelle lontane isole.

Non è stato possibile rompere totalmente i ponti con la Russia, la quale, date le continue minacce, avrebbe fatto bene sin da subito a rivolgersi altrove, come prefigurato dai suoi stessi dirigenti, ma lo sta facendo con pragmatismo, cautela e intelligenza. Tutte doti che mancano agli europeones. Solo gli stolti non capiscono che la rottura di una dipendenza, per le ragioni suddette, in mancanza di adeguati sostituti, è impraticabile e crea necessariamente un’altra dipendenza. In particolare con la Cina, e non solo, la quale sarebbe il nemico strategico dell’Occidente, oppure con paesi assai lontani da noi; il che comporta lo straordinario aumento dei costi energetici, con paesi a lungo andare non troppo affidabili che ci ricattano con prezzi volutamente maggiorati.

Data l’impossibilità di praticare l’autarchia, sia pure nell’ambito pro-occidentale (poi violata surrettiziamente) ossia l’idea di non avere bisogno degli altri, se non graditi, come ci libereremo in futuro delle nuove dipendenze se diventeranno dannose e problematiche per i nostri padroni? Il sogno autarchico nasce da ciò che Freud ha definito “l’onnipotenza dei pensieri”, grazie alla quale il megalomane pensa di trasformare automaticamente ogni suo desiderio in realtà, risvegliandosi purtroppo poco dopo con il nulla in mano.

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