SOLO LE TRATTATIVE POSSONO RIPORTARE INDIETRO LE LANCETTE da IL MANIFESTO
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SOLO LE TRATTATIVE POSSONO RIPORTARE INDIETRO LE LANCETTE da IL MANIFESTO

Solo le trattative possono riportare indietro le lancette

Incontro alla Cgil con il fisico premio Nobel Giorgio Parisi sul conflitto in corso in Ucraina e il pericolo nucleare

Giovanna Branca, ROMA  06/10/2023

Cita il papa, Giorgio Parisi. E la sua lettera apostolica in cui scrive che «il mondo che ci accoglie si sta sgretolando, e forse si avvicina a un punto di rottura». L’occasione è l’incontro – Fermiamo le lancette del Doomsday Clock -, alla sede della Cgil, con il premio Nobel per la fisica organizzato dai promotori dell’appello “Cessate il fuoco”, il Coordinamento per la democrazia costituzionale e Europe For Peace. Il Doomsday Clock, come spiegato giovedì da Parisi al manifesto, è l’orologio dell’apocalisse ideato all’indomani di Hiroshima e Nagasaki le cui lancette indicano l’allontanarsi e l’avvicinarsi – come ha fatto precipitosamente in questo anno e mezzo di conflitto in Ucraina – della catastrofe nucleare. È evidente, osserva il fisico, che il pontefice «si riferisce alla guerra». Che oltretutto «rende ancora più difficile occuparsi insieme della crisi climatica», uno degli elementi che concorre allo slittamento in avanti delle lancette dell’orologio. «Impossibile fermare il cambiamento climatico quando non c’è una solidarietà fra le nazioni».

L’INCONTRO alla Cgil – al quale è intervenuto il nostro Tommaso Di Francesco, che sottolinea come il conflitto in corso sia un «nuovo tentativo di ridefinire il mondo con la guerra» – si inserisce nella settimana di mobilitazione nazionale per la pace che culmina nella manifestazione nazionale di domani: La via maestra. Insieme per la Costituzione. La Cgil, osserva il dirigente Sergio Bassoli, «è scesa in piazza fin dal 25 febbraio 2022 per dire no alla guerra». Mentre a livello europeo «sono state poche le prese di posizione contro la guerra, non solo dei governi ma della società civile. In Italia c’è stata l’unica esperienza di coalizione nazionale: con Cgil, Cisl, Uil, associazionismo laico e cattolico». Bassoli ricorda anche che l’Italia ha «nel suo territorio fra 60 e 80 testate nucleari. Può essere coinvolta nell’ecatombe».

E QUESTO NONOSTANTE, come spiega il Presidente di sezione emerito della Corte di Cassazione Domenico Gallo, l’articolo 11 della Costituzione italiana contenga «un divieto alle armi di sterminio di massa. Divieto che trova parziale attuazione nella legge 185/90 e nell’adesione al Trattato di non proliferazione nucleare». Che per tanti aspetti però è rimasto, con le parole di Parisi, «lettera morta», in particolare per quanto riguarda l’impegno dei «paesi nucleari» ad aprire negoziati per l’eliminazione di questi ordigni. «Sarebbero dovuti iniziare 55 anni fa» – non ci sono mai stati. Nel contesto della guerra in Ucraina, come sottolinea il presidente dell’Associazione per il rinnovamento della sinistra Vincenzo Vita, è diventata particolarmente visibile un’altra delle minacce al futuro dell’umanità, che fa scorrere in avanti le lancette: «Il conflitto cibernetico è sempre più prevalente. Quando si parla di guerra e pace non si può più escludere il discorso su algoritmi e intelligenza artificiale».

SUL CAMPO ucraino, intanto, come notano molti la parola «controffensiva» cela uno stallo ormai innegabile. «Le situazioni di stallo sono pericolose – osserva Alfonso Gianni – perché in questi casi o il gioco si smonta o qualcuno cerca di cambiare le regole», dice in riferimento alla Russia che potrebbe contemplare l’impiego dell’atomica. «Aspettare troppo il cessate il fuoco è solo un pericolo: più persone muoiono e più e difficile trattare», aggiunge Parisi che ricorda come il mondo abbia sfiorato la catastrofe nucleare ben due volte, con la Guerra di Corea e la crisi dei missili di Cuba. In quest’ultimo caso «la crisi si è potuta risolvere solo grazie a una trattativa che andava oltre i Caraibi». Nel caso di Mosca e Kiev, per esempio, «si potrebbe proporre alla Russia una fascia demilitarizzata in Europa». Perché, «quando si tratta di uno scontro fra superpotenze bisogna trattare non solo su scala locale ma globale».

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