SIAMO AL “LIBERI TUTTI” PER I FACCENDIERI da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SIAMO AL “LIBERI TUTTI” PER I FACCENDIERI da IL FATTO

Sindaci, assessori, carabinieri e medici: i 3.623 pregiudicati per abuso d’ufficio che con la riforma di Nordio avranno le condanne cancellate

 Paolo Frosina | 18 GIUGNO 2023

Il sindaco, gli assessori e i dirigenti comunali che due giorni prima delle elezioni annullarono gli avvisi di pagamento dell’Ici. Il medico del Servizio sanitario nazionale che convinse i pazienti a rivolgersi al suo studio privato. Il primo cittadino che revocò l’incarico a un dirigente “colpevole” di essersi candidato contro di lui alle elezioni. Il carabiniere che, irritato dal rifiuto delle proprie avances, per ritorsione obbligò due ragazze a farsi identificare e attendere l’arrivo di una pattuglia. Il pm che per vendetta chiese il rinvio a giudizio dell’ex della sua compagna. Sono tutti esempi reali di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio condannati in via definitiva per abuso d’ufficio, cioè per aver approfittato del proprio potere avvantaggiando o danneggiando ingiustamente qualcun altro, violando una legge o un regolamento. A raccoglierli è stata un’assegnista di ricerca dell’Università Statale di Milano, Cecilia Pagella, in un articolo pubblicato sulla rivista Sistema penale. Da domani, se la riforma della giustizia proposta dal Guardasigilli Carlo Nordio sarà approvata dal Parlamento, quelle condanne non esisteranno più: saranno cancellate con effetto retroattivo grazie all’abrogazione dell’articolo 323 del codice penale. L’eliminazione dall’ordinamento di un reato, infatti – a differenza di una semplice riformulazione della norma – travolge anche le condanne passate in giudicato. Con quale effetto? Nessuno svuotacarceri, perché finire in prigione per abuso d’ufficio è quasi impossibile. Ma con la “ripulitura” della loro fedina penale, i condannati potranno usufruire di nuovo della sospensione condizionale della pena in caso di commissione di nuovi delitti, oppure evitare l’aggravamento dovuto alla recidiva. E non parliamo di numeri irrisori: nel casellario giudiziale risultano 3.623 sentenze definitive iscritte dal 1997 al 2022, una media di 140 all’anno.

Nell’articolo della studiosa si trova una ricca casistica tratta dalle massime della Cassazione, cioè la raccolta dei principi di diritto estratti dalle sentenze della Suprema Corte. Qualche altro esempio per calarsi nel concreto: “Il sindaco impediva l’occupazione del suolo pubblico alla titolare di un bar per scopi ritorsivi” (Sezione VI, 17 settembre 2019). “Dequalificazione di una struttura e conseguente demansionamento del suo responsabile da parte del direttore generale dell’ospedale” (Sezione VI, 18 luglio 2019). “Confezione di un falso verbale di accertamento di un’infrazione amministrativa in realtà non commessa” (Sezione V, 7 luglio 2017). “Il sindaco e il responsabile di un ufficio tecnico del Comune autorizzavano la costruzione di un alloggio antisismico in assenza di presupposti” (Sezione III, 6 aprile 2016). “Il sindaco revocava l’incarico a un ingegnere che aveva rigettato diverse istanze che riguardavano immobili di sua proprietà” (Sezione VI, 12 giugno 2014). Insomma, altro che reato “evanescente, buono solo a intasare le Procure, come lo ha definito Nordio: sono i fatti a dimostrare che l’abuso d’ufficio è una fondamentale norma di chiusura del sistema, indispensabile per colpire “episodi di malaffare in odore penalistico non inquadrabili in altre fattispecie dai contorni meglio definiti, come la corruzione, il traffico di influenze illecite, il peculato o la turbativa d’asta”, come scrive, sempre su Sistema penale, il professor Gian Luigi Gatta, ordinario di Diritto penale alla Statale e già consulente giuridico dell’ex ministra Marta Cartabia. Al fattoquotidiano.it Gatta ricorda la discussione in sede europea sulla direttiva anticorruzione proposta dalla Commissione dopo il Qatargate, che obbligherebbe gli Stati membri a punire l’abuso d’ufficio, esponendo l’Italia al rischio di una procedura d’infrazione: “In questo senso la riforma mi sembra intempestiva. Io avrei lasciato le cose come stavano, in attesa che si chiarisca il quadro in Europa”, dice. E sottolinea anche un altro aspetto: “Mentre si vorrebbe cancellare l’abuso d’ufficio, si lascia in vigore l’omissione o il rifiuto di atti d’ufficio, un reato meno grave. Paradossalmente, al pubblico ufficiale converrà usare il proprio potere per favorire o danneggiare qualcuno piuttosto che non esercitarlo”.

Le stesse preoccupazioni le manifestano i magistrati, che rischiano di non poter più perseguire comportamenti evidentemente rilevanti sul piano del disvalore. “Ha presente il commissario che tentò di truccare il penultimo concorso in magistratura, favorendo un candidato? Non sarebbe più punibile. Se da domani io, pubblico ministero, decidessi di affidare ogni perizia e consulenza ad amici e parenti, non rischierei più nulla sul piano penale, ma soltanto conseguenze disciplinari”, spiega al fattoquotidiano.it Stefano Celli, sostituto procuratore a Rimini e membro del Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati (il “parlamentino” di giudici e pm) in quota Magistratura democratica, la storica corrente di sinistra. Celli, che si è occupato per vent’anni di reati contro la pubblica amministrazione, smentisce un altro cliché ripetuto da Nordio e dall’ala “garantista” della maggioranza: l’idea che la sola esistenza dell’abuso basti a non far dormire i primi cittadini di tutta Italia, terrorizzati dal rischio di finire sotto inchiesta. “La “paura della firma” dei sindaci ormai è sostanzialmente una bufala“, afferma. “Nel corso degli anni la fattispecie è stata progressivamente svuotata, mentre lo standard probatorio richiesto si è alzato a dismisura. Dopo la riforma del 2020 (inserita nel dl Semplificazioni dal governo Conte 2, ndr) è quasi impossibile che un sindaco sia indagato per abuso d’ufficio: resta punibile solo il pubblico ufficiale che violi “specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità”. Gli atti dei sindaci e degli assessori, invece, sono praticamente sempre discrezionali, perché la legge assegna loro soltanto le “funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo”: tutto il resto spetta ai dirigenti”. Il ragionamento, in effetti, è dimostrato dai numeri: se nel 1997 (primo anno censito negli archivi) le condanne definitive per abuso d’ufficio erano state 546, vent’anni dopo, nel 2017, scendono a 104, per poi calare ancora a 79 nel 2018, a 62 nel 2019, a 44 nel 2020, a 40 nel 2021 e ad appena sei nel 2022, quando l’ultima riforma ha appena cominciato a produrre i suoi effetti. Ma al governo, forse, della “paura della firma” non è mai importato davvero granché.

“Il favoritismo diventa legale: siamo al ‘liberi tutti’ per i faccendieri”

PM DI GENOVA – “L’affermazione del Guardasigilli è inquietante, solo in dittatura non si possono criticare le leggi”

MARCO GRASSO  19 GIUGNO 2023

La modifica del traffico di influenze è un “liberi tutti per i faccendieri”. L’eliminazione dell’abuso d’ufficio “il via libera all’impunità per comportamenti devianti di pubblici funzionari che non trascendono nella corruzione”. L’interrogatorio prima dell’arresto “rischia di dare la possibilità di sottrarsi alla custodia cautelare”. Francesco Pinto, procuratore aggiunto di Genova, commenta così i punti nodali della riforma Nordio. Sabato il ministro è tornato a stigmatizzare le “interferenze” dell’Anm: “Un’affermazione inquietante, che stupisce da un politico che si definisce liberale – commenta Pinto –. Solo nelle dittature i cittadini, e dunque anche i magistrati, non possono criticare le leggi e l’azione di governo”.

Cosa comporta in concreto l’abolizione del reato di abuso di ufficio?

Posso fare un esempio: un provvedimento simile, combinato alla legge sul codice degli appalti, impedirà di perseguire un sindaco che affidi direttamente un appalto fino a 150mila euro a uno stretto familiare. Il favoritismo, in assenza di prove di reati più gravi, viene legalizzato.

Però è un reato che non funziona: sono i migliaia i procedimenti aperti e pochissimi arrivano a condanna.

È così: per come è formulato oggi sono poche le indagini che sfociano in condanne penali. Ma la questione qui non sono i numeri.

E allora qual è?

Il punto è che l’esistenza del reato di abuso d’ufficio rimane un deterrente che impedisce di considerare soprattutto il favoritismo come un comportamento accettabile. Aggiungo che l’Italia ha aderito a convenzioni europee che si impegnano a perseguirlo.

Rimane il fatto che decine di sindaci, anche di centrosinistra, applaudono Nordio. Non è la dimostrazione che qualcosa non va?

Chi fa le cose secondo la legge non ha nulla da temere. Il problema dei sindaci non è che si indaghi, ma che si diffondano prematuramente notizie su fascicoli poi archiviati. Su questo però sono già state introdotte tutele con la riforma Cartabia.

Insieme all’abuso d’ufficio si è intervenuti anche sul traffico di influenze.

Anche in questo caso abbiamo aderito a convenzioni europee, ci siamo impegnati a contrastare il fenomeno. Così sarà punibile solo chi prende la mazzetta, e non i mediatori che aggirano le regole muovendosi tra politica e affari, a cui invece diamo una patente di legalità.

Nordio ha ribadito che è giusto avvertire una persona che sta per essere arrestata, per consentirle di difendersi.

Qui siamo al paradosso. Nordio alcuni mesi fa ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di tre giudici milanesi per aver messo agli arresti domiciliari un oligarca russo, Artem Uss, poi scappato. Ora, quello stesso ministro, propone di avvertire chi sta per essere arrestato.

Cosa pensa del fatto che sarà un collegio di tre giudici, invece di uno, a decidere l’emissione di una custodia cautelare?

L’applicazione della norma provocherebbe oggi la paralisi dei piccoli e medi tribunali. Osservo peraltro che sarebbe abnorme mantenere il ricorso al tribunale del Riesame, composto da altri tre giudici.

E dell’impossibilità del pm a presentare appello in caso di assoluzione dell’imputato?

Questo provvedimento è già stato bocciato una volta dalla Corte Costituzionale. Se si tratta di reati minori, come sembra, avrebbe però un effetto deflattivo e non sarei contrario a priori. A patto però che venga rispettata la parità delle parti, garantita dalla Costituzione: ciò che viene vietato al pm deve essere vietato anche alla difesa. Se è questa la ratio, per certi reati rimarrebbe solo il ricorso in Cassazione.

Non potranno più essere pubblicate intercettazioni, se non sono contenute nell’ordinanza di un giudice.

Anche questo è sorprendente e illiberale: in un’ordinanza di arresto il giudice potrebbe limitarsi a esporre solo gli elementi dell’accusa, in questo modo impedendo alla stampa, e dunque alla pubblica opinione, di accedere ad elementi a discarico dell’imputato. Peraltro parliamo di intercettazioni che hanno già passato il vaglio di rilevanza del giudice.

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