SI PUÒ FARE: DA PARIGI MANDATI DI COMPARIZIONE PER LE INFLUENCER DEL GENOCIDIO DA IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SI PUÒ FARE: DA PARIGI MANDATI DI COMPARIZIONE PER LE INFLUENCER DEL GENOCIDIO DA IL MANIFESTO e IL FATTO

Si può fare: da Parigi mandati di comparizione per le influencer del genocidio

Filippo Ortona  04/02/2026

PARIGI

Palestina/Europa L’ordine della Corte d’appello di Parigi riguarda due cittadine franco-israeliane, parte di gruppi di estrema destra. L’accusa: hanno incoraggiato e preso parte al blocco di aiuti verso la Striscia

Due «mandati di comparizione» sono stati emessi dalla Corte d’appello di Parigi nei confronti di due influencer franco-israeliane per «complicità in genocidio», hanno rivelato in questi giorni i media francesi. A essere colpite sono Nili Kupfer-Naouri, presidente dell’associazione Israel Is Forever, e Rachel T., portavoce del collettivo Tsav 9. Quest’ultimo ha bloccato a più riprese dei camion di aiuti umanitari destinati a Gaza nel 2024 ai valichi di Nitzana e Kerem Shalom, mentre Israel is Forever ha mobilitato dei volontari per partecipare a queste azioni.

IL MANDATO EMESSO dalla corte parigina è il risultato di una denuncia fatta dall’Union Juive Française pour la Paix (Ujfp) assieme a un cittadino franco-palestinese membro della rete francese Urgence Palestine, alla Fédération Internationale des Droits de l’Homme e all’associazione palestinese di difesa dei diritti umani Al-Haq.

La denuncia era stata depositata nel novembre 2024, poi nell’agosto 2025 il tribunale aveva emesso il mandato di comparizione, misura del diritto francese che impone alla persona di presentarsi davanti alla Corte, ma che non implica necessariamente la detenzione. I mandati di comparizione possono essere diramati direttamente dal giudice, senza l’avallo della Procura antiterrorismo, che in Francia ha competenza sui crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio.

È solo il 16 gennaio, tuttavia, che Nili Kupfer-Naouri ha confermato l’esistenza di questa misura giudiziaria nei suoi confronti. In un’intervista al media pro-israeliano The News, Kupfer-Naouri ha detto che «il rischio, è che io non possa più mettere i piedi in Francia, non ho intenzione di andare nelle galere francesi» e ha definito la procedura «delirio antisemita». Secondo Le Monde, sia Rachel T. che Kupfer-Naouri risiedono ormai da tempo in Israele.

SECONDO L’AFP, oltre alla «complicità in genocidio», le due militanti sioniste sono anche sospettate di «provocazione pubblica e finalizzata al genocidio»: avrebbero incoraggiato a impedire il rifornimento umanitario degli abitanti della Striscia, ricorrendo a una retorica disumanizzante nei confronti dei palestinesi. Secondo una fonte giudiziaria citata dall’Afp, «una decina di altre persone sono suscettibili di fare oggetto di misure simili».

«Un traguardo giuridico fondamentale è appena stato raggiunto», ha scritto l’Ujfp in un comunicato venerdì. Secondo l’organizzazione ebraica progressista, dimostra che delle procedure «possono essere messe in moto, che soldati e civili complici di crimini contro il popolo palestinese saranno oggetto di inchieste e di procedimenti». Un altro procedimento simile dovrebbe giungere a termine a breve, nel caso di due soldati franco-israeliani accusati di aver partecipato a delle esecuzioni sommarie a Gaza tra novembre 2023 e marzo 2024.

Albanese alla Camera, ma per FdI è “un’offesa”

Tommaso Rodano  4 Febbraio 2026


“I carabinieri da Israele non li difendono?”

Francesca Albanese torna alla Camera per parlare del genocidio a Gaza in un clima non proprio accogliente. Sono giorni di riflusso securitario e ipotesi repressive, dopo le violenze della manifestazione di Torino per Askatasuna. Solo venerdì, inoltre, quella stessa sala stampa era stata prenotata dal leghista Furgiuele per ospitare alcuni esponenti di Casapound, rimasti fuori dal palazzo per la protesta dei parlamentari di opposizione. Per Fratelli d’Italia invece l’intervento di Albanese è inaccettabile. L’editto è del questore di Montecitorio Paolo Trancassini: la Camera “non può trasformarsi in una tribuna” per figure divisive. L’accusa – ancora prima che Albanese parlasse – è di manipolare i fatti, alimentare una narrazione ostile a Israele e usare il Parlamento come “cassa di risonanza per tesi ideologiche”. Per la senatrice Ester Mieli, Albanese alla Camera è semplicemente “un’offesa per gli italiani”.

Resta da capire cosa ci sia di offensivo, nel discorso della relatrice dell’Onu (accompagnata dai deputati del M5S Ascari, Carotenuto e Auriemma, dal senatore di Avs De Cristofaro e dal deputato del Pd Scotto). Albanese ha presentato il suo ultimo rapporto, già discusso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: Genocidio di Gaza: un crimine collettivo. Il documento insiste su un punto preciso: il genocidio non è il prodotto di un singolo Stato, ma l’esito di un sistema di complicità internazionale che coinvolge governi, alleanze militari, aziende, banche e istituzioni finanziarie. In questo quadro l’Italia occupa una posizione non marginale: tra il 2020 e il 2024 è stata il terzo fornitore mondiale di armi a Israele, dopo Stati Uniti e Germania. Continua a consentire il transito di carichi militari, partecipa a programmi di addestramento e intelligence ed è partner del progetto F-35, centrale nei bombardamenti su Gaza, con Leonardo tra i principali attori industriali.

A Gaza, intanto, la situazione resta drammatica, anche se i riflettori mediatici si sono spostati altrove: oltre 70 mila morti confermati, migliaia di dispersi, popolazione senza accesso stabile a cibo, acqua ed elettricità, bambini morti di ipotermia, mentre in Cisgiordania continuano espropri, sfollamenti e violenze dei coloni. Per Albanese parlare di “ricostruzione” senza giustizia è una finzione: “Non si ricostruisce nulla su fosse comuni”.

Albanese ha commentato le ipotesi di legge sull’antisemitismo: “Strumentalizzare la lotta necessaria contro l’antisemitismo per proteggere uno Stato – Israele – accusato di crimini gravissimi contro l’umanità, rischia di minare le fondamenta dell’ordine democratico e della libertà di espressione”. A margine della conferenza, interpellata sugli scontri di Torino, ha rilasciato una dichiarazione che non mancherà di fomentare le polemiche a destra: “Le forze dell’ordine sono state difese nel contesto italiano – ha risposto a chi le chiedeva dei carabinieri minacciati e fatti inginocchiare da un riservista dell’Idf nei pressi di Ramallah – mi chiedo perché non siano state difese anche quando sono state aggredite da chi semina il terrore in Cisgiordania”.

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