SE MELONI NON ASCOLTA IL RICHIAMO DEL QUIRINALE da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
23153
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-23153,single-format-standard,wp-theme-stockholm,wp-child-theme-stockholm-child,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.6,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.13,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-8.2,vc_responsive

SE MELONI NON ASCOLTA IL RICHIAMO DEL QUIRINALE da IL MANIFESTO e IL FATTO


Se Meloni non ascolta il richiamo del Quirinale

Francesco Pallante  20/02/2026

Poteri Il clamoroso intervento del presidente Mattarella alla seduta plenaria del Csm deve aver creato non poco sconquasso a destra. Per la prima volta nella sua lunga presidenza, il capo dello […]

Il clamoroso intervento del presidente Mattarella alla seduta plenaria del Csm deve aver creato non poco sconquasso a destra. Per la prima volta nella sua lunga presidenza, il capo dello Stato ha assunto la guida di una seduta ordinaria dell’organo di autogoverno dei giudici.

Un ruolo che gli è formalmente attribuito dalla Costituzione, ma che è usualmente esercitato dal vicepresidente, e Mattarella è intervenuto non in veste di presidente dell’organo, ma – così ha voluto sottolineare – di presidente della Repubblica. Significa che è intervenuto a difesa non del Csm (cosa che, di per sé, segnerebbe la gravità della situazione), ma della tenuta complessiva degli equilibri costituzionali. È sull’orlo di questo precipizio che ci ha condotto il governo: ed è sconcertante che le forze non di destra che sostengono la riforma – inclusi alcuni ex presidenti della Corte costituzionale! – continuino a dargli corda.

I più patetici hanno tentato di far passare l’intervento del presidente per un richiamo alla moderazione rivolto a entrambi gli schieramenti. Ma, non avendo alcun fautore del No preso di mira il Csm, anche i bambini hanno capito ieri che i destinatari degli strali quirinalizi erano i sostenitori del Sì: a partire dal ministro Nordio.

Più significative le reazioni del ministro Crosetto e della presidente Meloni. Crosetto, calato nel proprio ruolo ministeriale, ha giocato in difesa, con un’intervista al Corriere della Sera in cui ha sostenuto la tesi – frutto di evidenti timori di sconfitta – per cui un’eventuale vittoria del No al referendum di marzo non avrebbe conseguenze sul governo, dal momento che «non ci ha messo la firma». Ora, proprio quello della firma è uno dei più incisivi motivi di critica alla riforma costituzionale: il disegno di legge costituzionale è firmato Meloni e Nordio e la legge poi approvata dal parlamento non differisce di una sillaba dal testo iniziale: altro non è che un’imposizione di palazzo Chigi. Dire che la riforma non è firmata dal governo equivale a dire che l’acqua non bagna: una falsità.

Meloni, come sua abitudine, si è invece lanciata all’attacco, stringendo l’iniziativa di Mattarella tra due video in cui attacca la magistratura rea di aver assunto decisioni sgradite alla maggioranza. Nel primo video, se la prende per il risarcimento riconosciuto a uno straniero trasferito nel Cpr di Gjader (Albania) in assenza di un espresso provvedimento amministrativo: un’azione immotivata, e dunque incontrollabile, che oltre a violare i principi basilari del procedimento amministrativo, si è tradotta nella violazione di beni costituzionali fondamentali quali il diritto alla libertà personale e il diritto alla vita privata e familiare (la persona interessata stava, infatti, svolgendo un percorso di riavvicinamento ai figli minori sotto il controllo della competente autorità giudiziaria).

Nel secondo video, si scaglia contro il risarcimento riconosciuto alla Sea Watch a causa della mancata riconsegna di una nave sequestrata dalle autorità governative che non avevano poi risposto all’opposizione presentata dall’Ong, così causandone l’accoglimento per silenzio-assenso (come anche poi riconosciuto dalla magistratura): la mancata riconsegna si configura, di conseguenza, come una «turbativa della proprietà e del possesso», con relativo obbligo di risarcire il danno causato.

Nei video, Meloni afferma che «lo Stato viene sanzionato per aver provato a fare rispettare le regole». È vero il contrario: lo Stato (rectius: il governo) viene sanzionato per aver provato a violare le regole, cosa che la magistratura ha impedito. Il nodo dell’ostilità della destra nei confronti della magistratura è tutto qui: la destra vuole spingere la propria azione politica oltre i limiti della Costituzione; la magistratura, assolvendo al proprio compito costituzionale, glielo impedisce. Ed è per questo che la riforma mira a indebolirla, minandone l’autonomia e l’indipendenza.

Un’ultima nota. Molti pensano, ingenuamente, che, in fondo, si tratta di migranti: non sono i diritti costituzionali degli italiani a essere messi a repentaglio. Rileggano costoro i due casi oggetto degli strali meloniani. Riguardano la libertà, la famiglia e la proprietà: tre capisaldi valoriali della destra, che la destra non ha esitato a sacrificare sull’altare della sua brama di potere.

Separare le balle

 Marco Travaglio  20 Febbraio 2026

Ogni giorno Giorgia Meloni pesca una sentenza senza leggerla e ce la spiega per convincerci a votare Sì alla sua “riforma” che non ha letto o non ha capito. Altrimenti non la spaccerebbe per un farmaco miracoloso che imporrà ai magistrati di decidere come vuole lei, visto che per farlo non le basterebbe riformare sette articoli della Costituzione: dovrebbe proprio abolirla. Martedì se l’è presa col giudice “politicizzato” che le avrebbe vietato di rimpatriare l’algerino irregolare Redouane Laaleg, 11 volte arrestato, 23 volte condannato e 2 volte espulso per “pericolosità sociale”, ma mai mossosi dall’Italia. Purtroppo nessun giudice ha vietato di espellerlo (se ha 23 condanne e 11 arresti è grazie ai giudici): è il governo che non lo espelle, un po’ perché il regime alleato di Algeri non collabora, un po’ perché gli incapaci del Viminale, anziché rispedirlo in Algeria, gli hanno comunicato il trasferimento a Brindisi e poi, con l’inganno, l’hanno portato nel centro vuoto in Albania (da cui non può essere rimpatriato, se non rientrando in Italia). E non gli hanno neppure notificato la misura. Così l’avvocato ha chiesto e ottenuto dal giudice Bile (così politicizzato che era consulente di B.) la condanna del governo inetto a pagargli 700 euro di danni.

Mercoledì la Meloni ha sventolato un’altra “sentenza assurda”: quella del Tribunale civile di Palermo che condanna lo Stato a risarcire un totale di 90 mila euro all’ong SeaWatch per il sequestro della nave capitanata da Carola Rackete che nel 2019 salvò dei migranti e poi irruppe in porto contro il divieto del Viminale, speronando una motovedetta della Gdf. Ma la sentenza non cita neppure la speronatrice. Si occupa di ciò che accadde dopo: il fermo amministrativo della nave. E non dice affatto che fosse illegittimo. SeaWatch ricorse alla Prefettura di Agrigento che, anziché replicare entro 10 giorni come impone la legge confermando o revocando il fermo, non rispose niente. Quei 10 giorni di silenzio-assenso resero nullo il fermo, ma la nave restò bloccata altri due mesi. Quindi il giudice ha dovuto risarcire SeaWatch per i 60 giorni di fermo illegale, che sarebbe stato legale se il prefetto l’avesse ribadito. L’Avvocatura dello Stato ha ammesso l’errore, sostenendo però che le leggi sono ambigue e il ricorso andava rivolto alla Gdf. Purtroppo il modulo consegnato ai marinai diceva che dovevano ricorrere al prefetto: un altro errore del Viminale, che ci costa 90 mila euro (almeno in primo grado: il governo può fare appello). Fra l’altro, nelle cause civili ci sono i giudici, ma non i pm: la separazione delle carriere non c’entra una mazza. Per scoprirlo, la Meloni deve armarsi di santa pazienza e fare come chiunque voglia criticare le sentenze: cioè leggerle.

No Comments

Post a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.