REFERENDUM, L’AUTORETE DELLE DESTRE SUI MANIFESTI da IL FATTO
Referendum, l’autorete delle destre sui manifesti
Luca De Carolis 7 Gennaio 2026
Maggioranza e sostenitori della riforma Nordio contro i cartelloni dell’Anm: “Dicono bufale”. Progressisti e Comitato del No: “Così ci aiutano”
Sabato a Roma sarà il giorno del lancio ufficiale della campagna per il referendum, quello dove le opposizioni sperano di assestare al governo una sconfitta di quelle che pesano. Tutti assieme contro la separazione delle carriere, il comitato del No e i partiti progressisti, nel Centro congressi Frentani, storico teatro di assemblee per la sinistra. Ma nell’attesa, nel campo più o meno largo e nei comitati, sorridono convinti che destre e sodali vari – tra cui anche un pezzo di Pd, certo – abbiano già commesso un autogol, perdendo la testa per i manifesti diffusi dall’Associazione nazionale magistrati contro la riforma. Per dirla come il presidente del comitato società civile per il No, Giovanni Bachelet, “quelle scomposte reazioni sono un magnifico contributo alla nostra campagna e dimostrano che il messaggio dei manifesti ha spostato l’attenzione degli elettori dal quotidiano fango mediatico sul potere giudiziario al vero scopo della riforma, mettere in riga i magistrati”.
Effetto di quella domanda retorica – “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?” – seguita dall’invito a votare per il No, disseminata tramite i consueti poster 6×3. Abbastanza per spingere il centrodestra e i giornali di area come Libero e Il Giornale a gridare contro le “bufale” dei fautori del No, rivendicando che no, la “loro” riforma non sottometterà i giudici alla politica (per ora, almeno). Ma l’Anm è convinta di aver colto nel segno, anche a giudicare dalle reazioni del campo avverso. C’è anche chi, come la vicedirettrice del Tg di La7, Gaia Tortora, fautrice del Sì, ha chiesto su X da dove arrivassero i finanziamenti per pagare i cartelloni. L’Anm le ha risposto, sempre sui social: “La campagna è promossa e gestita dal comitato Giusto Dire No, le cui attività sono sostenute da contributi dell’Anm, ma anche di singoli cittadini iscritti al comitato, che è di natura civica e infatti è guidato da un docente universitario”. Polemiche e precisazioni, lette con favore anche da ambienti progressisti, Pd in testa: “Il fronte del Sì è molto nervoso, e la campagna dei magistrati è oggettivamente efficace”. Certo, nessuno per ora dei partiti lo dice troppo apertamente, anche per mantenere fede alla linea di camminare su binari paralleli rispetto all’Anm. “Mostrarsi come gli alleati della magistratura farebbe il gioco del Sì” sostengono sia i dem che i Cinque Stelle. Ma in diversi dell’errore delle destre. “Oltretutto, queste polemiche sono una indiretta pubblicità per la raccolta delle firme” è un’altra osservazione diffusa. Ieri sera le sottoscrizioni viaggiavano verso le 240 mila. Tradotto: quota 500 mila – da raggiungere entro il 30 gennaio – appare alla portata. Un’altra buona notizia per i partiti che, dopo l’iniziale titubanza, si sono schierati per la raccolta, che potrebbe spingere la data della votazione più in là rispetto ai piani del governo (dove puntano il fine settimana del 22 e 23 marzo). Per questo, ieri al Tg1 Nicola Fratoianni (Avs) rilanciava: “Bisogna continuare a firmare contro una riforma che vuole solo minare l’autonomia dei magistrati”. Ma c’è chi allarga il messaggio, come la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, che al Fatto dice: “Va fatto capire che questa riforma lede i diritti di tutti i cittadini”. I dem stanno portando avanti i loro corsi di formazione per dirigenti e quadri politici sui territori – domani è prevista una lezione in conference call in Puglia – nei quali la principale raccomandazione è spingere comunicativamente sulla portata della riforma Nordio, che “stravolge diversi articoli della Costituzione”. Ergo, bisogna insistere sull’attacco alla Carta da parte delle destre. “E poi, come fanno quelli del Sì a citare casi come quello di Garlasco, che obiettivamente non c’entra nulla?” sostiene Serracchiani.
Concetti che risuoneranno anche sabato all’assemblea mattutina a Roma, dove appariranno tutti i leader dei partiti progressisti, da Elly Schlein a Giuseppe Conte fino a Angelo Bonelli e Fratoianni. Per ora, impegnati a ragionare sul referendum per proprio conto. “Ma dopo il dieci dovremo darci un coordinamento” promettono più o meno tutti.
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