REFERENDUM EUTANASIA, LA CARICA DEI 101 “SÌ” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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REFERENDUM EUTANASIA, LA CARICA DEI 101 “SÌ” da IL MANIFESTO

Referendum eutanasia, la carica dei 101 «Sì»

I primi big: da Dacia Maraini a Piergiorgio Odifreddi, da Giorgio Parisi a Massimo Recalcati, Vito Mancuso, Carlo Rovelli e molti altri

Eleonora Martini  06.02.2022

«Il corpo umano è sempre stato soggetto di interdizioni. E c’è sempre stato qualcuno che ha accampato la proprietà, di questo corpo. La Chiesa prima di tutto, oppure lo Stato. E invece il corpo umano è di proprietà della persona che lo vive. Per cui credo che debba esserci, entro i limiti della legge e se non nuoce ad altri, il diritto di gestire il proprio corpo». Così, al manifesto, Dacia Maraini spiega come mai il suo nome compare in un elenco di 101 grandi personalità che, per prime, chiedono di poter votare per il referendum sull’eutanasia legale.

ANCHE IL MATEMATICO Piergiorgio Odifreddi, spiega al manifesto il suo personale motivo: «È semplice: perché ho 72 anni e sarebbe bene che la vita finisse nel modo migliore possibile, e non solo per quelle persone che vivono casi eccezionali di sofferenza e che finiscono per attrarre maggiormente l’attenzione. È un fatto personale: mi piacerebbe sapere che a un certo punto, nel momento in cui considerassi la mia vita non più degna di essere vissuta, potrò andarmene nella maniera più soft. Cosa che d’altra parte riescono a fare – come ha fatto il vostro Lucio Magri – persone che hanno mezzi e conoscenza per andare in Svizzera. Sono convinto che il diritto alla morte sia un diritto fondamentale: si parla sempre di diritto alla vita ma si dimentica che c’è l’ultima parte della vita, l’uscita. Quindi credo che sia una cosa che interessa tutti, non solo “gli altri”, quelli malati, perché, come diceva qualcuno, “gli altri siamo noi”».OLTRE ALLA GRANDE scrittrice italiana – la più tradotta nel mondo -, e al fine divulgatore scientifico, a premere affinché ai cittadini italiani non venga tolta la parola su questo rilevantissimo tema, ci sono il premio Nobel per la Fisica, Giorgio Parisi, il teologo Vito Mancuso, il fisico e saggista Carlo Rovelli, l’accademico e psicanalista Massimo Recalcati, il magistrato Gherardo Colombo, Chiara Rapaccini, scrittrice e compagna di Mario Monicelli, Ersilia Vaudo Scarpetta, astrofisica ed esperta di inclusione nella scienza, il prete Don Ettore Cannavera che ha ricevuto dal presidente Mattarella l’onorificenza al merito della Repubblica, il filosofo Giovanni Fornero, lo scrittore e ricercatore Paolo Flores D’Arcais, lo scienziato Michele De Luca, il filosofo ed epistemologo Gilberto Corbellini, l’ex direttore del Cnr Paolo Annunziato, il vicepresidente dell’Unione Buddista Europea Stefano Bettera e tanti altri.

Sono voci di medici, scienziati, filosofi, magistrati, intellettuali, accademici e «persone che conoscono sulla propria pelle la mancanza di norme sul fine vita in Italia», spiega l’Associazione Luca Coscioni, promotrice e finanziatrice del referendum che ha divulgato l’appello. Nell’elenco si scorgono infatti anche i nomi di Carmen Carollo e Valeria Imbrogno, mamma e compagna di Fabiano Antoniani (in arte Dj Fabo), Mina Welby, moglie di Piergiorgio, Beppino Englaro, papà di Eluana.

Il quesito referendario per l’Eutanasia legale, che è stato sottoscritto da oltre 1.240.000 persone, è in attesa dell’ultimo giro di boa prima del traguardo. Il 15 febbraio prossimo i giudici della Consulta si riuniranno per analizzare che vi siano i requisiti di costituzionalità, in questo come negli altri sette referendum che dovrebbero poi svolgersi in primavera. Dopo il via libera della Cassazione, infatti, sono in attesa dell’ammissibilità della Corte costituzionale anche il referendum sulla cannabis legale, le cui 600 mila sottoscrizioni sono state raccolte per la prima volta tutte attraverso le firme digitali, e i sei quesiti sulla giustizia promossi dalla Lega e dal Partito Radicale transnazionale e transpartito ma che alla fine sono stati depositati da nove consigli regionali guidati dal centrodestra.

IL REFERENDUM promosso da decine di organizzazioni, sindacati e partiti, vuole abrogare parzialmente la norma penale che impedisce l’introduzione dell’eutanasia legale in Italia, il cosiddetto omicidio del consenziente previsto dall’art. 579 c.p. E questa prima mobilitazione di personalità che si impegnano per il «sì» al referendum è «fondamentale», come spiegano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario nazionale e tesoriere dell’Associazione Coscioni, perché arriva «nella distrazione assoluta delle forze politiche». Non tutte distratte allo stesso modo, però: chi vuole fermare il referendum è già attivo, dentro il parlamento, Oltretevere e ora perfino nei salotti televisivi più seguiti.

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