QUANTO PUÒ SENTIRSI SOVRANO UN SALARIATO da 18BRUMAIO BLOG
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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QUANTO PUÒ SENTIRSI SOVRANO UN SALARIATO da 18BRUMAIO BLOG

Quanto può sentirsi sovrano un salariato?

Olympe de Gouges 3 ottobre 2022

 Si sente parlare sempre più spesso di sovranismo e sovranità. Pare, da questi discorsi, che l’Italia non sia abbastanza sovrana, e da parte mia penso che vi sia della verità in ciò che accade nonostante la Costituzione dichiari solennemente che la “sovranità appartiene al popolo”.

Rispetto a che cosa lamentiamo questa mancanza di sovranità? Si tira in ballo l’Unione Europea, la Germania e soprattutto gli Stati Uniti, i quali hanno la pretesa, avendo vinto la II GM e stravinto la guerra fredda, d’imporre la propria sovranità ai quattro angoli del mondo.

Anche i palestinesi e i curdi, per esempio, se avessero un proprio Stato sovrano starebbero sicuramente meglio di come sono adesso. Perciò è di tutta evidenza la giusta causa dei popoli che rivendichino la propria autodeterminazione rispetto a chi gliela nega non lesinando violenza.

Tuttavia l’autodeterminazione non basta, la sovranità di un popolo dev’essere piena. E qui la questione si complica, ed è dunque buona causa quella contro lo sfruttamento di un numero sempre maggiore di nazioni piccole e deboli per opera di nazioni più ricche e potenti.

Il concetto di popolo è però un po’ vago, come del resto quello di sovranità, e si presta comodamente a mostrare solo un lato della realtà, che è spesso solo un’interpretazione.

Porto un esempio banale ma che rappresenta appunto l’altro lato della faccenda. Un cittadino statunitense, un nero o ispanico, che pur sulla carta gode di tutti i diritti, che poggia i propri piedi sul terreno della straripante sovranità americana, può sentirsi davvero sovrano se ancora oggi non può entrare (anche se magari non è esplicitamente vietato) in certi locali riservati ai bianchi?

Quanto può sentirsi sovrano un salariato italiano, francese o tedesco quando la multinazionale per la quale lavora lo lascia per strada perchè delocalizza? Questi esempi si possono moltiplicare, fino a toccare la sovranità di chi si dichiara per l’astensione dal voto e dei tizi di là dell’Atlantico decidono di censurarlo.

Sappiamo bene che nell’ambito di ogni Stato, sia esso più o meno sovrano nei rapporti internazionali, la società è divisa in due grandi classi, antagoniste fra loro, anche se ciò in tempi normali non appare in superficie. Divisa tra chi detiene il potere economico e chi a tale potere deve giocoforza sottomettersi, pur con tutta la sovranità che statutariamente e pariteticamente gli appartiene.

Che senso ha parlare di sovranità in un mondo costituito da una fitta e ramificata rete di relazioni e di collegamenti, quando la direzione di tutte le banche di una nazione si trova affidata a una dozzina di persone la cui l’attività è assai più importante che non quella della maggior parte dei ministri, quando il capitale liquido della nazione diviene parte di un unico grande circuito mondiale in cerca d’investimenti lucrativi di ogni tipo?

Pertanto, la sovranità è un’ottima cosa, ma non facciamoci lusingare troppo dal canto di certe sirene e magari prestiamo più attenzione all’ordinamento sociale ed economico, e a tal proposito basta accennare al rincaro dei prezzi per comprendere quanto il capitale monopolistico e finanziario mondiale abbia acuito tutti gli antagonismi del capitalismo, mentre ci attardiamo in particolarità secondarie e distraendo l’attenzione dall’essenziale.

Un capitalismo parassitario e putrescente, che fomenta sanguinosi conflitti a motivo della spartizione del mondo, palesa la realtà di una grassa borghesia oligarchica che vive tranquillamente esportando capitali e tagliando cedole, lasciando ai piccoli borghesi sempre più proletarizzati le diatribe politiche di poco interesse che di fatto favoriscono il legame tra l’imperialismo e l’opportunismo delle masse.

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