“ONG, DECRETO CONTRO IL DIRITTO INTERNAZIONALE” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“ONG, DECRETO CONTRO IL DIRITTO INTERNAZIONALE” da IL MANIFESTO

Decreto anti ong da ieri in vigore. Cosa prevedono le nuove norme

MIGRANTI. Si intitola «disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori» il decreto con cui il governo conta di arginare le operazioni di soccorso della ong nel Mediterraneo. Il provvedimento è […]

Red, Int.  04/01/2023

Si intitola «disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori» il decreto con cui il governo conta di arginare le operazioni di soccorso della ong nel Mediterraneo. Il provvedimento è stato pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale ed è quindi in vigore. «La nave che effettua in via sistematica attività di ricerca e soccorso in mare» è scritto nel decreto, deve operare «in conformità ad autorizzazioni o abilitazioni rilasciate dalle competenti autorità dello Stato di bandiera» e deve essere «in possesso dei requisiti di idoneità tecnico-nautica alla sicurezza della navigazione». Le norme prevedono anche che «avviate tempestivamente iniziative volte a informare le persone prese a bordo della possibilità di richiedere la protezione internazionale e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione delle autorità». Inoltre dev’essere «richiesta, nell’immediatezza dell’evento, l’assegnazione del porto di sbarco».

Come altra condizione «il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità» deve essere «raggiunto senza ritardo per il completamento dell’intervento di soccorso». Devono anche essere «fornite alle autorità per la ricerca e il soccorso in mare italiane, ovvero, nel caso di assegnazione del porto di sbarco, alle autorità di pubblica sicurezza, le informazioni richieste ai fini dell’acquisizione di elementi relativi alla ricostruzione dettagliata dell’operazione di soccorso posta in essere».

Inoltre le modalità di ricerca e soccorso in mare da parte della nave non devono aver «concorso a creare situazioni di pericolo a bordo né impedito di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco». Secondo il decreto «il transito e la sosta di navi nel mare territoriale sono comunque garantiti ai soli fini di assicurare il soccorso e l’assistenza a terra delle persone prese a bordo a tutela della loro incolumità».

Per quanto riguarda le sanzioni, «nei casi di violazione del provvedimento” (…) si applica al comandante della nave la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000. La responsabilità solidale (…) si estende all’armatore e al proprietario della nave. Alla contestazione della violazione consegue l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo per due mesi della nave utilizzata per commettere la violazione». Infine, «in caso di reiterazione della violazione commessa con l’utilizzo della medesima nave, si applica la sanzione amministrativa accessoria della confisca della nave e l’organo accertatore procede immediatamente a sequestro cautelare».

L’ammiraglio Gallinelli: «Ong, decreto contro il diritto internazionale»

MEDITERRANEO. Da 40 anni in Guardia costiera, l’ufficiale critica il provvedimento Piantedosi: ha difetti di giurisdizione e presenta troppe ambiguità. «Partenze e affari dei trafficanti continueranno, non farà diminuire morti e dispersi», dice al manifesto.

Giansandro Merli  04/01/2023

«Nella norma c’è un miscuglio concettuale tra aspetti relativi al soccorso e di immigrazione». Sandro Gallinelli entra nella Guardia costiera nel 1983. In servizio attivo fino al 2019, segue da vicino il Sar (search and rescue/ricerca e soccorso) relazionato alle migrazioni. All’inizio dei Duemila, come comandante della Capitaneria di Gallipoli, gestisce i soccorsi alle navi provenienti dalla Turchia con profughi curdi e abbandonate alla deriva. Dal 2014 lavora nel terzo reparto, «operazioni», da cui dipende il centro nazionale per il coordinamento del soccorso marittimo (Imrcc). Cuore e testa dei salvataggi istituzionali. Cessato dal servizio e ora contrammiraglio in ausiliaria, continua a occuparsi del tema. Con il manifesto commenta il decreto Piantedosi.Sembra che l’Italia voglia normare quanto avviene su una nave straniera in acque internazionali. Ha giurisdizione?

Non mi risulta, le disposizioni che riguardano attività svolte da navi straniere in acque internazionali contrastano con il diritto internazionale. In base alla Convenzione Onu sul diritto del mare (Unclos del 1982) in alto mare ha giurisdizione solo lo Stato di bandiera.

Rovesciamo l’ottica. L’Italia dice: a queste condizioni ti garantisco l’ingresso nel mio territorio, altrimenti vai altrove.

Il decreto dice che le autorità italiane possono emanare un provvedimento di interdizione per motivi di sicurezza e ordine pubblico, a meno di alcune condizioni. Basta che una sola sia disattesa e le autorità sono legittimate a vietare l’ingresso della nave finalizzato allo sbarco.

Le navi Ong dovrebbero dirigersi nei porti assegnati «senza ritardo». Se c’è un Sos il comandante può trascurarlo?

Non mi risulta. La nave più vicina e in condizione di prestare soccorso ha il dovere di intervenire. A meno che il centro di coordinamento responsabile dica espressamente di non farlo perché ha risorse migliori. Il comandante, comunque, risponde all’ordinamento dello Stato di bandiera e mantiene una discrezionalità tecnico/nautica. Il problema di fondo è che il decreto non regolamenta tutta l’attività Sar connessa ai flussi migratori. Impone obblighi solo alle navi Ong, ma non fa altrettanto con le autorità nazionali. C’è uno sbilanciamento che lascia margini di incertezza.

E se il pericolo è in Sar libica?

Se le autorità responsabili non rispondono il comandante ha l’obbligo, impostogli dal proprio ordinamento di bandiera ai sensi dell’art. 98 Unclos, di intervenire senza ritardo. Se i libici dicono di non farlo formalmente sarebbe svincolato da responsabilità, ma in base alla sua discrezionalità e ad altri elementi deve decidere che fare. Qui può nascere un problema col decreto, se avesse poi necessità di sbarcare i naufraghi in Italia.

Il provvedimento garantisce sosta e transito nel mare territoriale solo ai fini di assicurare soccorso e assistenza. Possono esserci conseguenze nei rapporti con altri Stati?

La frase mi pare equivoca. Le navi commerciali, tutte quelle non militari, hanno diritto di transitare nelle acque di un altro paese ed entrare nei suoi porti per attività commerciali o di altra natura (ripararsi dal maltempo, rifornirsi di viveri o portare a terra i naufraghi), a condizione che sia garantito un trattamento reciproco e detto passaggio risulti inoffensivo, cioè non metta in pericolo interessi di rilievo dello Stato costiero. Non si capisce bene quale sia l’interesse che si vuole tutelare con questa disposizione, che comunque non dice che le navi devono uscire dalle acque nazionali dopo lo sbarco.

Ma se fosse interpretata così, magari per ritardare nuove missioni?

Sarebbe in contrasto con la convenzione internazionale sui porti marittimi del 1923. Il cui principio cardine è la reciprocità: lo Stato costiero non può imporre obblighi che lo Stato di bandiera non impone. Comunque queste sono suggestioni. Mi lascia perplesso trovino spazio. Le norme devono essere chiare e univoche. Altrimenti sorgono dubbi sulla validità della tecnica normativa, al di là dei suoi obiettivi.

Il decreto accompagna la nuova prassi di assegnare il porto dopo il primo soccorso e lontano. È una prassi corretta?

Assegnare il porto sicuro di sbarco (Pos) subito dopo un soccorso non è strano. Semmai è anomalo imporlo quando c’è un altro caso aperto, soprattutto a una nave straniera che è in acque internazionali e senza che il centro di soccorso abbia assunto la responsabilità della gestione dell’evento Sar. Rispetto alla distanza il diritto internazionale e le istruzioni dell’Organizzazione marittima internazionale (Imo), basate sulle Convenzioni Solas e Sar, dicono che il porto deve essere dato senza indebito ritardo e con la minima deviazione possibile per la nave soccorritrice. Anche se non è scritto da nessuna parte il «porto più vicino» si intende chiaramente che dovrebbe essere quello sicuro più vicino possibile.

Sempre?

Può essere necessario assegnare porti un po’ più lontani, ma occorre motivare chiaramente la deviazione dall’indirizzo generale, perché il diritto italiano prevede che i provvedimenti discrezionali della Pubblica amministrazione debbano essere motivati e non arbitrari e dare perciò anche la possibilità di contestare la scelta. Anche successivamente allo sbarco: per esempio dimostrando che in situazioni analoghe le autorità si sono comportate in modo diverso.

A chi ha dedicato la vita a Guardia costiera e soccorsi in mare che effetto fa il decreto?

Il decreto si intitola «gestione dei flussi migratori» ma guarda a un aspetto marginale del fenomeno. L’unico obiettivo evidente è contenere i soccorsi operati dalle navi delle Ong. Questo non fermerà le partenze, continuate anche in questi giorni con le Ong in porto o lungo rotte in cui queste non sono presenti (come da Algeria, Cirenaica e Turchia). Non colpirà neanche gli affari dei trafficanti che, nonostante i miliardi investiti da Italia e Ue, continuano a prosperare quantomeno dagli anni ’90. Perché solo l’esistenza di credibili ed efficaci vie legali di migrazione può veramente limitare questo business. Dubito che il decreto possa incidere davvero sull’immigrazione irregolare e, purtroppo, sicuramente non limiterà morti e dispersi.

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