NOI, CHE SIAMO ASSUEFATTI ALLO SFASCIO da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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NOI, CHE SIAMO ASSUEFATTI ALLO SFASCIO da IL FATTO

Noi, che siamo assuefatti allo sfascio

Antonio Padellaro  29 NOVEMBRE 2022

Noi che guardiamo, da lontano, la ferita fangosa che precipita dal monte Epomeo, ci sentiamo partecipi e rassegnati. Con le due cose che vanno di pari passo, perché non si può non piangere al pensiero delle famiglie cancellate e, insieme, non sorridere amaro nell’ascoltare per la millesima volta il copione delle parole perdute nel nulla.

Il sindaco che rigetta, dolente, la brutta nomea dell’isola fondata sullabusivismo. Il ministro che annuncia lo stanziamento e una profonda riflessione. I partiti che si tirano addosso condoni e sanatorie, che furono autorizzati nel condiviso silenzio-assenso quando a tutti facevano comodo e voti. L’ambientalista che denuncia gli allarmi inascoltati. Il magistrato che invoca leggi più severe. Il capo della Protezione civile che mette le mani avanti, secondo cui il 94 per cento dei nostri Comuni è minacciato da dissesto idrogeologico (con il restante 6 per cento che forse, tranquilli, è già franato). Il conduttore televisivo che grida tutto il suo sdegno, vergogna, applausi, e ora la pubblicità.

Noi che guardiamo, dentro noi stessi, con l’indifferenza dell’assuefazione lo sfasciume di un discorso pubblico che si è del tutto consumato, autofagocitato, nelle tragedie annunciate e negli eterni piani allo studio del governo, troviamo riparo nella serena consapevolezza che non ci sia più niente da fare. Inutile, e dannoso, mangiarsi il fegato dell’onesto contribuente davanti alla rottamazione delle cartelle esattoriali, e se Meloni azzera i pagamenti fino a 1.000 euro mentre corriamo alla Posta per non pagare la mora sulla contravvenzione, coglioni noi e bravi loro, punto. Perfino se siamo al volante occhio perché, ci avvertono, soprattutto la sera il consumo di coca, alcol e abuso di farmaci creano uno stato di alterazione collettiva. E se quel tale ci taglia la strada contromano e ha lo sguardo strano e ti urla contro meglio se fai retromarcia e chiedi scusa.

Non abusiamo? Non evadiamo? Non ci droghiamo? Rispettiamo le leggi? Peggio per noi.

Gli ischitani non se la sono cercata: hanno fatto ciò che fanno molti, senza cultura del territorio

Chi chiede attenzione ai temi ambientali è ora impegnato, dopo l’ennesima tragedia, quella di Ischia, a ripetere sempre lo stesso messaggio. Il primo a parlare di queste cose fu Alexander von Humboldt quando vide in che condizioni era la Mesopotamia, la culla dell’agricoltura, ridotta a un deserto, e vide quel che si stave perpetrando in Sud America. Era la fine del 700 e l’inizio dell’800. Humboldt previde gli impatti dell’industrializzazione e dello “sviluppo” che la cività occidentale stava intraprendendo a livello globale. Ovviamente fu inascoltato, anche se ebbe grandissimo successo. In teoria: in pratica tutto continuò fino ad oggi.

Tutti dicono che non va bene quel che stiamo facendo, ma poi nessuno ha il coraggio di cambiare rotta in modo deciso. Non ci vuole Einstein per prevedere che il caldo intenso provoca intensa evaporazione di acqua oceanica che si condensa nelle nuvole e prima o poi arriva giù. Gli eventi estremi, come previsto, si verificano puntualmente. La gente ci lascia la pelle, gli Stati spendono cifre enormi per cercare di sanare le emergenze, ma raramente si decide di intraprendere una radicale inversione di rotta. Sono in molti a dire che è inutile che siamo noi a decarbonizzarci se non lo fanno anche gli altri. Gli “altri” sono sempre una buona giustificazione per continuare come se niente fosse. Ma questo non vale per il dissesto idrogeologico.Le cause di frane e inondazioni sono globali, e dipendono da sistemi di produzione ancora basati sulla combustioni. Ma gli effetti sono locali. Se gli “altri”, per esempio, dovessero fare come noi, e costruissero in modo dissennato abitazioni, infrastrutture, siti industriali e agricoltura, non sarebbe un buon motivo per fare altrettanto. Se la casa dei vostri vicini cominciasse a deteriorarsi, si staccasse l’intonaco, crollassero i balconi, trovereste logico non fare manutenzione alla vostra abitazione perché “loro” non lo fanno? Il nostro dissesto ambientale è prima di tutto affare nostro, non ci sono giustificazioni per portare al degrado il nostro ambiente.

Abbiamo grandi risorse per la transizione ecologica. Le regioni del sud, inoltre, ricevono da lunghissimo tempo enormi risorse europee, in gran parte non spese. Colpa loro, ma non completamente. A volte queste risorse sono attribuite come cofinanziamento: ti do 100 se tu ci metti 20. Ma se non ho i 20 che faccio? I Comuni sono indebitati. Possono tentare qualche acrobazia amministrativa per mettere quanto più possibile sul piatto della bilancia, ma spesso non riescono, e quindi perdono le risorse. I bandi europei, poi, sono complessi e le amministrazioni comunali (a volte anche quelle regionali) non hanno personale addestrato per comprenderli, e per allestire proposte progettuali di successo. A volte ottengono i fondi, soprattutto se mediati dalle Regioni, ma poi ci sono grandi problemi di rendicontazione. Lasciamo perdere la corruzione o, semplicemente, lo spreco dovuto a incompetenza e clientelismo.

Comunque non bastano i soldi. Servono la volontà politica di spenderli in un certo modo e, soprattutto, di affidare i progetti e i lavori a persone competenti. Di solito si affidano a persone “fedeli” a chi ha la possibilità di stanziare i finanziamenti.Le alluvioni non sono tipiche del sud: quelle del Polesine, Firenze e Genova sono proverbiali. Il caso di Ischia è particolare perché la consistenza del terreno è particolare, ma in molti altri posti il dissesto è dovuto, ad esempio, alle bonifiche di mussoliniana memoria. Le lagune costiere erano “malsane”, serbatoi di malaria, e furono interrate per sanificare l’ambiente e renderlo coltivabile. Le poche rimaste sono oggi oasi protette. Le lagune sono una spugna che assorbe l’acqua in eccesso e mitiga gli effetti di piogge intense. Se fa caldo, inotre, i ghiacciai invece di formarsi si sciolgono, l’acqua che cade dal cielo non diventa ghiaccio, per essere liberata gradualmente con l’arrivo del caldo, ma scende impetuosamente a valle. Dove non ci sono lagune ad assorbirla, ecco le frane e le alluvioni.

Gli ischitani che pagano con la perdita della vita o della casa non se la sono cercata: hanno fatto quello che fanno molti, troppi italiani e hanno solo la sfortuna di averlo fatto in un posto più pericoloso di altri. Senza avere la cultura, come tutti, per capirlo. Se un politico dovesse proporre, in campagna elettorale, di abbattere le case abusive e un altro proponesse di condonare tutto, chi vincerebbe? Votereste chi vi vuole abbattere la casa?
Non può essere il sindaco a decidere gli abbattimenti.

E qui veniamo all’uso distorto della democrazia. Siamo un paese con elevatissima evasione fiscale. Una percentuale significativa di italiani non paga le tasse, o non paga il giusto rispetto a quello che guadagna. Gli evasori votano. Se, per assurdo, un partito dovesse proporre agevolazioni per chi non paga le tasse avrebbe molti voti. E, sempre per assurdo, lo stesso partito potrebbe anche proporre condoni per chi ha costruito abusivamente.L’illegalità diventerebbe legale. Il risultato sarebbe che il bilancio dello Stato andrebbe a rotoli, il debito pubblico aumenterebbe, e il dissesto ambientale ucciderebbe e devasterebbe. Le leggi inventate dall’uomo possono rendere legale l’illegale, ma non sono più cogenti delle leggi della natura, non le possono superare.

Noi continuiamo a predicare nel deserto. Ma non ci si potrà dire: come mai non ci avete avvertiti? E ora aspettiamo la prossima catastrofe, per ripetere la solita litania.

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