“MANOVRA”: PREMIATI E PUNITI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“MANOVRA”: PREMIATI E PUNITI da IL MANIFESTO

Manovra bocciata: colpisce i vulnerabili, miele per gli evasori

SBALLATI. Anche la Banca d’Italia critica la legge di bilancio sul contante a 5 mila euro e sul Pos, sul taglio al «reddito di cittadinanza» e denuncia il rischio evasione ed elusione dalla «Flat tax». Scenari critici anche da Istat e Cnel. “Con la «riforma» del «Reddito» rischi di aumento dell’indigenza. Su Pos e contante soglie più alte favoriscono l’economia sommersa”. Impatto devastante sulla povertà che rischia di dilagare con la recessione e il Pil a zero nel 2023

Roberto Ciccarelli   06/12/2022

Il governo Meloni è uscito a pezzi ieri dalle audizioni sulla legge di bilancio della Banca d’Italia, dell’Istat e del Cnel davanti alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. Nell’occhio del ciclone sono finite le seguenti norme della legge di bilancio: quelle pro-evasione fiscale sull’innalzamento del tetto dei contanti a 5 mila euro e la rimozione delle multe per gli esercenti che non permettono di utilizzare il Pos fino a 60 euro. C’è l’iniqua «Flat Tax», un’altra bandiera degli ultras dell’individuo proprietario che si scagliano contro le partite Iva impoverite e discriminano i dipendenti. C’è il taglio vessatorio entro agosto 2023 del «reddito di cittadinanza» agli «occupabili», cioè un terzo dei beneficiari totali, in un momento di recessione e aumento della povertà. Infine la reintroduzione dei voucher che sarà un’altra spinta alla precarizzazione del lavoro povero e stagionale.

«I LIMITI all’uso del contante, pur non fornendo un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, rappresentano un ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione – ha detto Fabrizio Balassone (Banca d’Italia) – Negli ultimi anni sono emersi studi – anche condotti nel nostro Istituto – che suggeriscono che soglie più alte favoriscono l’economia sommersa. E c’è inoltre evidenza che l’uso dei pagamenti elettronici ridurrebbe l’evasione fiscale».

VA APPROFONDITA l’analisi dell’odiosa «Flat Tax» fatta da Via Nazionale: «L’ampliamento della platea dei contribuenti che accedono al regime forfetario restringe ulteriormente l’ambito di applicazione della progressività nel nostro sistema di imposizione personale sui redditi, che come noto è garantita dall’Irpef» ha spiegato Balassone il quale ha aggiunto che la flat tax comporta una penalizzazione dei dipendenti sottoposti all’Irpef. E c’è il rischio di evasione fiscale. «L’introduzione della flat tax incrementale, sebbene possa attutire le differenze di trattamento tra lavoratori autonomi e imprenditori con ricavi sotto o sopra la soglia di accesso al regime forfettario, difficilmente potrà eliminare l’eccessiva concentrazione dei fatturati dichiarati su valori appena inferiori alla soglia». Per evitare comportamenti «elusivi ed evasivi» occorrerebbe «una riforma organica» ed «equa» del fisco. Eventualità rimossa da quasi tutto l’arco politico, e non solo dalle destre.

DEVASTANTE sarà il taglio del «reddito di cittadinanza» nella prospettiva della recessione e di un Pil a zero nel 2023. Servirebbe «un rafforzamento delle misure di sostegno al reddito» ha detto Balassone. Considerati i rischi di aumento dell’indigenza nelle aree dove il «reddito» è più diffuso, il taglio colpirà «nuclei familiari difficilmente in grado di trovare una fonte di reddito alternativa sul mercato del lavoro, per di più in un contesto di rallentamento dell’economia e con un costo della vita in significativo aumento. L’importo dell’assegno, peraltro, non è indicizzato all’evoluzione dell’inflazione». In una replica Balassone ha aggiunto: «Per l’Inps – ha senza reddito di cittadinanza nel 2020 ci sarebbero stati un milione di individui poveri in più [Nel 2021 sono comunque aumentati da 4,7 a 5,6 milioni, ndr.] .

L’attuale assetto della misura non manca di aspetti critici ma con la riforma c’è il rischio di un aumento della povertà». Bankitalia auspica l’acritico sviluppo di quella «modernizzazione» reazionaria tipica delle politiche di Workfare chiamata «politica attiva del lavoro» e «un’adeguata offerta di corsi nelle regioni economicamente meno sviluppate del paese». Vasto programma, del tutto irrealistico. Eppure il governo lo svuole applicare in otto mesi. Addirittura.

SUL «REDDITO di cittadinanza» queste sono valutazioni convergenti con i dati Istat esposti ieri dal presidente Giancarlo Blangiardo. La platea dei sacrificabili per il governo è di 846 mila individui, oltre un terzo dei beneficiari tra 18 e 59 anni. La furia ideologica delle destre colpirà i single, chi già lavora e un terzo dei Neet beneficiari tra 18 e 29 anni. Nulla la manovra fa inoltre per il rinnovo dei contratti nel pubblico. I rinnovi fatti riguardano il triennio 2019-2021 e sono scaduti. Con l’inflazione e il caro energia questa strategia rientra nella moderazione salariale che peggiorerà la crisi. I dati Istat parlano chiaro a tale proposito. E sta qui il lato più politico, e regressivo, del disegno delle destre. Non uniche, va detto, a non volere alcun aumento dei salari. è un’indicazione della Bce, tra gli altri. Insieme all’aumento della povertà questo sarà il costo reale della policrisi capitalistica.

IL PRESIDENTE del Cnel Tiziano Treu ha infine valutato criticamente l’estensione dei voucher che «rischiano di sostituire occupazione più garantita e tutelata». Treu si è detto perplesso sulle coperture degli ed extraprofitti. E «manca il riferimento alle politiche di sviluppo e il collegamento al Pnrr». Cioè all’oggetto misterioso a cui è stato legato il destino del paese che oggi risulta già in ritardo, malconcepito oltre che incerta applicabilità. Le conseguenze saranno tutte del governo dell’estrema destra postfascista. E non saranno indolori.

Populismi che non conoscono il popolo?

IN UNA PAROLA. La rubrica settimanale a cura di Alberto Leiss

Alberto Leiss   06/12/2022

«Gli italiani preferiscono il Pos», titolava la prima pagina de La Stampa ieri. Ma nell’”occhiello” del titolo (quella riga sopra i caratteri più grandi) si precisava che a favore del Pos – pagare con carte e bancomat anche piccole spese – è il 56 per cento. Certo, una bella maggioranza assoluta. Tuttavia potrebbero non essere pochi quelli che gongolano per le idee del governo Meloni sull’uso del contante… Subito sotto il sondaggio sul gradimento della «manovra» economica. Mi ha sempre interrogato l’uso di questa parola per definire le scelte di politica economica.

Fa pensare a qualche non semplice operazione automobilistica – un posteggio difficile, un sorpasso azzardato – oppure a qualche macchinazione alle spalle dei destinatari dei flussi di investimenti, risparmi, tasse, bonus ecc. Niente a che vedere con il rapporto tra le risorse finanziarie e materiali e la vita concreta di tutti). Comunque il giudizio è «deludente», solo poco più del 30 percento dei consultati la considera efficace.

Ma che cosa ci dicono più precisamente questi sondaggi su che cosa c’è nella testa della «gente», o se si preferisce dei cittadini e delle cittadine?

Qualche giorno fa è stato presentato il 56° Rapporto Censis, che contiene – per con metodologie opportunamente messe in discussione nel servizio su questo giornale di Roberto Ciccarelli – qualche approfondimento più ricco sulle opinioni del nostro popolo. Che è molto più preoccupato della guerra e di nuove crisi economiche che di tutto il resto. Soffre per i bassi salari, non apprezza che i manager guadagnino milioni su milioni mentre lo stipendio di tanti lavoratori – anche quelli che hanno la fortuna di un “posto fisso”- troppo spesso non permette di arrivare alla fine del mese. E impedisce una vita dignitosa.

Il Corriere della Sera sabato ha dedicato all’analisi del Censis un colonnino a pagina 17, riprendendo nel titolo l’immagine di una Italia «Post populista e malinconica». Sotto il titolo la ridda di percentuali e altri numeri sulle tendenze, le opinioni, gli stati d’animo e la povertà che avanza.

Si ha una doppia sgradevole sensazione. Che queste immagini e numeri sappiano dirci qualcosa di importante molto meno di una volta. E che se anche lo facessero, non interesserebbe molto a coloro – eletti in Parlamento, ministri, dirigenti dei partiti ecc. – che dovrebbero orientare le proprie iniziative, scelte, decisioni proprio sulle attese, bisogni, desideri, dei cittadini e delle cittadine che – per la verità sempre in minor numero – votano per dare un governo al Paese.

Chiacchiere approssimative anche le tue, mi si potrebbe obiettare. Forse è così.

Diciamo che sento la mancanza di due cose nel dibattito pubblico e nelle prassi politiche, almeno quelle di cui parlano i media. È possibile che nell’era della rivoluzione digitale e della iperconnessione dei cittadini dotati praticamente tutti quanti almeno di un cellulare, non si possano studiare (ripeto, studiare) e sperimentare con pazienza altri metodi di conoscenza delle opinioni che si vanno formando e deformando nella testa di ognuno di noi? I grillini ne avevano fatto una faccenda distintiva, ma caricata di ideologie più che banali, di turpiloqui e dissennatezze varie abbiamo visto la fine che ha fatto.

E non è incredibile che partiti e movimenti in chiassosa ricerca di una identità smarrita non facciano praticamente nulla (di visibile) per capire qualcosa in più di come vive, pensa, agisce il popolo sempre blandito dai leader che vanno e vengono?

Più che di post-populismi parlerei di populismi che non conoscono il popolo. Vorrebbero controllarlo. Ma questo lo fanno già meglio altri.

Censis: l’uso della ragione per spoliticizzare i conflitti sociali

COMPLOTTI. Il complottismo è un problema politico, non una patologia, né l’irrazionalità che il Censis ritiene di osservare in “tre milioni” di italiani. È il risultato della mancanza di una liberazione politica e sociale

Roberto Ciccarelli  04/12/2021

Anche il Censis sventola lo spettro del «complottismo» considerato una manifestazione dell’«irrazionale», sintomo del «pensiero magico». Così facendo, dimostra un’idea pre-critica e impolitica della ragione. La società sarebbe un corpo organico guidato da una «saggezza razionale» (quale? La pax draghiana?). Oggi è «infiltrata dall’irrazionale». No vax, terrapiattisti, negazionisti dell’uomo sulla luna: sono «tre milioni».

In questa compagine ectoplasmatica il Censis vede il compimento della rappresentazione a cui lavora da tempo: quella di individuo competitivo passato dal «rancore» al «sovranismo psichico» fino alla negazione della «razionalità». Quando si spinge il discorso sulla società a un’alternativa schematica tra «razionali» e «irrazionali» viene da chiedersi a partire da quale norma parla chi giudica la razionalità degli altri.

Di solito è un’idea politica confusa con un trascendentale incontestabile. Ciò sembra autorizzare a mettersi in cattedra e condannare la logica illogica dei «complottisti» che chiedono più e meno Stato; più autorità mentre sospettano di ogni governo; criticano il capitalismo e rivendicano la proprietà su se stessi. L’idea sottostante è che il complottismo è un crampo psichico, mentre è la manifestazione della crisi del «progresso» descritto dal Censis. Il confine tra razionale e irrazionale è deciso da chi ha il potere e usa i complotti. Prendiamo la «teoria del grande rimpiazzamento» causato «dall’arrivo degli immigrati» ai danni «dell’identità» nazionale. È citata dal Censis come prova dell’«irrazionalità».

Chi la pratica non è solo un lunatico manipolato. Questa ideologia politica poli forme circola tra le forze politiche al governo, e all’opposizione, nella razionalissima sfera della democrazia parlamentare, la stessa che sostiene «i vaccini efficaci» e «il piano di rilancio finanziato dall’Unione Europea», considerate due «vittorie della ragione». Ma di quale ragione? Quella di chi se la può permettere, I vaccini escludono mezzo mondo e il «Pnrr» è ispirato a orientamenti economici discutibili. Non basta evocare il «reale» per farlo funzionare. Ci penserà la realtà.

Il complottismo è un problema politico, non una patologia. È il risultato della mancanza di una liberazione politica e sociale. Per questo è usato dagli esclusi per urlare il loro impotente isolamento. E da chi sta al governo per negare ogni legittimità all’opposizione. Dopo due anni di pandemia dovremmo sottrarci a questo gioco di specchi, strumento della depoliticizzazione di massa.

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