“L’ORGIA DELLA DESTRA PER CACCIARE I PALESTINESI” da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“L’ORGIA DELLA DESTRA PER CACCIARE I PALESTINESI” da IL FATTO e IL MANIFESTO

“L’orgia della destra per cacciare i palestinesi”

ALON PINKAS – Già consigliere diplomatico di Barack e Peres: “Ma il governo si sgretolerà”

ROBERTA ZUNINI  7 FEBBRAIO 2024

Come ex diplomatico e politologo, Alon Pinkas nel suo commento su Haaretz alla Conferenza per la vittoria di Israele organizzata dai ministri dell’estrema destra messianica al governo del Paese si è rivolto direttamente al presidente americano Joe Biden. Nell’analisi intitolata “Un’orgia di suprematismo ebraico ed euforia antidemocratica”, Pinkas – ex consigliere diplomatico di figure del calibro di Ehud Barack e Shimon Peres – ha avvertito Biden che il premier Netanyahu “non è parte della soluzione ma è il problema”.

Cosa dovrebbe fare Biden per Israele?

Biden deve articolare un piano e una “architettura di sicurezza” coerente e non una raccolta di idee, e quindi ottenere il consenso delle parti.

Perché quella conferenza che aveva come tema l’allargamento degli insediamenti in Cisgiordania e la rioccupazione israeliana della Striscia di Gaza è stata diversa da tutte le precedenti di questo genere?

Perché chi l’ha organizzata, ovvero i membri più estremisti del sionismo religioso nonché del movimento dei coloni, ha un potere che mai aveva avuto prima. Si tratta di ministri chiave del governo.

Crede che questi estremisti razzisti messianici siano convinti di poter costruire finalmente quella che definiscono la “Grande Israele dal mare al fiume” senza più l’ombra di un palestinese?

Sì. Lo dicono del resto loro stessi apertamente e ancorando questo obiettivo a fondamenti religiosi.

Lei si è rivolto a Biden, ma non pensa che anche i principali leader internazionali – Putin, Erdogan, Xi – dovrebbero agire diversamente per risolvere questa impasse (guerra di Gaza, attacchi dei coloni della Cisgiordania contro i palestinesi, ecc.)? Mi riferisco soprattutto alla posizione assunta dal Cremlino su Gaza e all’atteggiamento subalterno di Netanyahu. Haaretz, ad esempio, ha accusato Netanyahu di umiliare Israele a beneficio della propaganda del Cremlino sull’Ucraina.

Mi sono rivolto a Biden perché penso che la sua gestione della guerra di Gaza sia stata finora efficace e intelligente. Quanto a Putin ed Erdogan, sono parte del problema, non certo la soluzione.

Perché gli israeliani democratici e liberali non hanno reagito protestando per le strade contro questa “orgia di supremazia ebraica” come lei ha sottolineato ?

Lo faranno. La psiche israeliana è patriottica e molti si sentono a disagio nel protestare mentre i loro amici, figli e figlie di amici combattono. Ma lo faranno.

Qual è la sua previsione sulla guerra di Gaza e sul ruolo di Netanyahu?

Ovviamente dipende se ci sarà o meno un accordo sugli ostaggi che includa un cessate il fuoco. Ma anche se così non fosse, credo che la guerra si risolverà gradualmente nelle prossime settimane.

Se l’ultima bozza di accordo sottoposta a Israele e ad Hamas per far terminare la guerra verrà accettata da entrambi, il governo crollerà a causa dell’opposizione dei ministri messianici?

Se ci fosse un accordo secondo lo schema riportato, o Israele lo rifiuterà o la coalizione si sgretolerà.

«Mamma c’è un carro armato». Poi Hind sparisce, aveva 6 anni

GAZA. Hamas ha dato la sua risposta alla proposta di cessate il fuoco emersa al vertice di Parigi. Israele la esamina. Biden la descrive come «esagerata».

Michele Giorgio, GERUSALEMME  07/02/82024

Rana Al Faqeh, del call center di emergenza della Mezzaluna rossa a Ramallah, ha provato in tutti i modi a restare in contatto con Hind Hamada, ha fatto di tutto per rassicurare la bambina che, terrorizzata, riferiva al telefono dell’avvicinarsi di un carro armato israeliano. Poco prima anche la mamma, Wissam, aveva provato a calmare la figlia che lei stessa aveva messo sull’auto di uno zio diretto, con la cugina 15enne Layan e altri due bambini, al rifugio dell’ospedale Ahli a Gaza city. «Il carro armato è accanto a me. Si sta muovendo», ha gridato Hind. Rana ha cercato di mantenere la calma. «È molto vicino?», ha domandato. «Molto» ha risposto Hind con un filo di voce. «Verrai a prendermi? Ho tanta paura». La bambina in quel momento era in vita, ferita alla mano come aveva detto alla mamma, ma circondata dai cadaveri dei suoi parenti uccisi, pensano alla Mezzaluna rossa, da una raffica sparata dal mezzo corazzato contro l’auto. Poi, dopo urla di paura registrate dal call center, da Hind è giunto solo il silenzio. Di lei non si è saputo più nulla, così come si sono perse le tracce di Yousef Zeino e Ahmed Madhoun, i due paramedici che non avevano esitato a salire sull’ambulanza per tentare di raggiungere la bambina anche se non era stato possibile localizzare con precisione l’automobile. «Dov’è Hind? Dove sono Yousef e Ahmed? Sono ancora vivi? Vogliamo conoscere il loro destino», ha scritto ieri la Mezzaluna rossa su X.Hind era partita da casa sua, a Gaza City, il 29 gennaio. Quella mattina l’esercito israeliano aveva intimato ai palestinesi di evacuare le zone a ovest della città e di spostarsi a sud lungo la strada costiera. Si pensa che l’auto si sia trovata inaspettatamente faccia a faccia con i carri armati israeliani, finendo sotto il fuoco dei tank. Nella telefonata registrata, la prima a rispondere è Layan. La conversazione finisce con il suono degli spari e le urla. Quando la Mezzaluna Rossa richiama, è Hind a rispondere, con la voce soffocata dalla paura. La bambina è l’unica sopravvissuta nell’auto. «Nasconditi sotto i sedili. Non farti vedere da nessuno», le dice Rana. In quelle ore la Mezzaluna Rossa a Ramallah, si appellava all’esercito israeliano affinché consentisse alla loro ambulanza di soccorrere Hind. I paramedici a un certo punto hanno detto di essere quasi arrivati nella zona con la bambina. Poi la linea si è interrotta definitivamente. Né le squadre della Mezzaluna Rossa a Gaza, né la famiglia di Hind, sono stati in grado di raggiungere il luogo che si trova all’interno di una zona di combattimento attiva controllata dall’esercito israeliano.

La storia di Hind, divenuta tra i palestinesi il simbolo di tutti i bambini di Gaza, oltre 10mila uccisi dal 7 ottobre, è stata ignorata per giorni. Ora comincia a girare e il premier israeliano Netanyahu avrebbe potuto ordinare alle sue forze armate di lasciar passare i soccorritori, in modo da cercare e recuperare i corpi della bambina e dei suoi parenti e quelli dei paramedici della Mezzaluna rossa che si ritengono morti. Il primo ministro ha altro per la testa. Ha fatto sapere di aver accolto con sdegno la notizia dell’esercitazione condotta dalle forze armate in cui è stato simulato un rapimento effettuato da coloni israeliani a danno di civili. Per questo ha subito ordinato una inchiesta, riferisce The Times of Israel, perché non è «disposto ad accettare una tale mancanza di cuore nei confronti dei nostri fratelli e sorelle in Giudea e Samaria (la Cisgiordania occupata, ndr)». A dar manforte a Netanyahu e alla destra estrema è arrivato ieri in Israele l’ultraliberista presidente argentino Milei che ha confermato la sua fama di clone di Donald Trump affermando, appena atterrato, che sposterà l’ambasciata del suo paese da Tel Aviv a Gerusalemme ovest, la zona ebraica della città.

Oggi invece giunge a Tel Aviv il segretario di Stato Blinken, alla sua quinta missione in Medio oriente negli ultimi quattro mesi. Durante una conferenza stampa ieri a Doha, dopo la tappa in Egitto, Blinken ha detto che «c’è stato qualche movimento» riguardo la possibilità di una tregua a Gaza. E che gli Stati Uniti stanno esaminando il riscontro dato alla proposta concordata a Parigi da Usa, Israele, Egitto e Qatar per una «nuova pausa umanitaria». Dagli Stati Uniti, il presidente Biden ha parlato di una risposta di Hamas «un po’ eccessiva» ma che le trattative continuano. Il premier del Qatar, Mohammed Al Thani, ha confermato da parte sua che Hamas ha dato la sua risposta ma, ha precisato, «i particolari non possono essere discussi ora». Secondo indiscrezioni, il movimento islamico continua a chiedere la fine definitiva dell’offensiva israeliana a Gaza e del blocco israelo-egiziano sulla Striscia, la ricostruzione dell’enclave e il rilascio dei prigionieri politici palestinesi in cambio della liberazione degli ostaggi.

Al Cairo e Doha, Blinken ha discusso con il presidente El Sisi e i regnanti qatarioti più di ogni altra cosa degli ostaggi israeliani a Gaza e, all’interno dell’accordo di tregua, della loro liberazione. Gli ostaggi erano e restano il tema centrale nel dibattito in Israele. E le autorità militari, a commento di un articolo del New York Times, hanno confermato che, sulla base di notizie di intelligence, 31 dei 136 ostaggi sono morti. Non solo, hanno aggiunto che potrebbero essere deceduti altri venti sequestrati.

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