L’OCCIDENTE È UN TRENO IMPAZZITO. FERMIAMOLO! da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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L’OCCIDENTE È UN TRENO IMPAZZITO. FERMIAMOLO! da IL FATTO

L’occidente è un treno impazzito: fermiamolo

 

ELENA BASILE  11 APRILE 2024

John Mearsheimer è un professore all’Università di Chicago, eminente politologo appartenente alla scuola realista, ha pubblicato numerosi libri di successo di politica internazionale e (per informazione di coloro come Paolo Mieli secondo i quali i media mainstream non esisterebbero) si può ascoltare su YouTube non sulla Cbc, Nbc o Bbc. Con una battuta restata famosa, il politologo descriveva una situazione paradossale ma non lontana dalla realtà: “Certo, noi rispettiamo le regole del Diritto internazionale, perché le abbiamo create noi al fine di proteggere i nostri interessi”.

Questa perspicace e ironica intuizione descriveva la realtà del dopoguerra non certo quella odierna. Il multilateralismo e la governance economica internazionale hanno avuto un periodo d’oro, durato all’incirca fino alla fine degli anni 90. La dissoluzione dell’Urss, la nascita dell’Osce hanno fatto sperare in una possibile stabilizzazione dell’Europa, una convivenza con la Russia che avrebbe avuto la possibilità di recepire forme di democrazia liberale. Il commercio e i liberi investimenti dovevano moltiplicare la ricchezza e avvicinare i popoli. Il CdS delle Nazioni Unite riusciva ancora a raggiungere importanti mediazioni. Europa, Russia, Stati Uniti e Nazioni Unite cooperavano per una soluzione pacifica della questione palestinese. Il debito non aveva ancora raggiunto vette stratosferiche e il capitale Cloud non era stato ancora creato. Il Dark Deal basato sul reinvestimento del surplus commerciale e finanziario nella finanza e non in investimenti produttivi non vigeva ancora.

Con i bombardamenti Nato di Belgrado, le guerre di esportazione della democrazia, ha inizio la hybris e il nichilismo dell’Occidente che fa a meno del multilateralismo, della governance economica e di alcuni principi base del capitalismo liberale, abbandona gradualmente i principi democratici e si isola dal resto del mondo. Non rispetta le regole che esso stesso ha creato. Difende l’integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni di un altro Stato contro i nemici, ma si permette di violare questi stessi principi senza accusare contraddizioni. Abbraccia la retorica bellicistica. I vergognosi doppi standard lo fanno divenire complice del tentato genocidio di Israele in Palestina, mentre denuncia il macellaio Putin e definisce la Russia “Stato terroristico”. Non ha più senso del ridicolo e perde autorevolezza di fronte ai suoi stessi alleati. Turchia, Arabia Saudita, Egitto, India per menzionarne solo alcuni hanno ormai politiche autonome, si avvicinano alla Cina, creano alleanze tra emergenti e col Sud globale. Come uno struzzo impazzito l’Occidente nasconde la testa e si guarda bene da far fronte con una politica strategica al nuovo mondo che si delinea all’orizzonte. Gioca l’ultima carta rimasta: la superiorità militare preparando il conflitto con le potenze nucleari di Russia e Cina. Attraverso Israele destabilizza il Medio Oriente in un conflitto allargato. Non si può continuare a restare in silenzio o a votare per interesse e conoscenze. C’è in ballo il destino dei nostri figli. La comunità ebraica per il bene di Israele dovrebbe insorgere contro i crimini di guerra e le forme di apartheid in Cisgiordania. È possibile che l’unica democrazia del Medio Oriente sbatta i bambini in carcere e li torturi? Che sperimenti le sue armi su una popolazione inerme e collabori con i suoi strumenti di sorveglianza con il Sudafrica dell’apartheid, con le peggiori dittature dell’America Latina e con Modi contro i musulmani del Kashmir? Questo non è antisemitismo. La denuncia dei crimini è in linea con la più alta cultura ebraica come testimoniano Gideon Levy, Finkelstein e Moni Ovadia.

Il problema purtroppo non è solo Netanyahu. Katz non ha idee molto differenti. Il 67% degli israeliani si è dimostrato concorde con l’arresto degli aiuti umanitari a Gaza. Purtroppo il Paese si sta smarrendo. Abbraccia principi e metodi che lo hanno visto vittima. Se l’Occidente non ritorna alla difesa sostanziale dei diritti umani e della pace, se non riforma insieme agli emergenti il multilateralismo e la governance economica, se non ritorna ai principi di base delle democrazie liberali, accettando la concorrenza della Cina nei settori di punta tecnologici, se non ritorna allo Stato sociale e a una moderazione delle spinte animalesche della finanza, se non ritorna alla Politica e alla strategia, rinnovando le proprie classi dirigenti, rifiutando il dispotismo delle oligarchie finanziarie, allora avrà già perso la sua guerra.

Vogliamo restare su questo treno o fermarlo per poter scendere alla prima fermata?

Noi, i filo-putiniani, noi i filo-terroristi e antisemiti, noi che amiamo l’onestà intellettuale, faremo di tutto per fermare questo treno impazzito e per salvare l’Occidente, la sua cultura, la sua civiltà.

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