“LIVELLI ESSENZIALI”, IL TRIPLO INGANNO DI CALDEROLI da IL MANIFESTO
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“LIVELLI ESSENZIALI”, IL TRIPLO INGANNO DI CALDEROLI da IL MANIFESTO

«Livelli essenziali», il triplo inganno di Calderoli

LA RIFORMA. Tre inganni si nascondono dietro la promessa che i Lep controbilanceranno il regionalismo differenziato: uno formale, uno sostanziale, uno finanziario. La sigla Lep sta per «livelli essenziali delle prestazioni». L’espressione […]

Francesco Pallante  17/02/2024

Tre inganni si nascondono dietro la promessa che i Lep controbilanceranno il regionalismo differenziato: uno formale, uno sostanziale, uno finanziario. La sigla Lep sta per «livelli essenziali delle prestazioni».

L’espressione indica quell’insieme di attività e servizi che, pur nell’ambito di un Paese regionalizzato, dovrebbe essere ovunque erogato uniformemente. Lo schema retrostante è semplice – forse semplicistico – ma chiaro: una volta fornite a tutti i cittadini le medesime prestazioni di base, secondo quanto stabilito nel dettaglio dalla legge del Parlamento (articolo 117 della Costituzione), spetterà poi a ciascuna regione decidere se fornirne ai propri cittadini di ulteriori e quali. Quanto alle risorse necessarie a sostenerne i costi, la legislazione sul federalismo fiscale prevede che per ciascun Lep sia definito il «costo standard», in modo che dalla loro somma si possa poi ricavare l’ammontare della somma da assegnare a ciascuna regione: il cosiddetto «fabbisogno standard». Spetterà quindi alle regioni che vorranno erogare prestazioni ulteriori procurarsi autonomamente le risorse necessarie, grazie ai risparmi generati dall’efficienza amministrativa o all’introduzione di imposte aggiuntive.

Un quadro, insomma volto a differenziare, ma a partire da un nucleo di uguaglianza: per questo – affermano i paladini delle regioni – nessun pericolo potrà venire dal regionalismo differenziato. Peccato che il disegno di legge Calderoli smentisca sotto tutti i punti di vista tale rassicurante visione.

Anzitutto, il parlamento – vale a dire, l’organo che rappresenta tutti – è escluso dalla definizione dei Lep. E ciò non tanto perché il progetto Calderoli affida tale compito al governo tramite decreti legislativi. Quanto, piuttosto, perché i Lep saranno successivamente soggetti ad aggiornamenti periodici tramite decreti del presidente del Consiglio dei ministri (gli ormai famosi Dpcm) e, soprattutto, perché nell’attesa dei decreti legislativi è previsto che i Lep siano anticipati tramite Dpcm – o, se il premier dovesse ritardare, tramite intervento di un Commissario: come se definire il contenuto di un diritto equivalesse a realizzare un’infrastruttura! – la cui normativa «è fatta salva… alla data di entrata in vigore dei decreti legislativi».

In sintesi, i Lep saranno definiti con Dpcm, i decreti legislativi li recepiranno pro forma e potranno poi essere modificati con Dpcm: tutto nelle mani del governo.

Di seguito, il lavoro preparatorio compiuto dalla commissione Cassese incaricata di una prima ricognizione dei Lep risulta nel merito del tutto insoddisfacente. Come messo per iscritto dall’ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco (lettera alla commissione del 10 ottobre scorso), «le prestazioni qualificate come Lep effettivi … sono nella maggior parte dei casi formulate in termini troppo generici, in buona parte riconducibili a mere dichiarazioni di principio». Non diversa la valutazione fornita a inizio mese dall’Ufficio parlamentare di bilancio, per il quale ai Lep sono stati ricondotti, oltre alle prestazioni, procedure di selezione dei beneficiari, modalità di accesso e presa in carico, profili organizzativi e programmatori e numerosi altri elementi eterogenei. Nessuna definizione sostanziale del nucleo di uguaglianza a partire dal quale differenziarsi, dunque: con il risultato che la differenziazione non potrà che tradursi in (ulteriore) disuguaglianza. Più in radice, la verità è che ridurre i diritti ai Lep è – oltre che in molti casi impossibile – profondamente sbagliato, perché l’obiettivo dovrebbe essere la piena, e non l’essenziale, tutela dei diritti.

Infine, il meccanismo di finanziamento delle regioni che si differenzieranno previsto dal disegno di legge Calderoli è definito in modo tale da svincolare i Lep dai costi standard e affidare la determinazione delle risorse a un’apposita commissione paritetica tra lo Stato e la regione interessata. Dunque, in concreto: una commissione nominata per metà da Calderoli e per metà da Zaia, nel caso del Veneto; per metà da Calderoli e per metà da Bonaccini nel caso dell’Emilia Romagna; e via dicendo. Malizioso immaginare che a muovere gli orientamenti di tali organi sarà un’attitudine più attenta all’egoistica rivendicazione del residuo fiscale che alla solidaristica perequazione inter-regionale?

Che cosa significa passare dai Lea ai Lep di Calderoli

SANITÀ DIFFERENZIATA. In diritto la premeditazione è considerata come circostanza aggravante. E la premeditazione nella vicenda dell’autonomia differenziata versione Calderoli è ben camuffata. La proposta del minsitro (“Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata”) […]

Ivan Cavicchi  02/12/2022

In diritto la premeditazione è considerata come circostanza aggravante. E la premeditazione nella vicenda dell’autonomia differenziata versione Calderoli è ben camuffata. La proposta del minsitro (“Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata”) è scritta per colpire strumentalmente i diritti delle persone e alla fine far passare surrettiziamente un disegno politico ai danni della Costituzione italiana. La proposta Caldroli è pensata e concepita come premeditato raggiro perché non definisce ex ante, alla luce del sole, le regole, le condizioni, i limiti, le garanzie, gli obblighi che servirebbero per concedere alle regioni una plus autonomia, ma sposta tutte le decisioni finali in un “procedimento per l’approvazione delle intese fra Stato e Regione” che il Parlamento sino ad ora non ha mai autorizzato
Questo modo di procedere di fatto si limita a prendere atto delle intese già siglate tra regioni e governi, senza alcuna autorizzazione parlamentare, ma in nessun caso si preoccupa di definire, con una legge, le regole alle quali le intese tra regioni e governo debbono obbedire.

Non è accettabile che la nostra Costituzione sia manomessa nei suoi fondamentali da una generica procedura di contrattazione tra governo e regioni. Tali intese, per quanto legittime, non possono avere il potere di cambiare la Costituzione. Avallare il contrario sarebbe gravissimo.
Nel merito, invece, si devono chiarire bene le modalità alle quali le regioni dovranno obbedire per finanziare la sanità. La domanda fondamentale alla quale la proposta Calderoli non risponde con chiarezza è semplice: con il regionalismo differenziato cosa cambia nell’attuale sistema di finanziamento della sanità? La sanità sarà finanziata in base ai diritti come prevede la 833 o in base al reddito come prevede il regionalismo fiscale? E, più in generale, quale genere di tutela dobbiamo garantire al cittadino?

Oltretutto c’è un altro piccolo particolare che ci chiarisce le pessime intenzioni del ministro. Infatti la proposta Calderoli, citando l’art. 117, non parla di Lea ma di Lep (livelli essenziali di prestazioni), perché nella contro-riforma del titolo V del 2001 è appunto previsto il passaggio dai Lea ai Lep. La legge che nel 1992 ha istituito i Lea (L.502) parla di “livelli di attività di servizi e di prestazioni”, i Lep, invece, parlano solo di “prestazioni” intendendo per prestazione un singolo e specifico atto clinico-assistenziale, di natura diagnostica e/o terapeutica. I Lea sino ad ora sono stati definiti come macro aggregati di attività servizi e prestazioni e suddivisi in tre grandi gruppi (salute pubblica assistenza distrettuale assistenza ospedaliera), i Lep secondo l’art.117 sono semplici prestazioni tecniche esattamente come si usa nei prontuari delle assicurazioni.

E’ evidente che con il regionalismo differenziato l’intenzione non solo è quella di dare di più a chi è più ricco e di meno a chi è più povero, ma è anche di ridurre l’assistenza sanitaria ai più poveri a pura prestazione. Cioè in pratica con il passaggio dai Lea a i Lep si vuole reinterpretare il concetto di tutela essenziale facendolo coincidere il bisogno di cura con la prestazione tout court. Cioè con il minimo del minimo.

Siccome il sud dovrà essere garantito con i Lep e assistito con quello che Calderoli chiama “perequazione infrastrutturale”, e siccome la perequazione per le regioni del nord è come il costo della carità, di conseguenza al sud basta garantire prestazioni essenziali altrimenti la carità richiesta sarebbe troppo onerosa.
I tranelli e i trucchi di Calderoli devono essere smascherati nell’interesse della trasparenza e della democrazia.

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