L’ITALIA: UN CASO ISOLATO IN AMBITO DI GIUSTIZIA INTERNAZIONALE da PRESSENZA
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L’ITALIA: UN CASO ISOLATO IN AMBITO DI GIUSTIZIA INTERNAZIONALE da PRESSENZA

L’Italia: un caso isolato in ambito di giustizia internazionale

– Redazione Italia  29.05.23 Il 16 marzo 2023, il Consiglio dei ministri guidato da Giorgia Meloni ha approvato il disegno di legge per l’introduzione di un codice dei crimini internazionali.
Nonostante l’approvazione e la firma, l’Italia continuerà ad essere un caso isolato in Europa poiché vengono escluse le norme di diritto penale per i crimini contro l’umanità, viene ristretto il campo di quelli di guerra e del genocidio e l’ambito di applicazione della giurisdizione universale: quest’ultima consente agli Stati o alle organizzazioni internazionali di perseguire reati gravi indipendentemente dal luogo in cui è stato commesso il presunto reato e indipendentemente dalla nazionalità dell’imputato.

La decisione lascia incompleto l’adeguamento dell’ordinamento italiano al sistema di giustizia penale internazionale.
Sono, infatti, passati vent’anni dell’entrata in vigore dello Statuto di Roma, il trattato che ha istituito la Corte penale internazionale (Cpi).

Di cosa si tratta? La Corte penale Internazionale è un tribunale per i crimini internazionali che ha sede nell’Aja, nei Paesi Bassi.
La sua competenza prende in esame i crimini che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra e anche il crimine di aggressione, introdotto nel suo statuto nel 2017.
L’Italia risulta, quindi, essere indietro nel processo di adattamento e questo diventa problematico in un momento storico particolarmente significativo come quello che stiamo affrontando.

Quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022, la cooperazione sui crimini internazionali ha acquisito un’importanza ancora maggiore in ambito europeo.
La Germania, la Svezia, la Spagna e altri stati europei hanno repentinamente avviato indagini per i crimini commessi dalla Russia in Ucraina istituendo delle unità d’indagine per raccogliere prove con l’intento di avviare futuri possibili processi, ma l’Italia è dovuta rimanere un passo indietro poiché è ancora in difetto della base legislativa necessaria per avviare a sua volta delle indagini.
Il 23 marzo 2022 era stata istituita dal Ministero della Giustizia una Commissione del “codice dei Crimini Internazionali” presieduta da due giuristi italiani, Francesco Palazzo (Professore emerito di diritto penale dell’Università degli Studi di Firenze) e Fausto Pocar (Professore emerito di diritto internazionale dell’Università degli Studi di Milano).
La bozza dell’articolato conteneva una disciplina completa di tutte le fattispecie costituenti crimini internazionali e intendeva dare una piena attuazione degli obblighi internazionali assunti dall’Italia con la ratifica dello Statuto di Roma.
Con la caduta del governo Draghi il timore era che il disegno di legge venisse rimandato.
Invece, il nuovo ministro della Giustizia Carlo Nordio ha creato un gruppo di lavoro più ridotto presieduto da Antonio Mura, capo dell’UL (Ufficio Legislativo), con il compito di esaminare la relazione e l’articolato redatti dalla Commissione presieduta da Palazzo e Pocar.
“Il Codice permetterà anche ai nostri magistrati e alle nostre forze dell’ordine di avere ancora più strumenti per migliorare l’Assistenza alla Corte penale internazionale nelle indagini sui crimini commessi in Ucraina” afferma Nordio.
Il ministro ha inoltre commentato “L’Italia ribadisce con forza il proprio supporto all’Ucraina e il pieno sostegno all’attività della Corte penale internazionale, indipendente e autonoma”.
La cattiva notizia è, però, arrivata con il comunicato stampa del 16 marzo dove manca ogni tipo di riferimento ai crimini contro l’umanità, impedendo così ai magistrati italiani di perseguire i reati riguardanti l’Ucraina e i migranti provenienti dalla Libia.
“Aver eliminato i crimini contro l’umanità toglie al codice appena approvato qualsiasi credibilità e non consentirà di punire neppure tutti i reati commessi da Putin in Ucraina” dice Chantal Meloni, insegnante di Diritto Penale internazionale nella facoltà di giurisprudenza della Statale di Milano e che in passato ha lavorato nell’Aja come assistente dei giudici della Corte penale.
“Da un punto di vista politico, il fatto che un disegno portato avanti da tre ministeri di tale importanza – giustizia, difesa ed esteri – sia stato modificato dal Consiglio dei ministri senza preavviso è molto grave” dichiara Chantal Meloni.
Ancora una volta, l’Italia ha perso un’occasione che avrebbe permesso l’adeguamento del suo sistema giuridico. Auspichiamo, quindi, che il recente conflitto tra Russia e Ucraina diventi un’importante opportunità per adottare un codice dei crimini internazionali che permetta, finalmente, di allinearsi agli altri Stati europei.

(Swami Sasso, Centro per la pace di Forlì)

Fonti:
Capacci M. 2023. Sulla giustizia internazionale l’Italia è in ritardo, Internazionale, 28 aprile 2023.
Crippa M. 2023. L’approvazione di un codice dei crimini internazionali “dimezzato”.

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