LEGALISMO: LA TOMBA DELLA GIUSTIZIA DA IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LEGALISMO: LA TOMBA DELLA GIUSTIZIA DA IL MANIFESTO e IL FATTO

San Vittore, reclusa donna di 85 anni per occupazione abusiva di casa

Una donna di 85 anni non autosufficiente da due settimane è reclusa nel carcere milanese di San Vittore per scontare una pena di otto mesi comminata per occupazione abusiva di […]

Redazione  13/10/2022

Una donna di 85 anni non autosufficiente da due settimane è reclusa nel carcere milanese di San Vittore per scontare una pena di otto mesi comminata per occupazione abusiva di abitazione. Ne dà notizia l’associazione Antigone precisando che la detenzione continua nonostante l’istanza di scarcerazione avanzata e le numerose sollecitazioni: «Nonostante il reato non sia di grande pericolosità sociale e la pena comminata di brevissima durata – scrive Antigone – la donna è stata tuttavia condotta nel carcere del capoluogo lombardo. Ad aggravare la situazione il fatto che la signora non è autosufficiente, richiedendo perciò un’assistenza personale e una gestione sanitaria costante da parte di altre detenute e degli operatori».

La vicenda tira in ballo due problematiche, quella della carcerazione degli over 70 (a fine giugno 2022 erano 1.065) e quella residenziale che, spiega Antigone, «impedisce una vera e propria presa in carico da parte dei servizi, lasciando al penitenziario l’onere di gestione residuale».

Marcello Dell’Utri, il Tribunale dice no al sequestro dei beni. La procura contro la sentenza d’appello della Trattativa: “Illogica”

I magistrati hanno ritenuto “insussistente” la sproporzione fra le ingenti ricchezze di Dell’Utri e la sua capacità di reddito, sebbene siano emersi frequenti rapporti economici e finanziari con Silvio Berlusconi, non giustificati, secondo i pm palermitani, se non da sottesi rapporti illeciti esistenti fra i due.

di F. Q. 12 OTTOBRE 2022

No al sequestro dei veni di Marcello Dell’Utri. La Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha respinto la richiesta di sequestrare (per poi confiscarli) i beni dell’ex senatore di Forza Italia, condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, pena scontata quasi per intero. Contro il provvedimento del collegio presieduto da Raffaele Malizia, i pm della Dda del capoluogo siciliano, per ora guidata da Marzia Sabella, hanno proposto appello e la Corte deciderà nei prossimi giorni. La decisione dei giudici – riportata da Livesicilia.it e Repubblica – risale alle scorse settimane.I magistrati hanno ritenuto “insussistente” la sproporzione fra le ingenti ricchezze di Dell’Utri e la sua capacità di reddito, sebbene siano emersi frequenti rapporti economici e finanziari con Silvio Berlusconi, non giustificati, secondo i pm palermitani, se non da sottesi rapporti illeciti esistenti fra i due. Rapporti che sono al centro anche del processo sulla trattativa Stato-mafia, in cui Dell’Utri era stato condannato a 12 anni in primo grado per violenza o minaccia nei confronti del governo presieduto proprio da Berlusconi; in appello il co-fondatore di Forza Italia è stato assolto e proprio ieri la procura generale ha presentato contro di lui e tutti gli altri imputati ricorso alla Corte di Cassazione. Sul fronte misura di prevenzione, il Tribunale ha ritenuto non adeguatamente supportati da riscontri gli elementi addotti dai pm Gery Ferrara (oggi alla Procura europea) e Claudio Camilleri, per dimostrare l’illiceità della provenienza dei beni dell’ex senatore azzurro. Da qui il no al sequestro finalizzato alla confisca. Oltre a Dell’Utri in appello sono stati assolti gli ufficiali del Ros Mario MoriAntonio SubranniGiuseppe De Donno, mentre è stata ridotta la pena a 27 anni per il boss corleonese Leoluca Bagarella. Confermata condanna per il medico Antonino Cinà. “Sulla base della suddetta ricostruzione fattuale, la Corte di Assise di Appello – si legge nel ricorso firmato dal procuratore generale Lia Sava e dai sostituti Giuseppe Fici e Sergio Barbiera- ha contraddittoriamente ed illogicamente assolto gli imputati Subranni, Mori e De Donno, sul presupposto erroneo che gli stessi abbiano agito con finalità solidaristiche“. “Il diverso convincimento della Corte D’Assise d’appello” nella sentenza di appello sul processo trattativa Stato-mafia su Marcello Dell’Utri “è estremamente lacunoso, quando non anche manifestamente illogico e contraddittorio”. Marcello Dell’Utri “è navigato ed esperto uomo di confine tra l’associazione criminale, denominata Cosa nostra e le alte sfere dell’imprenditoria nazionale per anni” e poi “amico scomodo del Presidente del Consiglio (Berlusconi ndr), uomo comunque di straordinaria intelligenza e straordinaria capacità. Non è dato comprendere perché Dell’Utri – scrive la Procura generale – si sia tenuto per sé il messaggio ricattatorio dei vertici mafiosi non riportandolo al destinatario finale, che era colui per il quale si era interessato per la tessitura di un accordo elettorale, poi andato a buon fine”.

Sisma de l’Aquila, il giudice dà il concorso di colpa delle vittime: “Incauto rimanere a dormire in casa dopo le prime scosse”

È quanto ha stabilito la giudice Monica Croci del Tribunale civile chiamata a pronunciare una sentenza sui risarcimenti nei confronti di alcuni dei 309 morti per i crolli provocati dalla scossa delle 3.32: fu “obiettivamente condotta incauta quella di trattenersi a dormire”, si legge nella sentenza. Riconosciuta responsabilità di due ministeri e delle eredi del costruttore perché c’erano irregolarità nella palazzina

di F. Q. 12 OTTOBRE 2022

Non uscire da casa dopo le prime due scosse di terremoto molto forte rappresenta un concorso di colpa delle vittime dei crolli in seguito al sisma del 6 aprile 2009. È quanto ha stabilito la giudice Monica Croci del Tribunale civile de l’Aquila, chiamata a pronunciare una sentenza sui risarcimenti nei confronti di alcuni dei 309 morti complessivi del sisma, deceduti nel crollo di uno stabile nel centro del capoluogo abruzzese.

Nella sentenza – riportata da Il Centro e Il Messaggero, nella sua edizione locale – si legge che è “fondata l’eccezione di concorso di colpa delle vittime, costituendo obiettivamente una condotta incauta quella di trattenersi a dormire nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile”. Un concorso, stabilisce la giudice “che può stimarsi nel 30 per cento”, ovvero la misura di cui verrà decurtato il risarcimento danni.

La sentenza del Tribunale civile riguarda solo alcune delle 24 vittime rimaste sepolte nella palazzina. Dopo la tragedia, gli eredi dei deceduti, avendo dalla loro perizie che attestavano irregolarità in fase di realizzazione dell’immobile e una “grave negligenza del Genio civile nello svolgimento del proprio compito di vigilanza sull’osservanza delle norme poste dalla legge vigente, in tutte le fasi in cui detta vigilanza era prevista”, avevano citato in giudizio (per milioni di euro) i ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture per le responsabilità della Prefettura e del Genio Civile nei mancati controlli durante la costruzione, oltre al Comune dell’Aquila per responsabilità analoghe e anche le eredi del costruttore che è nel frattempo deceduto.

Il Tribunale, ha riconosciuto una corresponsabilità delle vittime ricorrenti pari al 30% perché ha ritenuto siano stati imprudenti a non uscire dopo la seconda scossa che anticiparono quella devastante delle 3.32. I due ministeri sono entrambi stati condannati con un riconoscimento del 15% di responsabilità ciascuno, ritenuti responsabili anche le eredi del costruttore con il 40% di responsabilità, mentre la giudice ha respinto le domande nei confronti del Comune.

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