LE PAROLE D’ODIO CHE ARMANO IL TERRORE RAZZISTA GLOBALE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LE PAROLE D’ODIO CHE ARMANO IL TERRORE RAZZISTA GLOBALE da IL MANIFESTO

Le parole d’odio che armano il terrore razzista globale

L’INCHIESTA. «Le prime gocce della tempesta» di Leonardo Bianchi, in libreria da domani per Solferino. Da Breivik a Casseri, il percorso di «lupi solitari» che si fanno interpreti del senso comune del rancore

Guido Caldiron  08/02/2024

In un’epoca che si vorrebbe segnata dalla fine delle ideologie, ve n’è una che conferma drammaticamente ogni giorno la sua crescente «presa» a livello internazionale. Certo, deve la sua diffusione soprattutto a interventi online, a testi che circolano sui social, a qualche titolo di narrativa distopica trasformato in «manifesto politico», alle parole pronunciate dai protagonisti di terribili fatti di sangue e, sempre più spesso e incredibilmente, anche da rappresenti politici o istituzionali di questo o quel Paese.

IL TRAGICO ITINERARIO che traccia l’inchiesta che Leonardo Bianchi ha raccolto in Le prime gocce della tempesta, in uscita domani per Solferino (pp. 280, euro 18), descrive i contorni di un fenomeno terribile, quello del terrorismo suprematista bianco e dei suoi protagonisti, finendo però per illuminare un orizzonte se possibile ancora più inquietante e vasto: il nuovo vocabolario dell’odio che alimenta non solo la violenza, compresa quella più efferata, ma anche una deriva sociale, talvolta di massa, in gran parte dell’Occidente.

La minuziosa ricostruzione di stragi e attentati, di vicende eclatanti e sanguinose, non cela infatti come le idee che hanno nutrito le menti di quanti le hanno perpetrate stiano conoscendo una sorta di rapida banalizzazione. Fino a far pensare che quelli che i media etichettano spesso frettolosamente come «lupi solitari», siano in realtà una traduzione, certo degna di un film dell’orrore, di qualcosa che assomiglia ogni giorno di più ad un sinistro «senso comune».

La dettagliata analisi di Bianchi inizia e finisce con la strage compiuta il 22 luglio del 2011 per le strade di Oslo e sull’isola di Utøya da Anders Behring Breivik che causò settantasette vittime e centinaia di feriti.

Lo stesso titolo del libro fa riferimento ad un brano della lettera che il neonazista norvegese intendeva indirizzare dalla sua cella a Beate Zschäpe, condannata per gli omicidi razzisti compiuti in Germania tra il 1997 e il 2011 dal gruppo Clandestinità nazionalsocialista. «Siamo le prime gocce della tempesta purificatrice che sta per abbattersi sull’Europa», scrive Breivik. Una tempesta che in realtà, come illustra Bianchi, si è però scatenata da tempo e non accenna a fermarsi. Il filo dell’indagine si tende così a collegare tra loro fatti lontani, dagli Stati Uniti degli anni Ottanta, passando per l’Europa del decennio successivo, fino alla Nuova Zelanda, per fare ritorno in America, questa volta nell’«era di Trump».

L’evoluzione del fenomeno racconta del passaggio dai gruppi organizzati alla «leaderless resistance», il terrorismo senza leader che prevede come siano proprio «i presupposti ideologici» a spingere all’azione quanti si riconoscono in un orizzonte dominato dalle tesi sulla guerra tra le razze, il «genocidio dei bianchi», la «sostituzione etnica».

NON A CASO, questo percorso nel terrore ha fatto tappa anche in Italia: per il tentativo stragista messo in atto il 3 febbraio 2018 a Macerata da Luca Traini che sparò a sei migranti e a quella compiuta a Firenze il 13 dicembre 2011 da Gianluca Casseri che uccise due immigrati senegalesi e ne ferì gravemente un terzo. In entrambi questi casi i responsabili erano legati o vicini ai gruppi della destra radicale o del nazional-sovranismo istituzionale. In altri, la socializzazione all’odio passa per la rete, i social, gruppi di «discussione» dove la violenza verbale rappresenta solo un annuncio di quanto può seguire nella realtà.

ANCHE SE È DIFFICILE dimenticare in questo contesto ciò che Leonardo Bianchi sottolinea quanto al caso italiano – commentando in particolare le frasi del ministro Francesco Lollobrigida sulla «sostituzione etnica»: «Per l’ennesima volta, un esponente di un partito istituzionale ha pronunciato parole praticamente indistinguibili da quelle contenute nei manifesti degli attentatori di estrema destra». Più che alle prime gocce d’odio, siamo già esposti ad una tempesta perfetta.

Dite dell’uguaglianza e della diversità

I BAMBINI CI PARLANO. La rubrica settimanale a cura di Giuseppe Caliceti

Giuseppe Caliceti  08/02/2024

Mi ripetete con parole vostre quello che abbiamo detto parlando di uguaglianza e diversità?

«L’uguaglianza, l’essere uguali, vuol dire che uno è uguale a un altro, anche se magari ha qualche diversità». «Le diversità sono le cose diverse che abbiamo rispetti agli altri. Per esempio, possiamo essere tutti con due gambe, ma qualcuno ha le gambe più lunghe e qualcuno le gambe più corte». «O anche il naso. O la bocca. O le braccia. Le abbiamo tutte uguali, ma sono un poco diverse». «Non c’è una persona che ha tutto uguale agli altri. Anche i gemelli so assomigliano molto ma non sono proprio uguali, hanno ugualmente dei piccoli particolari per distinguerli li uni dagli altri». «Siamo tutti diversi nei talenti che abbiamo. I talenti sono le nostre abilità. Le abilità sono le cose che sappiamo fare meglio. Per esempio saltare, scrivere, vestirsi. O ridere, far rimbalzare la palla, raccontare barzellette, fare dei sogni avventurosi, leggere». «Possiamo essere uguali come carattere, ma diversi come capelli, come volto, cole occhi o naso. Oppure avere dei caratteri differenti. Un po’ simili ma anche differenti. Non esistono due caratteri perfettamente uguali».

«Noi siamo tutti uguali nella intelligenze e nella corsa. Solo che ci sono alcuni bambini che sanno usare l’intelligenza meglio di altri, sanno fare le operazioni a mente più in fretta, e alcuni invece che fanno le operazioni a mente più lentamente ma magari le operazioni in colonna le fanno veloci più degli altri». «Per noi gli animali, per esempio, sono tutti un’uguaglianza ma anche tutta una diversità. Come gli uomini e i bambini, le ragazze e le donne. Perché tutti abbiamo delle cose simili agli altri ma nessuno è completamente uguale a un altro. Anche i caratteri sono molto diversi». «Per me siamo diversi perché poi la vita di ognuno di noi è diversa, anche gli amici, anche le cose che fa, anche i suoi genitori». «Poi si fanno anche degli errori diversi uno dall’altro, non tutti uguali. Allora questo vuol dire che siamo diversi. Io non ho mai visto due o tre che fanno tutti gli errori uguali». «Ci sono dei bambini più alti degli altri, ma da grandi possono diventare alti uguali. Oppure, i più bassi da bambini, possono anche diventare più grandi di quelli che prima erano più alti di loro». «Un’altra differenza può essere che tutti mangiamo, e questa è l’uguaglianza che è uguale per tutti, ma poi ognuno mangia delle cose e delle quantità diverse di cose, e questa è la differenza che da delle differenze tra tutti». «Dipende anche da chi sono i tuoi genitori, perché tutti hanno dei genitori diversi e perciò è naturale che abbiamo tutti delle diversità». «Delle diversità e delle uguaglianze». «Ma anche i fratelli e le sorelle, che hanno gli stessi genitori, non sono tutti uguali perché certi hanno dei cromosomi diversi dagli altri, delle cellule più grandi o più piccole, poi non nascono tutti nelle stesso momento». «E’ vero, neppure i gemelli. Alcuni hanno gli occhi di un colore e altri degli altri. O altre cose che non sono gli occhi. Se li guardi attentamente, trovi sempre delle differenze, solo che devi guardarli più attentamente, più lentamente».

«Una uguaglianza può essere che nella nostra classe, per esempio, abbiamo gli stessi anni. Però siamo nati tutti in giorni diversi. Cioè, nello stesso anno ma in giorni diversi. Magari anche nello stesso giorno, ma in mesi diversi. O nello stesso giorno ma in giorni diversi». «Per esempio noi e gli animali siamo tutti diversi ma siamo tutti uguali, tutti esseri viventi e stiamo vivendo tutti adesso, cioè nello stesso momento. Anche le piante sono esseri viventi. Anche le piante attorno a noi stanno vivendo tutti nello stesso momento in cui viviamo noi». «Una cosa diversa è che ognuno di noi può avere momenti in cui è più felice e momenti in cui è più arrabbiato. Ma questo non vuol dire che siamo diversi, perché la rabbia passa un po’ a una persona e un po’ all’altra. E anche la felicità e gli altri sentimenti passano un po’ all’una e un po’ a un’altra persona. ma tutti abbiamo dei sentimenti e delle felicità, delle gioie e delle speranze, degli amici e delle persone antipatiche. Dipende solo dai giorni». «Dipende anche dal carattere perché siamo in tanti diversi come corpo ma con caratteri simili».

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