LA SCUOLA DI VALDITARA: AAA MANODOPERA CERCASI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
10606
post-template-default,single,single-post,postid-10606,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

LA SCUOLA DI VALDITARA: AAA MANODOPERA CERCASI da IL MANIFESTO

La lettera di Valditara. AAA manodopera cercasi

SCUOLA. Più insegnanti e meno alunni per classe. Investimenti soprattutto nelle aree più deboli del Paese. Portare a 18 anni l’obbligo scolastico e garantire il diritto alla scuola fin dalla prima infanzia. Questi alcuni dei punti della proposta di legge che sarà presentata da Sinistra Italiana

Giuseppe Buondonno*  28/12/2022

La recente lettera di Valditara alle famiglie degli studenti sembra voler ridurre la scuola ad una società interinale; una promo dell’istruzione piegata alle – più volte ricordate nella Misura 4 del PNRR – “esigenze del mercato”. Nella sostanza, però, ha il merito (quando ci vuole, ci vuole!) di essere chiara: se non siete ricchi, lasciate perdere l’università per i vostri figli; non è roba per voi.

La missiva, tra l’altro, omette dei dati di realtà, o ne sottintende una lettura distorta e strumentale (oppure «orientativa» come si dice adesso): per esempio, che l’Italia è un fanalino di coda per numero di laureati; che i laureati, però, hanno possibilità consistentemente più elevate, rispetto ai diplomati, di trovare lavoro (e sicuramente prospettive più soddisfacenti); che gli studi universitari sono diventati costosissimi; che buona parte degli abbandoni universitari sono determinati, appunto, dai costi insostenibili e non (o non necessariamente) da limiti di formazione; che una quota consistente e crescente dei ragazzi che frequentano i licei è tornata ad essere di figli di chi li aveva frequentati (cioè di famiglie benestanti, o, ancora non povere); infine che la gran parte dei lavori – che “Sua Maestà il Mercato” offre – sono occupazioni precarie e sottopagate, ma d’altra parte, quale società interinale criticherebbe mai la precarietà? Tutti elementi che segnalano tanti dati concreti, ma, com’è facile constatare, niente hanno a che fare con l’ostentato merito, buono per la carta intestata, molto meno per l’analisi della vita reale. Su molte di queste onde, in verità, la destra si limita ad un comodo surf, perché le correnti che le hanno generate sono state quelle del cedimento e della subalternità di altri governi. Però parla chiaro: la scuola, per i vostri figli, serve ad andare a lavorare prima possibile; la formazione umana e civile è roba per chi se lo può permettere.

Ora proviamo a unire i puntini (così esercitiamo un po’ le celebri competenze tanto necessarie all’impresa). Primo: sempre più frequentemente (a cominciare dalla Conferenza delle Regioni e dall’ex Ministro Bianchi) si parla di orientamento al lavoro fin dalla secondaria di I grado, o addirittura dalle elementari; secondo: in Commissione Cultura e Istruzione, Valditara ha insistito molto sulla sua idea di una «filiera tecnico -professionale». La prima idea colloca chi la propone direttamente in un romanzo di Dickens; sulla seconda, invece, si potrebbe pensare: «Se ne può discutere!».

Ma lo può pensare solo chi, appunto, volutamente o meno, non colleghi i puntini; perché non si può non cogliere, nel quadro evidente della realtà, che si cerca di spostare sempre più in basso nell’età la scelta del futuro; cioè di schiacciare – con tanto di letterina omissiva e suadente – i figli e le figlie delle famiglie meno abbienti alla loro condizione economica di partenza. Altro che ascensore sociale; questo è, al massimo, un tapis roulant che riproduce e certifica la cancellazione dei diritti acquisiti in decenni di lotte e pensiero critico.

Invece di cercare di comprendere cosa stiano vivendo le giovanissime generazioni, il Ministro propone – condita da un illuminante pranzo con Vespa – l’umiliazione repressiva; invece di aprire una riflessione sulla didattica e i mutamenti cognitivi nell’era digitale e virtuale, partorisce il divieto dei cellulari in classe.

Non sono «complementi d’arredo», sono, semmai, aspetti complementari; un autoritarismo paternalistico per irregimentare e inquadrare chi deve pensare solo a quanto produrrà; bisogni e diritti sono rumori di fondo che devono essere compressi e ignorati. Tutto il contrario della scuola della Costituzione; tutto il contrario di quello che serve alla scuola per ottemperare al secondo comma dell’articolo 3, per «rimuovere gli ostacoli”» al «pieno sviluppo della persona umana».

Per questo presenteremo, a gennaio, una prima proposta di legge. Servono più insegnanti, più stabili e meglio retribuiti; servono meno alunni per classe, con più tempo a scuola e meno solitudine coi propri problemi; serve investire di più nel sapere e nel suo potere critico e liberatorio, e ancora di più nelle aree più deboli del Paese, dove si concentra l’abbandono scolastico e le povertà educative generali si sommano a quelle sociali e culturali; serve portare a 18 anni l’obbligo scolastico e garantire il diritto alla scuola fin dalla prima infanzia; serve garantire, cioè il diritto al sapere, che si fonda sull’esistenza in vita e non si deve meritare. Serve mettere in campo una controffensiva culturale e politica; perché la destra (e chiunque si pieghi alla sua visione selettiva e mercantile del sapere), dietro l’ideologia modernista fa avanzare un modello di società neo-feudale. Contrastarla non è solo un problema della scuola, è un compito della democrazia.

Responsabile Scuola e Università di Sinistra Italiana

Sinopoli (Flc Cgil): «Valditara, l’ideologo della scuola classista e autoritaria»

INTERVISTA. Il ministro dell’Istruzione e “del merito” Giuseppe Valditara ha sostenuto che “Lo sciopero non funziona più” ed è finita “l’egemonia della Cgil”. Il segretario della Flc Cgil Francesco Sinopoli: “Le sue provocazioni nascondono il fallimento della capacità di rappresentare l’istruzione Sulla scuola la legge di Bilancio è deludente e regressiva”

Roberto Ciccarelli  28/12/2022

Francesco Sinopoli, segretario della Flc–Cgil, il ministro dell’«istruzione e del merito» Giuseppe Valditara, in un’intervista a Il Foglio, ha sostenuto che «l’egemonia della Cgil sulla scuola è finita». Cosa risponde?
È l’ossessione vittimistica delle destre che, per legittimarsi, parlano di un’ «egemonia» della «sinistra». Non è la prima volta che un ministro attacca la Cgil per dividere i sindacati e delegittimare la rappresentanza sindacale nella scuola. Le provocazioni quotidiane di Valditara inviano messaggi all’opinione pubblica e a una parte della categoria che soffre di una crisi di identità profonda. Così nasce la sua pedagogia dell’umiliazione o l’idea della «scuola di cittadinanza» contrapposta al reddito di cittadinanza. È un’idea conservatrice e pre-costituzionale di una scuola che sorveglia e punisce.

Dove vuole arrivare questo ministro?
Vuole tornare a un ipotetico passato pre-sessantottino dove tutto funzionava. Ovviamente non è vero. La sua è un’illusione retrospettiva che si combina con la modernizzazione reazionaria ispirata alla «meritocrazia», un concetto così caro al governo da avere cambiato il nome al ministero dell’Istruzione che già aveva perso il concetto di «pubblica». Vogliono smantellare la scuola democratica della Costituzione per una più classista che sancisce un sostanziale e pericoloso ritorno al passato gentiliano e autoritario.

Continuano a dichiarare morto il Sessantotto. Perché è così vivo questo fantasma?
Perché vogliono prevenire la rinascita di movimenti anti-autoritari nella scuola e nella società. Fa parte di quella che i teorici dell’estrema destra chiamano «guerra culturale». Un concetto che confondono con l’«egemonia» di Antonio Gramsci, ma senza lotta di classe. Impongono dall’alto comandi, norme e principi morali. Simulano una parvenza di liberalismo e praticano il revisionismo storico come ha detto Enzo Traverso a Il Manifesto a proposito della circolare sul comunismo. Valditara confonde la storia con le sue opinioni. La grande stagione della partecipazione dei lavoratori, degli studenti e dei docenti a partire dagli anni Sessanta e Settanta è stata la manifestazione di un’autonomia di cui ha beneficiato anche il sindacato nella scuola. Non era l’egemonia «della Cgil», ma di una società conflittuale e democratica.

Valditara ha sostenuto anche che lo «sciopero nella scuola non tira più» e riporta le percentuali modeste di adesione alle vostre ultime proteste. Sono dati difficili da smentire…
Siamo i primi a riconoscere che negli ultimi anni la partecipazione si è ridotta. Più che gioirne, il ministro dovrebbe preoccuparsene. Questa è una spia della più ampia crisi della democrazia. Lo sciopero non è archiviato, per esempio ha cambiato la «riforma» di Renzi. Organizzarne uno è fare pedagogia democratica. Ma serve tornare a credere che le cose possano cambiare attraverso il conflitto.

Perché la scuola oggi è sfiduciata?
È uno degli effetti di una politica che l’ha massacrata imponendo, da quasi 25 anni, una deriva aziendalista alla quale hanno partecipato sia le destre che le sinistre neo-liberali. Noi ci siamo opposti alle contro-riforme che l’hanno trasformata in un attore funzionale al mercato e umiliato i docenti e il personale amministrativo con i tagli e i bassi salari.

Valditara dice invece di averli aumentati…
Più che altro ha usato fondi per un contratto scaduto da anni. Sono stati stanziati dai precedenti governi. Quello di Draghi non è stato nemmeno in grado di investirli. La scenata di ieri serve a nascondere il fallimento della sua capacità di rappresentare e governare al meglio l’istruzione in occasione della sua prima prova importante, la legge di Bilancio. Sulla scuola presenta un provvedimento senza investimenti, deludente e regressivo. Per il rinnovo del contratto non c’è un euro, mentre l’inflazione è al 12%. Cosa vuole fare il ministro?

Avete perso iscritti come sostiene Valditara?
L’inesperienza, e una certa difficoltà a comprendere i dati, fanno dire al ministro cose che non rispondono alla realtà. Dal 2001 ad oggi si è dimezzato lo storico distacco con la Cisl scuola da circa 50 mila a 23 mila iscritti di oggi. Alle elezioni delle Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) abbiamo invece avuto 4.535 voti in più. Noi siamo a 262.872, la Cisl a 234.155. Dunque: sono più di 28.717 voti in totale.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.