LA SCAPPATOIA: LA LIBBRA DI CARNE SENZA SANGUE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LA SCAPPATOIA: LA LIBBRA DI CARNE SENZA SANGUE da IL MANIFESTO

Eutanasia, referendum inammissibile. La Corte trova il pelo nell’uovo

Vite sospese. La Consulta boccia il quesito sottoscritto da 1,2 milioni di persone sposando le tesi dei cattolici pro-life che chiedono ora altre restrizioni. Bazoli assicura: «Il giudizio non inciderà sull’iter della legge sul suicidio assistito»

Eleonora Martini  16.02.2022

«Inammissibile». Era il responso più atteso, quello sull’eutanasia legale. E ieri sera, poco prima delle 19,30, dopo una giornata di voci e smentite sul timing, e dopo poco più di due ore di camera di consiglio, la Corte costituzionale ha deciso a maggioranza che il quesito referendario promosso dall’Associazione Luca Coscioni e supportato da un milione e 240 mila persone con le loro firme, è «inammissibile, perché, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili».

LA MAGGIOR PARTE dei quindici giudici della Consulta (cinque o sei sarebbero stati favorevoli all’ammissibilità) hanno dunque sposato le tesi delle associazioni Pro vita & famiglia, Movimento per la vita, Scienza & vita (che ha seguito la questione per la Cei), dell’Unione giuristi cattolici italiani, e del comitato «No all’eutanasia legale» (che si è formato prima di quello per il «Sì») e altri comitati appena costituitisi che si sono presentati in udienza contro l’approvazione del referendum. «La Corte costituzionale ha respinto con forza il “populismo bioetico” dei Radicali – è il commento di Pro Vita & Famiglia – che hanno tentato di portare l’eutanasia in Italia con un referendum sull’omicidio del consenziente che avrebbe permesso a chiunque di uccidere amici e parenti al loro minimo gesto di consenso. Siamo grati alla Corte per il coraggio con cui non si è fatta intimidire da pressioni politiche e mediatiche di ogni genere».

EPPURE, il quesito proponeva l’abrogazione parziale dell’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente) lasciando però inalterate «le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso: contro una persona minore degli anni diciotto; contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti; contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno».

INOLTRE, come spiega al manifesto il costituzionalista Andrea Pugiotto, «il quesito conferma la punizione a titolo di omicidio volontario di chi provoca la morte altrui in assenza di un consenso validamente espresso. E la giurisprudenza sull’art. 579 c.p., sul suo accertamento, è rigidissima. Dunque, per esprimerlo validamente sarebbe stato necessario veicolarlo nelle forme della legge sul consenso informato, la 219/2017, che la stessa Consulta richiama nella sua sentenza del 2019 sul caso Cappato». Infine, sottolinea il professor Pugiotto, ordinario dell’Università di Ferrara, «più che un giudizio sull’ammissibilità del quesito, la Corte sembra (ma per esserne sicuri dobbiamo aspettare il deposito della sentenza) che abbia anticipato il giudizio di costituzionalità sulla normativa di risulta».

IL QUESITO sull’eutanasia legale – decisamente il più popolare degli otto ai quali ieri la Corte costituzionale ha dedicato l’udienza dell’intera giornata – veniva considerato la locomotiva che avrebbe trainato verso il quorum anche tutti gli altri sette referendum (cannabis e i sei sulla giustizia) sui quali deciderà oggi la Corte, sempre che riescano, nel caso, ad arrivare alle urne in primavera. Bocciarlo dovrebbe essere una cattiva notizia per tutti, anche per i leghisti. E in effetti Matteo Salvini si dice «dispiaciuto».

«È UNA BRUTTA notizia», commentano il tesoriere e la segretaria dell’Associazione Coscioni, Marco Perduca e l’avvocata Filomena Gallo che ha discusso le tesi a sostegno del quesito davanti ai giudici della Corte, insieme al collega Massimo Clara. «È una brutta notizia per chi soffre e vorrebbe poter mettere fine alle proprie sofferenze» senza dove recarsi in Svizzera, e «per la democrazia del nostro Paese».

GIOISCE invece Giorgia Meloni e con lei i cattolici pro-life che ora chiedono al parlamento di restringere ancora di più il campo dell’autodeterminazione nella legge sul suicidio assistito che dovrebbe tornare in aula alla Camera domani. Enrico Letta chiede invece di accelerare con l’iter e di portare il testo della legge sui binari già delineati dalla stessa Consulta nel 2019. Giuseppe Conte avverte: «Quelle firme non possono essere gettate al vento». E il capogruppo dem in commissione Giustizia Alfredo Bazoli, uno dei due relatori della pdl, assicura che la bocciatura del referendum «non inciderà sull’iter di approvazione della legge sul suicidio assistito». Sull’iter, non parla di contenuti.

Decisione di merito, non di ammissibilità. Sconfitta per tutti

 

Marco Perduca  16.02.2022

La decisione della Consulta sul referendum per la cancellazione di una parte dell’articolo 590 del codice penale è una sconfitta per la democrazia che priva l’elettorato dì una prova fondamentale per poter decidere nelle fasi finali della propria vita. È particolarmente grave che si pensi alla tutela della vita quando siamo di fronte a scelte informate di chi, in virtù di condizioni di grave e incurabili patologie o dolore insopportabile e incurabile, abbia anticipato delle precise disposizioni di trattamento.

Il cammino verso la legalizzazione dell’eutanasia non si ferma con questa decisione della Consulta. La cancellazione dello strumento referendario da parte della Corte costituzionale sul fine vita renderà il cammino più lungo e tortuoso e per molte persone sarà un carico aggiuntivo di sofferenza e violenza in mancanza di una legge che non le tutela. Ma la strada è comunque segnata. Come ricordato da Filomena Gallo ieri sera, l’Associazione Luca Coscioni non lascerà nulla di intentato. Dalle disobbedienze civili ai ricorsi giudiziari nazionali e internazionali per mantenere fede al motto che guida da sempre l’associazione: «dal cuore della politica».

Occorrerà rivolgersi anche alle forze politiche e parlamentari che in tutti questi anni, malgrado le pronunce della stessa Consulta, sono stati sistematicamente assenti o impotenti. Prenderemo in considerazione la possibilità di candidarci direttamente a governare per realizzare le soluzioni che si affermano ormai in gran parte del mondo democratico.

Marco Cappato ha lanciato quello che è un primo appuntamento internazionale per l’11 e 12 marzo a Varsavia, per il Congresso del Movimento paneuropeo Eumans convocato insieme all’associazione Coscioni per aprire un fronte europeo di iniziative per la libertà di scelta nel fine vita e per l’abrogazione delle norme proibizioniste a livello europeo.

Seppur nella delusione della decisione della Corte costituzionale, occorre essere grati a chi ha dato forza finora alla campagna “Eutanasia legale”, a partire dalle 1.240.000 persone che hanno sottoscritto i referendum e i tanti che poi hanno sostenuto la campagna partecipando personalmente. La lotta per essere “liberi fino alla fine”, iniziata con Piergiorgio Welby 16 anni fa e le altre persone malate che si sono messe a disposizione dì una riforma necessaria della possibilità dì conquistare una morte opportuna prosegue.

La grande partecipazione popolare dell’estate scorsa si è scontrata con una decisione della Consulta che non ha tenuto in conto dei motivi per cui un referendum non è ammissibile ma si è allineata con le critiche di merito dei contrari che dentro e fuori i palazzi della politica ritengono chiunque incapace dì intendere e decidere per sé nel momento più delicato della propria esistenza: la fine.

I tempi sono maturi per cancellare queste decisioni paternalistiche, occorre solo insistere per conquistare segmento per segmento un percorso chiaro di libertà di scelte.

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